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Home » News » Fondo di Garanzia e azzardo morale: cosa insegna il caso Banca Progetto
Fondo di Garanzia e azzardo morale: cosa insegna il caso Banca Progetto
02/26/2026

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Fondo di Garanzia e azzardo morale: cosa insegna il caso Banca Progetto

23 Febbraio 2026

Quando la leva pubblica viene usata senza misura, il conto non resta nei bilanci delle banche: si scarica sul sistema e, alla fine, lo pagano le Pmi, tra credito più selettivo, costi più alti e minore accesso alla liquidità.

Ecco il risultato di una gestione discutibile e di un modello di business che, quando si regge quasi esclusivamente sulla leva pubblica, può trasformare uno strumento nato per sostenere le imprese in un fattore di squilibrio.

Il caso di Banca Progetto — oggi oggetto di operazioni straordinarie e di mercato dopo il default strutturale — riporta al centro una questione che per anni è rimasta sottovalutata: cosa succede quando il Fondo di Garanzia per le Pmi diventa l’architrave dell’erogazione del credito?

Spieghiamolo in modo semplice.

Il Fondo di Garanzia gestito da Medio Credito Centrale (MCC) è una garanzia pubblica. Non è un contributo a fondo perduto e non è un prestito dello Stato. È lo Stato che si impegna a coprire una parte del rischio della banca. Se l’impresa non paga, una quota del finanziamento viene rimborsata dal Fondo.

Questo meccanismo ha consentito, soprattutto durante la pandemia, di immettere liquidità nel sistema produttivo quando nessuno avrebbe finanziato nessuno.

Fin qui, lo strumento è stato decisivo.

Il problema nasce quando la garanzia pubblica non è più un supporto, ma diventa il motore principale della crescita di un intermediario. Se una banca può trasferire una parte rilevante del rischio allo Stato, il confine tra sostegno all’economia e azzardo morale diventa sottile. L’incentivo alla selezione rigorosa del credito può indebolirsi.

Non servono accuse enfatiche. Basta un principio economico elementare: se non sopporti interamente il rischio delle tue scelte, potresti essere meno prudente nel prenderle.

Quando il ciclo economico cambia — tassi in salita, margini compressi, domanda debole — emergono le fragilità. Ed è lì che il tema della crescita non sostenibile degli NPL (Non PerformingLoans), cioè i crediti deteriorati o non più rimborsati regolarmente dalle imprese, diventa centrale. Se una quota significativa di quei crediti era assistita da garanzia pubblica, il rischio non resta confinato nell’intermediario. Si trasferisce.

In questo contesto va letta la recente introduzione del cosiddetto “premio aggiuntivo”.

Cos’è, in concreto?

È un contributo extra che le banche devono versare al Fondo quando utilizzano in modo intensivo la garanzia pubblica. Non è formalmente una commissione sul singolo prestito dell’imprenditore, ma un costo calcolato sul volume complessivo di garanzie richieste dall’intermediario. Più una banca si appoggia al Fondo, più paga.

L’obiettivo dichiarato è duplice: rafforzare la sostenibilità finanziaria del Fondo e disincentivare un uso eccessivamente espansivo della garanzia.

Tradotto in termini economici: si introduce un prezzo sull’utilizzo massiccio della leva pubblica.

È un cambio di paradigma.

Prima la garanzia era, di fatto, uno strumento quasi neutro in termini di costo sistemico. Oggi diventa una variabile che incide sulle scelte di portafoglio delle banche. Se usare il Fondo costa di più, la selezione del credito diventa più stringente.

Per le Pmi, questo significa una cosa molto semplice: meno automatismi. Il credito garantito non è più un passaggio quasi meccanico. Diventa più legato alla qualità del bilancio, alla veridicità del business plan, alla trasparenza dei flussi, alla solidità del progetto.

Il Fondo di Garanzia resta uno strumento fondamentale. Ma non può essere un acceleratore di crescita disordinata né una scorciatoia permanente per aggirare la valutazione del rischio.

La lezione è chiara: quando il credito cresce troppo rapidamente grazie alla copertura pubblica, la qualità delle decisioni diventa decisiva. Se la qualità non tiene, il problema non è solo della banca. Diventa di sistema.

E il sistema, prima o poi, presenta il conto.

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