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Napoli batte Juve, almeno dal commercialista



Questa settimana , carte alla mano e in considerazione degli ultimi eventi sportivi, voglio giocarmi un particolare match “Napoli – Juve”: quello sul terreno degli ultimi bilanci pubblicati, mettendo in mostra le diversità sostanziali che intercorrono tra le due squadre e i numeri “reali” presi poco in considerazione.
Partiamo da un presupposto: come ha detto Mario Sconcerti, il “mecenatismo” nel calcio è finito e i tifosi sono figli di un calcio vecchio. In bacheca i conti hanno le stesso spazio delle coppe.
Non è più il tempo dei Moratti e dei Berlusconi, De Laurentiis e gli Agnelli lo sanno bene.
Ecco la prima differenza!
La società azzurra è in mano ad un uomo solo al comando, i piemontesi ad una multinazionale, un grande gruppo per il quale (possiamo dire senza paura) la Juve non è altro che uno dei tanti strumenti d’affari.
Proprio dai bianconeri vorrei partire, vuoi perché sono nell’occhio del ciclone, vuoi perché hanno il fatturato più alto della Serie A (qualcosa come 500 milioni), vuoi perché non è tutto rose e fiori. Se qualcuno loda le strategie vincenti del duo Marotta-Paratici, delle quali i frutti sono le plusvalenze esagerate segnate negli ultimi mesi (41,2 milioni nel mese di febbraio, 93,9 milioni nella stagione passata), altri, invece, storcono il naso parlando di player trading e operazioni fittizie.
Non mi addentro, senza prove non si può accusare nessuno di falso in bilancio e i prezzi dei calciatori non seguono criteri oggettivi.
Ma il bilancio voglio impugnarlo perché se è vero che dietro alla Juve ci sono gli Agnelli è anche vero che gli stessi Agnelli, di cui è inutile sottolineare la potenza (economica), hanno approvato il prospetto presentato agli investitori per il collocamento del bond da 175 milioni, nel quale lo stesso debito è inserito tra i fattori di rischioandandosi a sommare al debito netto di 309,8 milioni del 30 giugno 2018, per il quale non si assicura il rifinanziamento o il pagamento.

“La Juventus non può assicurare che sarà’ in grado di rifinanziare o ripagare tutto il suo debito, inclusi i bond, a condizioni commerciali ragionevoli o del tutto”
Così come riportato da Il Sole 24ore, per la Juventus enfatizzare i rischi è prassi ma, tengo a sottolineare, i risultati sportivi hanno il rischio come cappio al collo e raggiungerli “tutti” è sempre straordinario.
CR7 non è una assicurazione, lo è Exor (capitalizzazione 24 miliardi di dollari), che sa sempre come e cosa fare.

Ma passiamo agli azzurri. Avete presente “Essere o non essere, questo è il dilemma” di shakespiriana memoria? Bene, a Napoli il dilemma è un altro: De Laurentiis ha preso il Napoli dalla Serie C e lo ha reso quello che è oggi o è stata Napoli a rendere ricco De Laurentiis?
Questo dubbio nasce nei cuori dei guelfi azzurri, la fede e non l’Imperatore, ma le carte lo sconfessano.
Come scrivevo, proprio su queste pagine, qualche mese fa ADL ha guadagnato nei suoi anni a Napoli poco meno che 3 milioni di persona personalmente, come direbbe Camilleri.
E aggiungo che c’è un altro luogo comune da sconfessare perché il Napoli non salva gli affari di De Laurentiis, bensì li azzoppa.
La Filmauro fa utili (551,518 giugno 2018, 2,73 milioni nell’esercizio precedente, 4 nel 2016), il Napoli no, il Napoli non vede aumentare i ricavi strutturali (145 milioni) da cinque anni.
La Filmauro è in rosso di 5,06 milioni perché la società azzurra è in perdita di 6,37 milioni, dopo l’utile (epifanico) di 66,6 milioni del 2017 dovuto quasi e solo totalmente da una posta straordinaria, la plusvalenza Higuain. Nel 2016 si era già sotto di 3,21 milioni. Ciò nonostante non ci sono debiti finanziari, i debiti totali pari a 144 milioni sono per due terzi legati al calciomercato, e la società risulta essere tra le più liquide in Europa grazie ad una gestione sana che pochi altri (diciamo anche nessuno)senza profitti avrebbe interesse di perseguire.
Arriviamo al triplice fischio di questa gara intensa tra le squadre più rilevanti del calcio italiano con una certezza: Napoli batte Juve, almeno dal commercialista.

Articolo a cura di Vincenzo Imperatore per " Il Roma"

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