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Home » News » Di Maio ha letto il cv del ministro indicato da Salvini?
07/10/2021

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Di Maio ha letto il cv del ministro indicato da Salvini?

L’analisi del curriculum vitae è diventato l’argomento della settimana.

Articolo a cura di Vincenzo Imperatore per il blog de’ “IlFattoQuotidiano.it”

Sono circa trenta anni che, per motivi professionali, valuto curricula e, da sempre, i criteri di scelta dei candidati sono tarati sui profili richiesti dal committente. 

Esiste, in questa attività, una regola imprescindibile: indipendentemente dai requisiti oggettivi e, spesso, anche brillanti del candidato (voti, skill, esperienze, pubblicazioni, ecc), è necessario che nel processo di selezione ci sia coerenza tra ciò che vuole il datore di lavoro e ciò che il selezionando può esprimere nel ruolo da affidargli.

Ecco il punto!

Negli ultimi anni e soprattutto durante tutta la campagna elettorale il M5S ha focalizzato tanta attenzione sui temi della malafinanza proponendo anche un ricambio generazionale del management che aveva provocato quei disastri. Facce nuove, pulite e senza alcun legame con l’establishment consolidato.

Non solo. Nella successiva proposta di contratto di governo sono stati evidenziati punti determinanti per la lotta al sacco bancario come la creazione di una banca pubblica, la revisione del bail in, l’inasprimento delle pene per i fallimenti dolosi responsabilizzando management e autorità di controllo e la separazione tra banche di investimento e credito al pubblico. Una vera e propria rivoluzione, se si facesse.

E soprattutto se si realizzasse con un ministro dell’Economia dal profilo appunto coerente con le dichiarazioni elettorali dei rappresentanti dei datori di lavoro (elettori). Il professor Paolo Savona, dall’eccellente e ricco curriculum, indicato da Matteo Salvini e gradito al mondo berlusconiano, sembra infatti una scelta poco coerente con i propositi di Di Maio.

Qui non si discutono le skill e la caratura dell’esimio professore. Qui non stiamo ragionando sui rischi derivanti dall’approccio anti-euro dell’illustre economista. Qui ci si meraviglia di fronte alla incoerenza tra ciò che si è “venduto” durante la campagna elettorale e quello che invece si sta proponendo una volta ricevuta la fiducia dagli italiani.

Forse Luigi Di Maio non ha letto (nel relativo cv) che il professor Savona è stato dapprima Direttore Generale e poi Amministratore delegato della Banca Nazionale del Lavoro, allora banca pubblica, nel periodo in cui (1989-1990) scoppiò lo scandalo della filiale di Atlanta per i prestiti erogati all’Iraq.

Forse il capo politico 5 stelle non ha letto che il professor Savona è stato il Vice Presidente di Capitalia del plenipotenziario Geronzi nel periodo in cui i conti della banca erano talmente disastrati che probabilmente, se non fosse intervenuto il governo Prodi e soprattutto l’allora governatore di Bankitalia, Antonio Fazio, che obbligò Unicredit nel 2007 alla fusione per incorporazione, si sarebbero dovuti portare i libri contabili in tribunale.

Forse Di Maio non ha letto che il professor Savona, dopo la fusione tra Unicredit e Capitalia, è stato anche il Presidente di Unicredit-Banca di Roma, una di quelle banche di cui ho narrato le poco ortodosse vicende nei miei libri di inchiesta senza mai ricevere neppure una querela per diffamazione. Indagato per usura nel 2014 dal Tribunale di Trani, il professore durante il suo mandato in Unicredit aveva al suo fianco, come direttore generale, Alessandro Cataldo, il quale fu successivamente inquisito, unitamente al suo mentore Fabrizio Palenzona dal tribunale di Firenze per concorso in truffa e appropriazione indebita (il riciclaggio è stato recentemente escluso dalle accuse).

Siamo proprio certi che il curriculum vitae sia stato letto con attenzione? Siamo proprio sicuri che si voglia combattere la malafinanza con chi faceva parte di quel sistema ? Siamo proprio certi che si tratti di “Terza Repubblica”? Siamo proprio sicuri che si tratti di una “rivoluzione”?

A volte la coerenza ha un prezzo.

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