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Regola n. 3: il tempo minimo per un corretto investimento

Terza e ultima puntata del percorso relativo al comportamento che un risparmiatore alle prime armi deve tenere nel processo di investimento delle proprie disponibilità



Articolo a cura di Vincenzo Imperatore

Terza regola, quella che analizzeremo oggi: investire per un tempo adeguato, in questo caso non inferiore ai 10 anni. 

L’ultima regola, infatti, per operare sui mercati azionari è quella di pianificare l’investimento in un corretto orizzonte temporale.

La natura di questi mercati e la loro storia ci insegnano che l’investimento su un indice azionario globale non può avere una durata inferiore ai dieci anni. Del resto, in questo periodo il mercato, pur riuscendo a catturare la crescita economica globale con risultati quasi sempre straordinari, non si sottrae alle forti oscillazioni che danno vita a cali anche del 40-50%.

Per esempio, nei quarant’anni che vanno dal 1976 al 2018 l’andamento dei principali cinquecento titoli del mercato americano (S&P 500) ha registrato un’imponente crescita di valore, da uno a 100 dollari, anche considerando il decennio di forti oscillazioni 2000-2010, denominato appunto «decennio perduto», in quanto gli andamenti negativi hanno impedito di chiudere il periodo in guadagno.

L’investitore consapevole che conosce la natura del mercato e le sue fluttuazioni, dettate dai cicli emotivi degli investitori, non dà peso a queste variabili, anzi le considera opportunità per comprare a prezzi più bassi («a sconto») titoli già presenti nel suo portafoglio.

Per pianificare i nostri portafogli, però, non possiamo fare affidamento solo ed esclusivamente sui mercati azionari. Pur essendo molto redditizi sul lungo periodo, nel breve termine le loro naturali oscillazioni rischierebbero di compromettere il raggiungimento dell’obiettivo prefissato. Per questo è opportuno costruire portafogli per ogni singolo obiettivo che siano composti da obbligazioni e da azioni.

A seconda di come combineremo le due asset class, avremo differenti combinazioni di rischio-rendimento. Per esempio, se abbiamo 10.000 euro da investire potremmo avere le seguenti combinazioni:

  • Un portafoglio investito al 100% (10.000 euro) in obbligazioni.
  • Un portafoglio investito al 30% (3.000 euro) in azioni e al 70% (7.000 euro) in obbligazioni.
  • Un portafoglio investito al 50% (5.000 euro) in azioni e al 50% (altre 5.000 euro) in obbligazioni.
  • Un portafoglio investito al 70% (7.000 euro) in azioni e al 30% (3.000 euro) in obbligazioni.
  •  Un portafoglio investito al 100% (10.000 euro) in azioni.

Le diverse combinazioni hanno, storicamente (dal dopoguerra a oggi) e per ogni decennio, ciascuna il loro rendimento medio, massimo e minimo di portafoglio, con valori proporzionalmente più alti o più bassi in funzione della percentuale azionaria: da un 5,5% medio (ricordatevi sempre che nella media ci sono i valori minimi e massimi) per un investimento interamente obbligazionario (prima combinazione) a un 10,2% medio per un investimento completamente azionario (ultima combinazione).

Fin qui, nel processo di investimento avete identificato l’obiettivo da raggiungere, gli avete dato un tempo di maturazione e avete definito l’importo necessario per soddisfarlo. 

Ora dovete decidere quale livello di rischio accettare

Un punto da chiarire subito è che anche un asset completamente obbligazionario (apparentemente sicuro) ha le sue oscillazioni negative. Sono imprescindibili, fanno parte della natura stessa dell’investimento. Ciò che conta è essere consapevoli del rischio. In altri termini, bisogna sapere quale potrebbe essere la perdita massima di periodo e quanto tempo si dovrà aspettare affinché l’investimento faccia il suo corso e restituisca il capitale investito più la remunerazione attesa.

Questo è importante perché il livello di rischio accettato determinerà il rendimento atteso. In altre parole, è il rischio che ci assumiamo oggi a determinare il guadagno di domani.

Ma come identificare il rischio? E come potete misurarlo?

Nel processo di investimento dovete trattare il rischio in modo essenziale, poco accademico ma molto efficace. Per l’investitore è rischio tutto ciò che genera una perdita, quindi va misurato come «fattore di perdita», cioè come perdita massima di periodo conseguibile da quel determinato portafoglio.

Nella tabella seguente è riportato, con riferimento alle composizioni di portafoglio sopra elencate, un tipico esempio di mappa articolata per fattore di perdita, rendimento e durata.Prima di investire in un determinato portafoglio dovete essere consapevoli della durata minima dell’investiment

o e del rendimento atteso che potrà maturare, ma soprattutto accettare il fattore di rischio, e cioè che durante la vita dell’investimento potrebbe verificarsi una fase temporanea di perdita più o meno ampia, a seconda del portafoglio. Ma la perdita non è definitiva, e va gestita nei tempi corrispondenti alla natura dell’asset in cui investite.

Per esempio, la seguente tabella mostra come investendo sui mercati azionari per almeno dieci anni, solo nel 5% dei casi il mercato non è riuscito a essere in positivo. Sui vent’anni, addirittura, si è sempre (100%) ottenuto un risultato positivo.

La vera bravura dell’investitore consapevole, dunque, sta nel pianificare i diversi portafogli nei giusti orizzonti temporali. Così non avrà mai difficoltà a gestire i momenti di discesa dei mercati, perché avrà sempre davanti a sé il tempo necessario per recuperare.

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