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Perché il debito pubblico riguarda ogni singolo risparmiatore

Le banche possono aumentare i tassi sui finanziamenti o rincarare i prezzi dei servizi per recuperare quello che perdono coi titoli di Stato. Per questo, scegliete gli istituti meno esposti.


Articolo di Vincenzo Imperatore per Lettera43

Il debito pubblico continua ad aumentare. Secondo gli ultimi dati di Bankitalia ad aprile il debito delle amministrazioni pubbliche è aumentato di 14,8 miliardi rispetto al mese precedente, raggiungendo quota 2.373,3 miliardi. Un onere che grava per circa 40 mila euro su ogni italiano. Sin dalla nascita. Sono numeri naturali, se aumenta la spesa pubblica e di contraltare non aumentano le entrate (tasse), i numeri citati sono destinati a salire. Se normalmente entra 8 e spendo 10 ho un debito di 2 annuale, se la spesa da 10 passa a 12 e le mie entrate sono sempre 8, il debito aumenta a 4.

Ma tutto ciò che significa? Quali sono gli effetti dei debito dello Stato sui i risparmiatori? Cosa significa che ogni famiglia ha un debito, in media, di 93 mila euro? I temi economici sono complessi da spiegare, perché è difficile appassionarsi ad essi e perché i termini usati per trattarli sono sempre troppo tecnici. Inoltre ogni concetto e collegato ad un altro, cosi ogni nozione diventa propedeutica. Troppa roba da capire. Mettiamoci nei panni di una casalinga che viene a contatto con la notizia di cui sopra, penserà che l’Italia giustamente va a rotoli ma, effettivamente, si chiederà “cosa mi cambia?” “Cosa può succedere?”

IL LEGAME TRA BANCHE E STATO

Il debito pubblico è il dramma dell’Italia, forse di tutta l’Europa. Al giorno d’oggi questo può essere finanziato solo dalle banche perché i risparmiatori non se lo comprano più. Finanziando il debito pubblico le banche forniscono una stampella allo Stato, un aiutino. Il governo finanzia il proprio debito (non gratuitamente), le banche si guadagnano la simpatia del governo. Senza uscire dal tema, possiamo affermare che questi favori delle banche spiegano anche qualche svista degli organi di controllo sui numeri di bilancio di quest’ultime o su alcune procedure. Ma comunque le banche, tutte le banche, se potessero, eviterebbero di comprare debito pubblico. Come ha deciso di fare, saggiamente, Unicredit guidata da monsieur Jean Pierre Mustier che non ha nessun vincolo con il nostro Paese e che, se potesse, consegnerebbe domattina la banca in mano ai francesi.

SCEGLIETE LA BANCA CON MOLTA ATTENZIONE

Ma ritorniamo a noi. Quali sono le conseguenze sui nostri risparmi e sui nostri investimenti di questo rapporto banche-Stato? Essendo gli istituti di credito “costretti” ad acquistare il debito italiano, possono prendere decisioni drastiche: chiudere i rubinetti del credito, aumentare i tassi d’interesse sui finanziamenti, rincarare i prezzi dei loro servizi perché quello che perdono da un lato (i titoli pubblici non rendono nulla) lo devono recuperare da un’altra parte. Ecco cosa cambia ai risparmiatori se il debito pubblico sale tanto da mettere alle strette una banca: perdono di tasca propria. Il debito comincia a riguardarci sul serio. Per evitare brutte sorprese vi consiglio di scegliere la banca evitando quelle troppo esposte con lo Stato, che hanno comprato più debito. Vi fornisco orientativamente una tabella, frutto di un’analisi del 2018 dell’Ieseg , sull’esposizione delle principali banche italiane ed europee al nostro debito. Evitate le prime e ricordate che il mondo della finanza che ci sembra cosi lontano è vicino a tutte le cose che facciamo.

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