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Home » News » Calo prestiti imprese e famiglie: perché può essere una buona notizia
Grafico sul calo dei prestiti a imprese e famiglie in Italia
09/01/2025

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Calo prestiti imprese e famiglie: perché può essere una buona notizia

1 settembre 2025

 

In due anni e mezzo il credito in Italia si è ristretto di oltre 53 miliardi di euro. Da dicembre 2022 a giugno 2025 i prestiti concessi a imprese e famiglie sono passati da 1.327,6 miliardi a 1.274,1 miliardi, segnando una contrazione del 4,03%. È quanto emerge da un’analisi del Centro studi di Unimpresa, che parla di una vera e propria frenata sul fronte del credito.

Il calo più rilevante riguarda le imprese, che hanno perso complessivamente 47,9 miliardi rispetto a fine 2022 (-7,40%). A pesare è stato soprattutto il crollo dei prestiti a lungo termine, scesi di 59,7 miliardi (-17,32%), segnale evidente della frenata negli investimenti strutturali e di una maggiore attenzione da parte del Fondo di garanzia di fronte ai casi di concessione abusiva del credito. In parallelo, però, si è registrata una crescita dei crediti a breve termine per circa 7,4 miliardi (+3,96%), a testimonianza di una ricomposizione della domanda verso formule finanziarie più agili, legate al capitale circolante, e meno esposte al rischio tasso.

Le famiglie mostrano un quadro meno netto: nel complesso il credito è sceso da 680,6 a 675 miliardi (-0,83%). Crescono leggermente i mutui per la casa, da 427 miliardi a 432,8 (+1,36%), mentre i prestiti personali crollano da 138,8 a 113,4 miliardi, con una riduzione di 25,4 miliardi (-18,29%).

Sarebbe facile accusare le banche della ulteriore chiusura dei rubinetti del credito. Ma non dovete meravigliarvi se per questa volta dico che la contrazione probabilmente non è solo responsabilità degli istituti.

Come ho scritto in precedenti analisi, spesso gli errori partono dalle imprese e dalle famiglie: debiti presi senza considerare la loro durata, mutui e finanziamenti accesi per coprire altri debiti oppure per sostenere il capitale circolante (errore blu), liquidità cercata senza un vero piano di sostenibilità.

Forse oggi sta accadendo qualcosa di nuovo: imprese e persone stanno imparando dai propri errori. Il calo dei prestiti personali può essere interpretato come una scelta di prudenza, quasi una presa di coscienza collettiva dopo anni in cui il credito al consumo è usato per alimentare spese superflue. Allo stesso modo, la riduzione dei finanziamenti a lungo termine non va letta soltanto come un freno imposto dalle banche, ma anche come il segnale di una consapevolezza crescente: non ogni investimento vale il rischio dell’indebitamento, soprattutto in un contesto di tassi ancora elevati e margini di redditività incerti. Sicuramente si tratta di una criticità enorme, perché la frenata dei prestiti a lungo termine limita la capacità delle imprese di programmare investimenti strutturali, innovazione tecnologica e crescita dimensionale. È un problema che, se protratto, rischia di rallentare l’intera economia nazionale.

Eppure, prima ancora che di crisi, potremmo parlare di transizione culturale. Il credito non è più vissuto come una stampella per errori gestionali o consumi insostenibili, ma comincia ad essere valutato per quello che realmente è: uno strumento che richiede responsabilità, pianificazione e un chiaro ritorno economico.

È una lezione amara, perché significa rinunciare a scorciatoie facili e accettare la fatica di una gestione più rigorosa. Ma se davvero famiglie e imprese stanno abbandonando la logica del debito facile o sbagliato, questa fase di contrazione potrebbe rivelarsi non solo una frenata, bensì un primo passo verso basi economiche più solide, capaci di resistere meglio alle prossime turbolenze.

Articolo a cura di Vincenzo Imperatore

Posted in FinanzaTagged calo prestiti, consulenza aziendale, consulenza finanziaria, credito imprese, imperatore consulting, mutui, prestiti famiglie, prestiti personali, responsabilità finanziaria, transizione culturale, Unimpresa, Vincenzo Imperatore
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