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Possono essere le banche ad insegnarci la finanza?

Lasciar giocare questa partita alle banche sarebbe come affidare a un pasticciere un corso su come mangiare sano.


Articolo a cura di Vincenzo Imperatore per i blog del "Fatto Quotidiano"

Vi porgo una domanda da risposta semplice: una nonnina totalmente estranea al mondo della tecnologia potrebbe capire il perfetto software IOS che c’è dietro il funzionamento di un iPhone? Assolutamente no! Converrete con me. Quella stessa vecchietta, invece, con qualche consiglio semplice, ripetuto a velocità moderata, in pochi giorni sicuramente avrebbe la consapevolezza per comporre il numero del nipote e chiamarlo addirittura, in totale autonomia.

Lo scarto è rilevante, la nonnina è sicuramente in ritardo circa l’ingegneria informatica, non può avvicinarsi a questa da un giorno all’altro ma non è stupida, al pratico attraverso il semplice può arrivarci, basta darle consapevolezza.

Perché questo preambolo? Sostituite la nostra protagonista con milioni di protagonisti, gli italiani, e l’educazione informatica con quella finanziaria. Ecco, gli italiani sono in ritardo in tema di educazione finanziaria e spiegargli nel dettaglio i meccanismi dell’economia li indurrà a rispondervi “Siamo molto indietro ed è quindi inutile tentare di leggere qualsiasi manuale. Tanto non serve a nulla”, pare ascoltarla la voce dei cittadini.

A me non sembra assurdo. Mi meraviglia, invece, chi oggi vorrebbe impartire un’educazione finanziaria senza tener conto dello scarto che c’è dal semplice al complesso, forse sottovalutandolo, forse ignorandolo per convenienza.

In cima alla lista di chi vorrebbe “insegnarci” la finanza ci sono proprio le banche, le quali non si curano affatto del loro linguaggio incomprensibile, che, senza girarci intorno, non fa altro che aumentare la confusione delle persone, le quali disinteressate finiscono quasi sempre per affidarsi a consulenti bancari “di fiducia”, oppure a privati senza scrupoli, spesso in conflitto d’interessi. Eppure questa “operazione simpatia” (perché solo di operazione simpatia si può parlare) verso i clienti da parte degli istituti di credito non stupisce affatto, tengono molto alla propria reputazione. Pensano, a torto, che crei consenso dire che sono impegnati sul fronte della educazione finanziaria

Quest’azione, comunque, è da evitare. Lasciar giocare questa partita alle banche sarebbe come affidare a un pasticciere un corso su come mangiare sano. Nel mio ultimo libro Soldi Gratis, edizione Sperling & Kupfer, mi chiedo: è possibile fare educazione finanziaria in questo Paese? No, non lo è. Se non si è semplici non lo si può fare. “Allora di cosa stiamo parlando?”, potreste chiedermi. Un attimo e ci arriveremo. In Italia il livello di cultura finanziaria dei cittadini è tra i più bassi delle economie avanzate e le rare iniziative educative in questo senso sono lacunose, di parte e poco frequentate.
La finanza è sempre presentata come materia per pochi eletti. Si parla delle logiche che muovono i mercati della speculazione, di investimenti, spread, btp, bund. Che senso ha? Che senso ha rivolgersi ai cittadini in questo modo? Non c’è più tempo, siamo in ritardo, come quella nonnina, per acquisire le competenze necessarie a capire concetti complessi, Dobbiamo arrivare e fermarci alla consapevolezza, limitarci alla consapevolezza, quella finanziaria, alla quale bisognerebbe davvero mirare. Tutto molto semplice.

Consci dei disastri, dell’arretratezza, della mancanza di fondamenta, partiamo dalle basi: la costruzione di un percorso mentale che viene prima della conoscenza manualistica, prima della educazione finanziaria. Un processo di consapevolezza al fine di dotare i cittadini di maggiore potere negoziale. Potere da fornire loro dopo un ascolto attento. Cosa vogliono sapere? Non finanza tecnica, astratta, poco accessibile, sanno di non averne i mezzi. Vogliono sapere come salvare i propri risparmi, quale banca scegliere, come si legge un estratto conto, la correttezza delle spese addebitate sul conto, quale mutuo accendere. Aiutarli ad autodifendersi per salvare i loro soldi, il loro futuro, fornirli un vademecum per sollecitare l’intelligenza finanziaria, semplicemente stimolarli ad affrontare e risolvere con successo situazioni e problemi finanziari nuovi. Complicare è facile, semplificare è difficile ma solo attraverso la semplicità possiamo educare davvero.

Cari educatori, educatevi a non diseducare.

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