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Home » News » Nel calcio, come in azienda, è necessario gestire l’arousal per mantenere alta l’attenzione
07/11/2021

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Nel calcio, come in azienda, è necessario gestire l’arousal per mantenere alta l’attenzione

Articolo a cura di Vincenzo Imperatore per Il Fatto Quotidiano

Non bisogna confondere la motivazione con l’attenzione e la concentrazione. E’ quanto fanno i sostenitori della leadership calma di ancelottiana memoria, di solito appartenenti nella mia città ad una borghesia intellettuale che considera quasi volgare l’atteggiamento villico di “Mister Veleno” (così appellano Rino Gattuso) con il suo stile di guida naïf che indirizza i suoi calciatori quasi come se stesse giocando alla PlayStation.

Gattuso lo sa bene. E per questo sta facendo meglio, molto meglio, del suo predecessore. Conosce bene il materiale umano a sua disposizione. Ma andiamo con ordine.

La motivazione è la spinta che porta un individuo a raggiungere determinati obiettivi. Si tratta della benzina necessaria per una prestazione eccellente. Nel mondo del calcio professionistico, di solito, le motivazioni sono facili da trovare. Soldi, successo, status, ambiente, etc. Difficilmente oggi si scende in campo con la convinzione di non voler fare bene. Ma può capitare che, anche con un serbatoio pieno, poi quell’auto sbandi per una disattenzione.

Un calciatore, come qualsiasi professionista, può essere, quindi, motivato a vincere quella gara ma, durante la stessa, non riesce poi ad essere attento. L’attenzione è di vitale importanza nella vita di un professionista, è un comportamento che può fare la differenza, ma che non sempre “funziona” pur in presenza di elevate motivazioni. E’ una grande risorsa, con tante sfaccettature.

L’attenzione è la capacità di un individuo di selezionare gli elementi e le informazioni ritenute rilevanti all’interno di un determinato contesto. Ad esempio durante una partita, mentre l’allenatore detta determinati movimenti contestuali su un fallo laterale (“Guarda Chuki-Lozano, dagliela nei piedi, vai lungo”), l’attenzione selettiva di chi batte il fallo laterale scarta tutte quelle informazioni non ritenute importanti e si sofferma invece sugli elementi rilevanti: quando scatta il Chuki, i movimenti che compie.

Se durante quella situazione, si avvicina inavvertitamente a lui, invece, un altro compagno di squadra chiedendo la palla, la sua attenzione non registrerà questo evento, ma lo scarterà come elemento di disturbo e irrilevante.

La concentrazione è, invece, un’attenzione sostenuta e protratta nel tempo. È influenzata sicuramente dalla motivazione, che è la carica e la molla che la fa scattare e perdurare, ma anche da un buono stato fisico e dall’allenamento. Già perché più ci si allena, più aumentano i propri livelli di attenzione e di concentrazione. Con Carlo Ancelotti il Napoli per me si allenava poco e male.

Nel discorso dell’attenzione e della concentrazione entra in gioco, comunque, anche la componente fisiologica, che è molto importante. E un meccanismo presente nella nostra testa che si chiama arousal, ovvero una “sveglia”, una scossa, un meccanismo naturale di attivazione dell’organismo più o meno reattivo. A questo proposito possiamo distinguere tra persone che hanno un arousal alto o basso.

Nel primo caso la risposta agli stimoli è pronta e veloce, e in generale questi soggetti colgono immediatamente le informazioni importanti all’interno di un contesto di prestazioni: sono perspicaci e intuitive. Le persone con un arousal basso invece sono più lente nella codifica (ad esempio nel capire le indicazioni calme, morbide e tranquille) e rispondono con minor prontezza agli stimoli richiesti.

Come si curano i deficit di attenzione? Nel Napoli, la cui rosa è composta da tanti calciatori con profondi deficit di attenzione e concentrazione, con la cura dell’allucco, termine napoletano di origine latino-medievale sinonimo di strillare, gridare, ma anche rimproverare.

Perché lo strillo di mister Gattuso, in questo caso, ha solo l’obiettivo di far suonare la “sveglia” nelle teste di quelli che naturalmente ne sono sprovvisti. È l’arousal per chi non lo tiene. Tutto qui. Gattuso lo ha capito. Otturatevi il naso, voi cultori della leadership (troppo) tranquilla, perché qui si parla di gestione di teste, emozioni, cuori. E non sempre occorre essere colti per saperlo fare.

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