Coronavirus, il dl liquidità è un bluff. Dai benefici è escluso (ingiustamente) il 70% delle imprese



Articolo a cura di Vincenzo Imperatore
Il decreto liquidità è un bluff. Può stare tranquilla l’Europa perché i 400 miliardi non saranno mai utilizzati. Le parole enfatiche del governo (“si tratta di una misura storica”) sono vere: per me si tratta davvero di una bufala epocale. Le misure creditizie messe a disposizione delle imprese non saranno utilizzate almeno nel 70% dei casi per due motivi.
Una formula vaga che attribuisce un enorme potere discrezionale al sistema bancario.
Ma i “tecnici dei ministeri” sanno che, secondo le regole di Basilea (che disciplinano l’erogazione creditizia), “in base alla situazione finanziaria pre-crisi” le banche già non erogavano fidi perché le nostre piccole imprese, nel 80% dei casi, sono sottocapitalizzate, hanno una leva finanziaria (rapporto di indebitamento) sempre superiore a 2 (significa che il capitale ottenuto da terzi per finanziare gli investimenti è maggiore del capitale proprio) e gli utili sono “annacquati” (termine “banchese” per dire che c’è evasione fiscale e che il costo del personale è sottostimato)?
Per quanto riguarda invece i finanziamenti fino a 25.000 euro, garantiti al 100% dallo Stato, il decreto prevede che le banche dovranno erogare in automatico alle piccole e medie imprese fino a 499 dipendenti, compresi professionisti, negozianti, autonomi e piccoli imprenditori.
Addirittura il presidente del Consiglio, nella conferenza stampa di presentazione del provvedimento, ha dichiarato che i finanziamenti, benché garantiti al 100% dallo Stato, saranno messi a disposizione “subito e senza aspettare l’ok del Fondo”.
Peccato che non abbia specificato quanto previsto all’articolo 13 e cioè, semplificando, che le garanzie statali non saranno rilasciate per quelle imprese che, anteriormente al 30 gennaio 2020, avevano una posizione già classificata a:
– sofferenze: crediti la cui totale riscossione non è certa poiché i soggetti debitori si trovano in stato d’insolvenza (anche non accertato giudizialmente) o in situazioni sostanzialmente equiparabili.
– partite incagliate: esposizioni verso affidati in temporanea situazione di obiettiva difficoltà che, peraltro, possa essere prevedibilmente superata in un congruo periodo di tempo.
– esposizioni scadute e/o sconfinanti: esposizioni che sono scadute o eccedono i limiti di affidamento da oltre 90 giorni e oltre una predefinita soglia di rilevanza.
– inadempienze probabili: esposizioni per le quali la banca valuta improbabile, senza il ricorso ad azioni quali l’escussione delle garanzie, che il debitore adempia integralmente le sue obbligazioni creditizie, a prescindere dalla presenza di eventuali rate o importi scaduti e non pagati.
La ratio di tale norma risiede nel contenimento di potenziali manovre subdole da parte delle banche che avrebbero potuto inficiare l’utilizzo dei soldi messi a disposizione della economia reale e della emergenza.
In altri termini, per non consentire alle banche di approfittare della garanzia statale (tra il 80% e il 100%) per trasferire il pregresso rischio insolvenza dai loro conti economici alle nostre tasche di contribuenti.
Un piccolo particolare: per contenere le azioni dei “furbi” banchieri si escludono dalla manovra milioni di imprese. Perché in quelle 4 categorie di cui sopra rientra praticamente il mondo delle piccole imprese.
Ricordo che tra le “sofferenze” possiamo trovare anche segnalazioni di imprese (tante) che, in questi ultimi anni, hanno portato come attori (e non convenuti) le banche in tribunale per vedersi riconosciuti i loro diritti a fronte di abusi commessi (usura, anatocismo, ecc….) per cui non solo l’imprenditore è stato truffato dalla banca ma ora, per effetto dell’esercizio di un diritto, si vede negare la possibilità di accedere a tale aiuto.
Ricordo anche che tra “esposizioni scadute e/o sconfinanti” possiamo trovare anche imprese che da più di 90 giorni non sono riuscite ad onorare anche una sola rata del finanziamento ottenuto per acquistare il materasso in tv.
Ricordo che tra le “inadempienze probabili” possiamo trovare anche imprese che sono solo “sospettate” di attraversare un periodo di crisi finanziaria.
Volete un numero? Secondo i dati di Bankitalia, nel quarto trimestre 2019 solo nella categoria“sofferenze”erano segnalate circa 271.000 imprese su un totale di 4,3 milioni censite dall’Istat (6%). E a fine giugno 2019 le consistenze dei crediti deteriorati (la somma delle 4 categorie) erano di circa 177 miliardi di euro!
Chiaro ora?

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