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L’autorevolezza di un governo si basa su competenze ed esperienza politica

E allora il Movimento 5 Stelle va a lezione di Problem Solving


Articolo di Vincenzo Imperatore per People For Planet

Non sto lanciando una notizia, né, tantomeno, una provocazione. Il mio è un invito. Di Maio, nel momento peggiore del suo partito, dimostri di conoscere quantomeno la metodologia del problem solving.
Da quando ho abbandonato le banche, mi occupo di consulenza aziendale e posso assicurarvi che un capo deve avere consapevolezza dei problemi, la sua stessa vita è caratterizzata dalla costante soluzione di questi.

Bene, i pentastellati sono pieni zeppi di problemi e o fanno finta di non vederli o, ancora peggio, davvero non se ne rendono conto.

Il partito del cambiamento ha perso sei milioni di voti, solo meno della metà di chi aveva votato nel 2018 i pentastellati ha confermato il proprio consenso, un voto su quattro di quegli elettori è andato a Salvini.
Tutto questo perché il leghista ha giurato su Maria? Non cadiamo nel ridicolo.
Di Maio dice di essere stato penalizzato dall’astensionismo. Per favore. 
È così difficile rendersene conto? E’ cosi difficile capire perché i comunisti sono diventati fascisti? Si, perché tra i milioni di persone che hanno votato Lega c’è sicuramente chi in passato ha votato PCI, PD, PSI.

I comunisti sono diventati fascisti perché hanno capito il vero punto di forza (in questo caso punto debole) del movimento: una grande abilità nel dichiarare i problemi, non seguita da quella di risolvere gli stessi.
I problemi si risolvono con competenza ed esperienza. Il Movimento 5 Stelle non è scolarizzato, è inesperto, non ha la struttura per mantenere ciò che promette, la tempra e la personalità per opporsi ai coinquilini di legislatura.

Tra i sei milioni di elettori persi ci sono i truffati dalle banche, ci sono quelli che credevano finalmente di vedere facce pulite negli organi di controllo, c’è chi ci aveva sperato.
Queste erano le premesse e le promesse. Ma i risultati sono deludenti.

I proclami del contratto di governo sono scomparsi dai radar mediatici.

Tema malafinanza: l’unico strumento utilizzato per calmierare la delusione dei cittadini in merito è stata la dilazione.
La tutela dei risparmiatori è stata rafforzata? Chiedetelo ai rappresentati delle associazioni dei truffati dalle banche fallite, hanno ricevuto tanti inviti a sedersi ai tavoli e hanno ricevuto tante e grosse rassicurazioni.
Riforma delle banche di credito cooperativo, cosa è cambiato? Nulla.
Per quanto riguarda una maggiore responsabilizzazione del management bancario e delle autorità di controllo? Niente, anzi a Natale le banche hanno ricevuto due regali: deroga del rispetto dei principi contabili internazionali Ifrs 9 e sterilizzazione dell’effetto spread, che (in pratica) legittimano il falso in bilancio.

Nulla di fatto anche per i parametri dei protocolli di rating di Basilea, così come non è mai nata la Banca per gli investimenti e lo sviluppo economico delle imprese italiane, che tra l’altro avrebbe dovuto essere cardine per la lotta al sacco bancario. Nessuno inasprimento delle pene per i fallimenti dolosi, nessuna revisione della normativa antiriciclaggio e ai processi interni della banche che occultano ingenti patrimoni derivanti dall’evasione fiscale del clero, dei commercianti cinesi e degli speculatori immobiliari. 
Tutti questi punti non sono stati trattati a caso. Non sono stati trattati da loro, quelli che li avevano inseriti nel programma finanziario. 

Non hanno rispettato le premesse e le promesse. Non hanno rispettato gli italiani.

Lo si era capito da subito, quando quanto ritenuto d’importanza vitale in tema di economia e di banche fu destinato nelle mani del Professor Savona. Rappresentante di tutto ciò che volevano combattere.
Chiudiamo il cerchio. Vadano a lezione, mascherino l’inesperienza con la competenza.

Se posso, caro Di Maio, le indico un percorso a tappe tipico del problem solving:
– Identificare e capire i problemi (non è difficile, alcuni li abbiamo già e lencati);
– Analizzare i problemi;
– Generare soluzioni (molte!), meglio fare che non fare nulla!
– Valutare la alternative con una analisi costi-benefici (i pro e i contro);
– Scegliere la soluzione migliore, quella che fa la differenza;
– FARE, FARE, FARE ;
– ascoltare i feedback per capire se “quella” era la soluzione migliore 

P.s. ho visto fior d’aziende chiudere i battenti per non aver affrontato, seppur consapevoli dell’esistenza, i problemi perché avrebbero dovuto lavorare sulle proprie competenze. Non fate lo stesso errore.

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