+39 081 19806273 info@imperatoreconsulting.eu
Imperatore Consulting
  • Home
  • Imperatore consulting
    • Chi siamo
    • Vincenzo Imperatore
  • Servizi professionali
    • Consulenza direzionale
    • Consulenza finanziaria
    • Consulenza legale
  • Imperatore Academy
  • Aziende e storie
  • News
  • Contatti
Imperatore Consulting
  • Home
  • Imperatore consulting
    • Chi siamo
    • Vincenzo Imperatore
  • Servizi professionali
    • Consulenza direzionale
    • Consulenza finanziaria
    • Consulenza legale
  • Imperatore Academy
  • Aziende e storie
  • News
  • Contatti

News

Home » News » Il libero mercato ci ha fregati. Anche l’America ora lo ammette
Bancari che valutano di diventare consulenti finanziari
04/07/2025

By: Stage Comunicazione

Il libero mercato ci ha fregati. Anche l’America ora lo ammette

7 Aprile

A volte anche i manuali di economia vengono smentiti. E quando accade, a farlo non è un professore, ma la realtà.

Per anni ci hanno insegnato che il libero mercato fosse la soluzione a ogni problema. Che se lasciamo fare alle imprese, ai capitali e alle merci, tutto andrà per il meglio. La globalizzazione era vista come un treno veloce che portava sviluppo, benessere, occupazione. Ma già da qualche anno quel treno si è fermato in una stazione sbagliata. E il Paese che più ha creduto in questa visione, gli Stati Uniti, è il primo a cambiare direzione.
Trump ha rilanciato la guerra dei dazi, e Biden – nonostante il cambio di tono – non ha davvero invertito la rotta. L’America oggi vuole proteggere il proprio mercato. Ma perché? Cerchiamo di semplificare i concetti
Immagina una famiglia che compra tutto all’estero, anche il pane. E per pagarlo, ogni mese fa un prestito.
Questa famiglia vive in una bella casa, ha una buona reputazione, le banche le prestano volentieri soldi. Ma prima o poi, i debiti si sommano e diventano insostenibili. È quello che è successo – su scala gigantesca – agli Stati Uniti.
Per decenni gli USA hanno comprato più di quanto vendessero. Importavano auto, elettronica, vestiti, materie prime, e in cambio davano dollari. Il resto del mondo, con quei dollari, comprava titoli del debito americano. Così il ciclo andava avanti. Ma questo sistema ha portato a una conseguenza grave: le aziende americane hanno chiuso, il lavoro si è spostato all’estero, e milioni di persone sono rimaste indietro.
Le grandi metropoli sono cresciute. Ma le zone rurali, le piccole città industriali, i lavoratori manuali? Per loro la globalizzazione è stata un incubo. Fabbriche dismesse, stipendi da fame, disoccupazione, overdose di rabbia e rassegnazione.
Così sono arrivati i dazi: non per punire gli altri, ma per sopravvivere.
Un dazio è come una tassa su un prodotto che arriva dall’estero. Serve per rendere quel prodotto meno conveniente e spingere i consumatori a comprare “made in USA”. È una mossa drastica, ma ha un obiettivo chiaro: difendere il lavoro americano.
Chi pensa che sia solo propaganda elettorale, sbaglia. È una reazione a un problema reale. E lo dico con chiarezza: Trump non lo avrei mai votato. Non condivido né il suo stile né molte sue posizioni. Ma questo non può impedirmi di riconoscere quando una scelta politica nasce da un’esigenza concreta e strutturale. Perché non si può continuare ad avere un sistema dove pochi vincono e tanti perdono. E quel sistema – diciamolo – è nato proprio negli Stati Uniti, con l’idea che il mercato si regola da solo. Oggi anche loro si stanno ricredendo.
Ma non finisce qui. C’è un’idea ancora più estrema che sta facendo il giro della Casa Bianca: mettere tasse anche sui soldi, non solo sulle merci.
Sembra assurdo, ma ha una logica. I consiglieri economici più radicali sostengono che non basta fermare i prodotti stranieri. Bisogna anche bloccare i capitali che arrivano da fuori e comprano titoli americani o azioni a Wall Street. Perché questi capitali fanno salire il valore del dollaro, rendendo le esportazioni americane più difficili. È come se l’America fosse costretta a giocare una partita truccata, con il pallone che pesa solo dalla loro parte.
L’idea è quindi quella di mettere una sorta di “tassa di ingresso” per chi vuole investire in attività finanziarie americane. Un po’ come un biglietto d’ingresso. Un esempio simile? Pensa a una fiera: se entra troppa gente e i prezzi si alzano troppo, l’organizzazione mette un limite o fa pagare un ticket. Qui il ticket si chiama “Tobin Tax”, ed è pensato per frenare gli investimenti speculativi.
Ma una mossa del genere è un terremoto. Wall Street vive di flussi di capitale. I titoli di Stato americani sono considerati il rifugio più sicuro del mondo. Se si comincia a mettere tasse o limiti sugli investimenti stranieri, gli investitori potrebbero scappare. I rendimenti potrebbero salire, i mercati crollare. È un rischio enorme. Ma negli USA c’è chi è pronto ad accettarlo pur di cambiare le regole.
Il problema, però, è globale. E riguarda anche l’Europa.
Noi, che spesso ci limitiamo a osservare e commentare, rischiamo di pagare il conto senza nemmeno partecipare alla discussione. Se l’America cambia le regole del gioco, l’Europa cosa fa? Sta a guardare? Subisce? Oppure prova finalmente a proporre un nuovo modello?
La verità è che il tempo del “lasciar fare” è finito. I mercati, senza regole condivise, non garantiscono equità né stabilità. Lo abbiamo visto con la crisi del 2008, con la pandemia, e ora con la guerra commerciale e finanziaria che si sta riaprendo. È il momento di pensare a un nuovo equilibrio.
In conclusione: o si scrivono nuove regole insieme, o ognuno scriverà le proprie. E sarà caos.
L’America ha lanciato un segnale forte: non si può più sostenere un sistema che produce solo diseguaglianza e dipendenza finanziaria. Lo fa con i dazi, lo farà – forse – con i controlli sui capitali. Non è la strada ideale, ma è una strada. E spesso chi sta male non cerca soluzioni perfette, ma soluzioni immediate piuttosto che restare immobile.
Il vecchio modello liberista, che sembrava eterno, è entrato in crisi. Chi non se ne accorge, è destinato a restare indietro. E a pagare il prezzo di scelte non fatte.

Posted in Economia, FinanzaTagged cambiamento economico, crisi economica, dazi e tariffe, economia globale, globalizzazione, imperatore consulting, investimenti internazionali, libero mercato, politiche commerciali, Trump e Biden, Vincenzo Imperatore
Precedente
Successivo
  • Diritto bancario
  • Diritto d'impresa
  • Economia
  • Finanza
  • Gestione aziendale
  • Imperatore consulting
  • Lavoro e carriera

Articoli recenti

Vincenzo Imperatore è un “Esperto nella gestione della crisi di impresa” certificato ai sensi del D.L 118/2021

Vincenzo Imperatore è un “Esperto nella gestione della crisi di impresa” certificato ai sensi del DL 118/2021

03/21/2022
Intelligenza artificiale e lavoro: perché l’AI cambia la gavetta senza cancellare l’occupazione

Intelligenza artificiale e lavoro: perché l’AI cambia la gavetta senza cancellare l’occupazione

07/28/2026

Marketing turistico in Italia: perché la bellezza non basta

07/21/2026
Spam su LinkedIn e messaggi commerciali automatici nel networking professionale

Spam su LinkedIn: quando il networking diventa telemarketing

07/14/2026
Shrinkflation nella spesa quotidiana: confezioni più piccole e prezzi più alti nel carrello

Shrinkflation: cos’è e perché paghi di più comprando meno

07/08/2026
Formazione in azienda e cambiamento organizzativo dopo un corso manageriale

Formazione in azienda: perché fallisce dopo il corso

07/02/2026
Laureati (bravi) cercasi. Ma le aziende sono pronte ad assumerli?

Laureati (bravi) cercasi. Ma le aziende sono pronte ad assumerli?

06/23/2026
Grafico sulla produttività per ora lavorata in Italia, eurozona, Germania, Francia e Stati Uniti nel 2024

Produttività per ora lavorata: perché l’Italia produce meno valore

06/15/2026
FDebito delle famiglie e paradosso italiano tra Stato indebitato e risparmio privato

Debito delle famiglie: il paradosso italiano

06/09/2026
Amicizia professionale nelle PMI e pettegolezzo aziendale

Amicizia professionale nelle PMI: quando crea valore e quando diventa pettegolezzo

06/04/2026
Il negozio fisico non è morto: per le PMI serve metodo

Il negozio fisico non è morto: per le PMI serve metodo

05/26/2026
Cambiamento organizzativo nelle PMI: prima di imparare bisogna disimparare

Cambiamento organizzativo nelle PMI: prima di imparare bisogna disimparare

05/19/2026
Budget di cassa PMI e gestione della liquidità aziendale

Budget di cassa PMI: perché la liquidità va guidata, non solo misurata

05/12/2026

Tag

  • Banche
  • consulenza aziendale
  • Economia
  • gestione aziendale
  • gestione piccole imprese
  • imperatore consulting
  • organizzazione aziendale
  • pmi
  • strategia d'impresa
  • Vincenzo Imperatore

Imperatore Consulting

Imperatore Consulting
Piazza G. Bovio, 22  Napoli
Tel./Fax 081.19806273

Menu

  • Home
  • Chi siamo
  • Aziende e storie
  • Contatti

Servizi professionali

  • Consulenza direzionale
  • Consulenza finanziaria
  • Consulenza legale
  • Imperatore academy
  • News

Newsletter

Ottieni l'accesso a tutte le risorse GRATUITE tra cui la guida per imprenditori "La cassetta degli attrezzi", ricevi promozioni sui corsi della Imperatore Academy e le ultime notizie in materia di economia, management e finanza.

Imperatore Consulting P.IVA 07315251210 © 2021 All Rights Reserved.

Cerca