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Home » News » La Coop sei tu. Ma i soldi non ci sono più
07/09/2021

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La Coop sei tu. Ma i soldi non ci sono più

Undici miliardi di risparmi a rischio. Denaro gestito come una banca senza esserlo. È questo il risultato della bolla dei prestiti sociali. Ma chi doveva controllare lo ha fatto?

Articolo di Vincenzo Imperatore su Lettera43

Urgente sarebbe in questo Paese una riflessione sul ruolo dei mezzi di comunicazione che non sempre informano tempestivamente. E questo, nell’era dell’informazione istantanea, fa storcere la bocca. Talvolta verrebbe da pensare che si tratti del diffuso male di un «certo giornalismo di inchiesta all’italiana» per il quale i più grandi scandali sono stati spesso taciuti o accantonati salvo poi recuperarli solo quando era troppo tardi. In tal modo questi media sono corresponsabili tanto quanto chi istituzionalmente quei controlli avrebbe dovuto farli.

IL NODO DEI PRESTITI SOCIALI COOP. È questo il caso di quanto accaduto per i prestiti sociali alla Coop. I più non sanno neanche che esistono. Si tratta di prestiti da parte dei risparmiatori alla più grande cooperativa dei consumatori (circa 8 milioni di soci) che, secondo quanto riportato dal sito istituizionale, «consentono alla Unicoop di effettuare investimenti per sviluppare la rete di vendita con zero vincoli, zero spese di apertura e chiusura conto». Tutto bello. Fin quando dura. Sono del mese scorso infatti le notizie che riportano lo scoppio della bolla dei prestiti: 11 miliardi di risparmi a rischio. Undici miliardi. E scommettiamo che voi non ne avete sentito parlare.

LA COOP CHE SI COMPORTAVA COME UNA BANCA. In pratica cos’è accaduto? La Coop ha iniziato a impiegare quei risparmi come se fosse una banca, con i rischi di insolvenza di una banca. Piccola differenza: non essendo una banca, la Coop sfuggiva alle regole della Banca d’Italia stessa, divenendo un’anguilla imprendibile anche per chi avrebbe dovuto effettuare i controlli. Avrebbe, appunto. Perché, se è pur vero che l’area d’azione di questo particolare caso è un po’ una terra di nessuno, è anche vero che c’è recidività sull’efficienza di tali controlli che stranamente risultano usciti immacolati. Ancora una volta Bankitalia non ha visto o, peggio ancora, si è svegliata proprio quando la bolla era già scoppiata e ha fatto sapere che, udite udite, di 930 milioni di risparmi delle Coop non sarebbe al sicuro neanche un centesimo. Tu guarda che coincidenze con i tanti casi di banche in default.
Giustamente chi poteva immaginarlo con 11 miliardi di raccolta credito su un fatturato complessivo di 12 miliardi di euro? In una situazione del genere una banca sarebbe già in tribunale (forse). E i controllori (forse) a casa per inefficienza. Ma noi siamo certi che in Banca d’Italia ci siano le giuste competenze? E siamo certi che in Banca d’Italia siano consapevoli dei danni procurati all’economia dai controlli inefficienti? L’economia segue un percorso a domino. Abbatti una cassa di risparmio, anche la più insignificante, e l’economia connessa va in crisi. In un momento di crisi economica dove dovrebbe prevalere l’olio di gomito, eventi come questi sono una zappa sui piedi. A farne le spese ovviamente saranno i provvidi investitori. Precari, pensionati, gente umile della media fascia.

ALLARMISMO INGIUSTIFICATO? Franco Montali, della Coop Di Vittorio di Fidenza, sta cercando di organizzare il comitato nazionale dei risparmiatori beffati, ma è lecito supporre che, data la lentezza della giustizia italiana, unita a una volontà insabbiatrice che sa tanto di compartecipazione, quei soldi faranno la stessa fine dei fondi destinati al salvataggio delle banche in default. La Coop ha anche risposto: «Coop interviene sulle ultime denigratorie affermazioni relative all’istituto del prestito sociale e generate da uscite mediatiche scorrette e provocatorie, capaci di generare confusione e effetti di allarme del tutto ingiustificato». Certo, “allarmismo ingiustificato” è scrivere che a Milano Bollate 700 soci-risparmiatori rischiano di perdere 16 milioni di euro, così come sono 800 a Varese a rischiare circa 7 milioni di euro. A Reggio Emilia sono in 2.250 e hanno già perso 33 milioni di euro. E il peggio, a meno di miracoli, deve ancora venire.

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