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La consapevolezza finanziaria viene prima dell’educazione finanziaria

«Io non leggo perché è inutile. Non posso mai diventare uno colto. Pecchè io sono uno a leggere, loro sono milioni a scrivere»


Articolo a cura di Vincenzo Imperatore per People for Planet

«Io non leggo perché è inutile. Non posso mai diventare uno colto. Pecchè io sono uno a leggere, loro sono milioni a scrivere»

Una delle più indimenticabili battute di Massimo Troisi tratta dal film «Le vie del Signore sono finite» forse rappresenta, più di altre analitiche considerazioni, il motivo del ritardo degli italiani in tema di educazione finanziaria.

“Siamo molto indietro ed è quindi inutile tentare di leggere qualsiasi manuale. Tanto non serve a nulla”: sembra di ascoltarla la voce dei cittadini. 

Sembra assurdo ma in molti, invece oggi, vorrebbero impartire un’educazione finanziaria. In cima alla lista di chi vorrebbe “insegnarci” la finanza ci sono proprio le banche, noncuranti del loro linguaggio incomprensibile, che, senza girarci intorno, non farebbe altro che aumentare la confusione delle persone, le quali disinteressate finiscono quasi sempre per affidarsi a consulenti bancari “di fiducia”, oppure a privati senza scrupoli, spesso in conflitto d’interessi. Eppure questa “operazione simpatia” (perché solo di operazione simpatia si può parlare) verso i clienti da parte degli istituti di credito non stupisce affatto, tengono molto alla propria reputazione. 

Pensano, a torto, che faccia consenso dire che sono impegnati sul fronte della educazione finanziaria.

L’ipotesi, comunque, è da evitare, lasciar giocare questa partita alle banche sarebbe come affidare a un pasticciere un corso su come mangiare sano.

Il mio ultimo libro “Soldi Gratis”, edizione Sperling & Kupfer, nasce per questo, per evitarlo e per una domanda: è possibile fare educazione finanziaria in questo Paese? No, non lo è. Se non si è semplici non lo si può fare. 

“Allora di cosa stiamo parlando?” potreste chiedermi. Un attimo e ci arriveremo.

In Italia il livello di cultura finanziaria dei cittadini è tra i più bassi delle economie avanzate e le rare iniziative educative in questo senso sono lacunose, di parte e poco frequentate.

La “finanza” è sempre presentata come materia per pochi eletti. Si parla delle logiche che muovono i mercati della speculazione, di investimenti, spread, btp, bund. Che senso ha? Che senso ha rivolgersi ai cittadini in questo modo? Non c’è più tempo, siamo in ritardo per acquisire le competenze necessarie a capire concetti complessi, una nonnina totalmente estranea al mondo della tecnologia potrebbe capire il software che c’è dietro il funzionamento di un Iphone? Assolutamente no, ma con qualche consiglio semplice, ripetuto a velocità moderata, in pochi giorni le daremmo la consapevolezza per comporre il numero del nipote e parlarci addirittura. 

Consapevolezza, è la consapevolezza, quella finanziaria, da cui bisognerebbe partire. Tutto molto semplice.

Come sapete nel 2012 sono entrato in una fase che chiamerei “destruens”. 
Uscito dal mondo delle banche, ho provato a mostrarvi con tre libri, a partire da “Io so e ho le prove”, che quel mondo che tutti credevano fatto di fiducia ed etica era regolato da tutt’altre dinamiche. Soprattutto, i miei scrupoli, riguardavano il profilo, appunto, etico e quindi giuridico. Vendere prodotti spazzatura ai clienti, convincerli a comprare diamanti, cose superflue per sbloccare, come per magia le pratiche di un fido, intimidire, ricattare i piccoli imprenditori e risparmiatori che volevano investire o accedere a un mutuo non erano le ragioni per andare al lavoro ogni mattina, erano le ragioni per denunciare. 

Considero la denuncia uno strumento necessario, l’ho usato ma non è sufficiente. Demolire ha senso solo se esistono i mezzi per costruire: io credo ci siano.

Per questo sono arrivato alla fase due, quella “costruens”. In cui nasce “Soldi Gratis”, in cui consci dei disastri, dell’arretratezza, della mancanza di fondamenta, partiamo dalle basi: la costruzione di un percorso mentale che viene prima della conoscenza manualistica, prima della educazione finanziaria. Un processo di consapevolezza al fine di rendere i cittadini consapevoli e dotarli, quindi, di maggiore potere negoziale.
Potere da fornirgli dopo un ascolto attento. Cosa vogliono sapere? Non finanza tecnica, astratta, poco accessibile, sanno di non averne i mezzi.
Vogliono sapere come salvare i propri risparmi, quale banca scegliere, come si legge un estratto conto, la correttezza delle spese addebitate sul conto, quale mutuo accendere.

Aiutarli ad autodifendersi per salvare i loro soldi, il loro futuro, fornirli un vademecum per sollecitare l’intelligenza finanziaria, semplicemente stimolarli ad affrontare e risolvere con successo situazioni e problemi finanziari nuovi.

Complicare è facile, semplificare è difficile ma solo attraverso la semplicità possiamo educare davvero.

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