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C'è un esercito di emarginati che il governo ha il dovere di aiutare

Sono i 16 milioni di cittadini segnalati nelle banche dati relative alle situazioni debitorie. Molti hanno regolarizzato la loro posizioni. Ma subiscono l’abuso della segnalazione per anni come cattivi pagatori.





Un esercito di emarginati. Così possono essere considerati i circa 16 milioni di italiani segnalati nei
registri di Crif, Ctc ed Experian, sigle criptiche che identificano i sistemi di informazione creditizia (Sic), ovvero le banche dati relative alle situazioni debitorie dei cittadini. Non solo, non tutti sanno che, se è vero che i Sic registrano informazioni creditizie sia di tipo positivo che di tipo negativo, circa 6 milioni di italiani, nonostante emerga da terminali e atti che abbiano regolarizzato la propria posizione debitoria (e conseguentemente gli istituti di credito non abbiano nulla a pretendere nei loro confronti), sono costretti a subire l’abuso della segnalazione per diversi anni come cattivi pagatori

Ciò implica, ovviamente, che non possono accedere a nuovo credito, e questo comporta, oltre alla frustrazione di chi è coinvolto, un notevole danno per l’economia reale. Il fatto strano è che questo abuso dominante non è regolamentato da alcuna legge Italiana e non rientra nei dettami della nostra Costituzione. È solo un patto imprenditoriale tra gruppi di potere, perlopiù banche e finanziarie, avallato da alcune associazioni di consumatori (che molto probabilmente non hanno compreso l’entità della gravità dei documenti firmati a suo tempo), i quali hanno deciso autonomamente le sorti finanziarie di milioni di consumatori e aziende. Eppure la soluzione è alla portata del governo gialloverde.

QUEL CODICE DA MODIFICARE

Basterebbe una semplice legge che modificasse l’articolo 6 comma 2 (conservazione e aggiornamento dei dati) del Codice in materia di protezione dei dati personali per stabilire che le informazioni creditizie di tipo negativo relative ai ritardi nei pagamenti, successivamente regolarizzati, possono essere conservate nel sistema di informazioni creditizie per un periodo non superiore a 30 giorni dalla regolarizzazione. Un semplice correttivo (30 giorni per la regolarizzazione) che risolverebbe sicuramente il problema di 6 milioni di italiani, ma anche di molti dei rimanenti 10 milioni che sarebbero incoraggiati dalla possibilità di essere cancellati immediatamente alla regolarizzazione determinando in tal modo una chance anche di incremento degli impieghi bancari e di contributo reale all’aumento del Pil. Se infatti immaginassimo che ciascuno dei 6 milioni di italiani avesse la possibilità di prendere a prestito solo 10 mila euro potremmo avere, ipoteticamente, un incremento di 60 miliardi di euro immessi nella economia reale. Di Maio e Salvini, che ne pensate?

A cura di Vincenzo Imperatore

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