Coronavirus e Banche: leggete questi consigli…

… prima che sia troppo tardi!


Articolo a cura di Vincenzo Imperatore

Sembra un film già visto. Quando il mondo sta per crollare di fronte a un terremoto, le banche pensano (o fanno credere) sempre che l’unico palazzo che rimarrà in piedi è il loro.
Era successo già con Lehman Brothers nel 2008, si sta ripetendo di fronte alla epidemia dovuta al coronavirus.
Non è cosi. Un sistema già vacillante sta ricevendo altri forti scossoni per effetto della crisi economica e finanziaria che inevitabilmente coinvolgerà il mondo delle banche.
Aumento degli NPL (crediti di difficile recupero) e quindi del costo del rischio, calo della produttività interna, probabile taglio dei tassi e collegata ulteriore riduzione dei ricavi, crollo dei mercati azionari e obbligazionari: ecco lo scenario che si presenta al sistema finanziario.
Ma oggi, su queste colonne, piu che fare un analisi del sistema dobbiamo chiederci cosa succederà ai cittadini che hanno un rapporto con le banche.
E l’atteggiamento da struzzo produce più danni della conoscenza della verità.
Lo so bene. Io so e ho le prove
Nel 2008, quando si verificò il default di Lehman Brothers, ero dall’altra parte. Ci comportammo in maniera subdola ma dall’altro lato avevamo un popolo di utenti che metteva la testa sotto la sabbia per non vedere e capire.
Sapevamo che il fallimento di Lehman Brothers avrebbe danneggiato migliaia di correntisti, sebbene, già dal giorno successivo al crac della banca d’affari americana, le direzioni generali degli istituti di credito italiani sostenessero il contrario.
Il fine settimana lo avevamo trascorso attaccati al nostro BlackBerry facendo scommesse via email, sms e chat. La domanda era sempre la stessa: «Fallisce?». La maggior parte di noi rispondeva ostinatamente di no. Tutti pensavamo – forse anche per scongiurare l’ipotesi che un giorno potesse capitare anche a noi – che la Federal Reserve sarebbe intervenuta. Invece, quando alle otto di lunedì 15 settembre 2008, appena arrivati in ufficio, accendemmo i nostri computer, le agenzie di stampa battevano la notizia che Lehman Brothers, la terza banca per dimensioni negli Stati Uniti, aveva portato i libri in tribunale ed entrava ufficialmente sotto tutela fallimentare. La scommessa era stata persa. In tutti i sensi.
Nei nostri uffici i telefoni squillavano all’impazzata, i clienti, già scottati da ciò che era avvenuto proprio all’indomani dell’inferno di Ground zero, volevano spiegazioni, erano preoccupati, ansiosi, impauriti di perdere i propri risparmi.
In quello stato di agitazione generale, chiedemmo subito aiuto al top management per avere delle direttive da seguire con i correntisti. Le prime email che ci arrivarono dall’alto suonavano più o meno così:
«Tranquilli, state sereni. La vicenda Lehman Brothers è un fatto esclusivamente americano». Secondo i capi supremi, quello dei mutui subprime – concessi a chi non aveva neppure un dollaro ma aveva il diritto di comprare una casa – era un fenomeno che riguardava solo gli americani, che si erano lanciati nel business della finanza creativa. In sostanza, dovevamo rassicurare i clienti come se il fatto non ci riguardasse.
Ma non era così. E la storia degli ultimi 12 anni lo ha dimostrato.
La crisi di oggi
Chiediamoci quindi, oggi, quali effetti potrebbero riversarsi sui cittadini a causa della crisi economica e finanziaria prodotta dalla epidemia. Immaginiamo uno scenario per loro e suddividiamoli in due categorie: quelli che prendono soldi a prestito dalle banche e quelli che invece hanno i loro risparmi gestiti dagli istituti di credito.
È venuto il momento che, cari lettori, dovete RI-leggerci. Si, perché People For Planet ha già affrontato questi temi e ve li riproponiamo prima che sia troppo tardi.
Nel primo caso (coloro che  vorrebbero prendere o hanno già preso soldi in prestito dalle banche), si avvicina a un periodo di ulteriore “stretta creditizia” che, tradotto, significa che si faranno meno prestiti e che si chiuderanno i rubinetti a coloro che hanno già ricevuto finanziamenti. Leggete questi consigli e reagite subito.
Nel secondo caso (coloro che hanno affidato i loro soldini in gestione al sistema bancario) vi invito a rileggere quanto già scritto su queste colonne in merito alla attività di controllo degli investimenti in momenti di panico:
At last but not the least, mi preme dirvi che non risponderò agli struzzi e ai coccodrilli.
Noi ve lo avevamo detto come comportarvi.

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