Banche: il modello relazionale fa più vittime del coronavirus



Articolo a cura di Vincenzo Imperatore

Questo è l’effetto sul sistema bancario del decreto liquidità dopo 60 giorni dalle dichiarazioni del premier Conte

Pensavo di aver visto e vissuto dall’interno la parte peggiore della storia del nostro sistema bancario. L’ho raccontata nei mie libri e nei miei articoli. Ma non ero mai stato all’esterno. Non ero mai stato uno di voi. Non ero mai stato un semplice cliente di una banca. In questi mesi segnati dalla pandemia, oltre ad aver ascoltato tanti di voi, ho provato sulla mia pelle cosa significhi per la nostra salute (fisica e psichica) confrontarsi con gli “estremismi” di un sistema ormai obsoleto, che sta portando all’esaurimento nervoso milioni di utenti.

Le trappole e i vincoli ostruzionistici creati dal sistema bancario, è vero, sono stati agevolati dalla vaghezza e imprecisione del dettato legislativo. Ma le banche non aspettavano altro. Perché la loro è una cultura non orientata alla customer satisfaction.

Io non sto parlando di comportamenti illegittimi e scorretti che fortunatamente sono limitati.

Parlo di modalità relazionale, di approccio nei confronti di chi entra (quando riesce ad entrare) in contatto con un dipendente di un istituto di credito. Parlo anche della capacità di saper dire un “no” preoccupandosi di accontentare il cliente.

Il dramma più comune è la richiesta di documentazione ridondante con effetto moltiplicatore di firme e moduli spesso inutili e non richiesti dal decreto legislativo. Un esempio? In alcuni casi è stato addirittura richiesto il DURC (documento unico di regolarità contributiva) aggiornato che ovviamente non può dimostrare la “regolarità contributiva” perché nel frattempo la nostra macchina statale non ha aggiornato le evidenze relative alle facilitazioni concesse a Marzo (esonero dal pagamento dei contributi)!!!

Per non parlare della tendenza dei bancari di prendere tempo con risposte evasive e rimpalli di responsabilità che, alla fine, si trasforma nella classica frase archetipo della loro arroganza relazionale: “così ha deciso la nostra direzione centrale”.

Oggi le comiche” (programma televisivo antologico degli anni 70 dedicato ai film comici) al riguardo era un dramma shakespeariano.

Ma sapete perché si stanno comportando così? Perché, oltre al virus culturale di sentirsi appagati di fronte ad un cliente insoddisfatto, stanno per andare incontro al momento più drammatico della loro storia. Nei prossimi 12-18 mesi molte banche vivranno il loro default e l’unica arma per difendersi in questo momento è quella, nonostante la garanzia statale, di non erogare credito e, nel prossimo futuro, di attuare una stretta creditizia (chiedere la restituzione di quanto prestato ante Covid19).

Come difenderci da questo tsunami in arrivo?

Ne parleremo la settimana prossima

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