Il decreto liquidità è una “bufala epocale”



Articolo a cura di Vincenzo Imperatore

Anche il Fatto quotidiano si è accorto che il decreto liquidità è un bluff. Lo scrive nel blog “Economia e lobby” Vincenzo Imperatore, consulente della direzione, giornalista e saggista.  «Può stare tranquilla l’Europa perché i 400 miliardi non saranno mai utilizzati. Le parole enfatiche del governo (“si tratta di una misura storica”) sono vere: per me si tratta davvero di una bufala epocale. Le misure creditizie messe a disposizione delle imprese non saranno utilizzate almeno nel 70% dei casi per due motivi».  Imperatore osserva che innanzitutto per finanziamenti superiori a 25.000 euro la concessione è subordinata alla valutazione del merito creditizio da parte delle banche». Una valutazione che è  «basata “sulla situazione finanziaria pre-crisi e non sull’andamento degli ultimi mesi, segnati dal Covid-19”». Si tratta, spiega, di «una formula vaga che attribuisce un enorme potere discrezionale al sistema bancario»

Decreto liquidità: il truco dei tecnici dei ministeri

E il trucchetto sta tutto qui. Imperatore si pone una domanda. «Ma i “tecnici dei ministeri” sanno che “in base alla situazione finanziaria pre-crisi” le banche già non erogavano fidi…?». E il perché è presto detto: «Le nostre piccole imprese, nel 80% dei casi, sono sottocapitalizzate. Hanno una leva finanziaria sempre superiore a 2 e gli utili sono “annacquati”»

Finanziamenti fino a 25mila euro
Per quanto riguarda invece i finanziamenti fino a 25mila euro, garantiti al 100% dallo Stato, il decreto prevede che le banche dovranno erogare in automatico alle piccole e medie imprese fino a 499 dipendenti, compresi professionisti, negozianti, autonomi e piccoli imprenditori.

«Addirittura – scrive Imperatore – il presidente del Consiglio, nella conferenza stampa di presentazione del provvedimento, ha dichiarato che i finanziamenti, benché garantiti al 100% dallo Stato, saranno messi a disposizione “subito e senza aspettare l’ok del Fondo”. Peccato che non abbia specificato quanto previsto all’articolo 13 e cioè, semplificando, che le garanzie statali non saranno rilasciate per quelle imprese che, anteriormente al 30 gennaio 2020, avevano una posizione già classificata in sofferenze, partite incagliate, esposizioni scadute e/o sconfinanti, inadempienze probabili».

Decreto liquidità: escluse milioni di imprese
La ratio di tale norma, si legge nell’articolo, risiede nel contenimento di potenziali manovre subdole da parte delle banche che avrebbero potuto inficiare l’utilizzo dei soldi messi a disposizione della economia reale e della emergenza. «In altri termini, conclude Imperatore, per non consentire alle banche di approfittare della garanzia statale (tra il 80% e il 100%) per trasferire il pregresso rischio insolvenza dai loro conti economici alle nostre tasche di contribuenti. Un piccolo particolare: per contenere le azioni dei “furbi” banchieri si escludono dalla manovra milioni di imprese. Perché in quelle 4 categorie di cui sopra rientra praticamente il mondo delle piccole imprese»

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