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Polizze assicurative, una giungla: manuale di sopravvivenza

Polizze assicurative, una giungla: manuale di sopravvivenza

Articolo a cura di Vincenzo Imperatore

Tra contratti, commissioni e rischi, qualche consiglio per non finire nelle fauci degli squali in agguato.
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Recanati, Sinistra italiana presenta il libro "Sacco Bancario" di Imperatore

Recanati, Sinistra italiana presenta il libro "Sacco Bancario" di Imperatore


Articolo della testata "Il Picchio Rosso"
Mercoledì 29 Novembre alle 21.15 presso il Salone del Popolo di Recanati, Sinistra Italiana ospiterà la presentazione del libro “Sacco Bancario” con la partecipazione dell’autore Vincenzo Imperatore.

"Quello delle banche - scrive il Coordinamento Sinistra italiana Macerata - è un tema importante sul quale Sinistra Italiana ritiene necessario mantenere alta l’attenzione sia rispetto agli scandali, tutt’ora impuniti, come quello dell’ex Banca Marche, sia rispetto al ruolo degli amministratori e della politica: nel libro infatti si alternano rivelazioni didocumenti segreti a testimonianze inedite di risparmiatori che lottano per salvare i propri soldi. Dal caso Deiulemar ai mancati controlli di Consob e Banca d’Italia,Vincenzo Imperatore ci parlerà del grande sacco bancario emerso con gli scandali di MPS, Banca Etruria, Veneto Banca, Popolare di Vicenza e Banca Marche,solo per citarne alcuni. Tuttavia l’intreccio tra finanza, politica e interessi personali è più profondo e capillare; solo entrando nelle stanze segrete del potere bancario possiamo capire come, ancora oggi, tutto funzioni come se nulla fosse accaduto. La politica è servile, anche per necessità (le banche hanno in cassaforte miliardi di titoli di Stato e un forte potere di ricatto) e finora, nonostante tutto, sono stati i cittadini e i risparmiatori a pagare il conto.

"C’è però una speranza: grazie - conclude - alla collaborazione del presidente di Banca Popolare Etica Ugo Biggeri, Imperatore racconta un cambiamento possibile, tuttora in corso eppure colpevolmente taciuto dai media, una bella esperienza che porta profitto e etica a vivere insieme. Grazie alla collaborazione della libreria “Passepartout” sarà possibile acquistare il libro direttamente in sala e autografarlo. L’ingresso è libero e l’invito è rivolto a tutti".

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Recanati: Vincenzo Imperatore presenta il libro ''Sacco bancario''

Recanati: Vincenzo Imperatore presenta il libro ''Sacco bancario''


Presentazione del nuovo libro di inchiesta "Sacco Bancario" di Vincenzo Imperatore a Recanti. Articolo a cura di Sinistra Italiana Macerata.
Mercoledì 29 Novembre alle 21. 15 presso il Salone del Popolo di Recanati, Sinistra Italiana ospiterà la presentazione del libro “Sacco Bancario” con la partecipazione dell’autore Vincenzo Imperatore.

Quello delle banche è un tema importante sul quale Sinistra Italiana ritiene necessario mantenere alta l’attenzione sia rispetto agli scandali, tutt’ora impuniti, come quello dell’ex Banca Marche, sia rispetto al ruolo degli amministratori e della politica: nel libro infatti si alternano rivelazioni di documenti segreti a testimonianze inedite di risparmiatori che lottano per salvare i propri soldi.

Dal caso Deiulemar ai mancati controlli di Consob e Banca d’Italia, Vincenzo Imperatore ci parlerà del grande sacco bancario emerso con gli scandali di MPS, Banca Etruria, Veneto Banca, Popolare di Vicenza e Banca Marche, solo per citarne alcuni. Tuttavia l’intreccio tra finanza, politica e interessi personali è più profondo e capillare; solo entrando nelle stanze segrete del potere bancario possiamo capire come, ancora oggi, tutto funzioni come se nulla fosse accaduto.

La politica è servile, anche per necessità (le banche hanno in cassaforte miliardi di titoli di Stato e un forte potere di ricatto) e finora, nonostante tutto, sono stati i cittadini e i risparmiatori a pagare il conto. C’è però una speranza: grazie alla collaborazione del presidente di Banca Popolare Etica Ugo Biggeri, Imperatore racconta un cambiamento possibile, tuttora in corso eppure colpevolmente taciuto dai media, una bella esperienza che porta profitto e etica a vivere insieme.

Grazie alla collaborazione della libreria “ Passepartout” sarà possibile acquistare il libro direttamente in sala e autografarlo. L’ingresso è libero e l’invito è rivolto a tutti.



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L'ex manager: <<Debitori impuniti>> Soldi presi senza garanzie personali

L'ex manager: <<Debitori impuniti>> Soldi presi senza garanzie personali


Recensione di Nino Femiani della testata "Il Resto del Carlino-La Nazione" su "Sacco Bancario-il grande imbroglio raccontato da ex manager,gole profonde e risparmiatori truffati" di Vincenzo Imperatore.

Come hanno fatto i grandi manager degli istituti bancari a far sparire i loro patrimoni?
<I trucchi sono tanti, ma i più diffusi sono due: intestarli, con dotazioni fatte per tempo, a terzi non ricolegabili alla famihlia; utiizzare società fiduciarie all'estero nei cosidetti paradisi fiscali che fanno dileguare sott'acqua il proprio tesoro. E' dura per un magistrato seguire le tracce, spesso il denaro viaggia dall'Italia, al Lussenburgo, all'Irlanda, alle Isole Verginie e così via in un vorticoso itinerario turistico. Occorono indagini approfondite , e servono tre cose: tempo, determinazione e preparazione>>.

Vincenzo Imperatore, napoletano di 54 anni, laureato in Economia aziendale , è stato per ventidue anni un importante manager bancario. Con Chiarelettere ha pubblicato <<Io so e ho le prove>> (2014) e <<Io vi accuso>> (2015) che raccontano il marcio delle banche visto dall'interno.
Ora è in libreria con <<Sacco Bancario>>, radiografia degli ultimi anni attraverso documenti inediti e top secret.

Tra i 100 grandi nomi che hanno contribuito al crac di Veneto Banca, spiccano single importanti. Possibile che alla fine se la cavino senza colpo ferire e a pagare siano solo risparmiatori e azionisti?
<<Non restituiranno nulla e vivranno felici e contenti. Un'immensa truffa impunita che ha lasciato sul lastrico tanti risparmiatori onesti, mentre i responsabili e chi ha beneficiato del credito allegro se la caveranno con lievissime conseguenze: qualche indagine, qualche multa, qualche buffetto sulle guance. Alla fine si accorderanno, sborseranno solo briciole perchè, al momento di chiedere i prestiti, non hanno rilasciato garanzie personali>>.

Come è stato possibile?
<<Lo è grazie alla loro forza negoziale che nasceva da appoggi politici o di altri poteri forti alle spalle, talvolta occulti. E' la potenza della "lettera di presentazione" che fa diventare questi gruppi degli intoccabili.

Cosa l'ha sorpreso, scavando nel fango delle banche?
<<Ci siamo resi conto, grazie alla visione di documenti riservati, che gli organi di vigilanza della Banca d'Italia erano attenti solo agli aspetti formali, che la loro efficienza era una presa per i fondelli. Abbiamo un documento che BanKitalia fornisce agli istituti di credito, il cosiddetto piano di risanamento, che è un'autocertificazione che le banche devo fare ogni anno per dichiarare il loro stato di salute. Ebbene, poi nessuno controlla se è tutto vero o no>>.

Nessun correntista sembra più al sicuro.
<<Il mostro - banche ha perso il suo vero capitale: la fiducia >>.

Io,piccolo risparmiatore, come faccio a sapere se la mia banca è solida?
<<Posso tutelarmi un pò leggendo il Cet1 (commmon equity tier 1) del mio istituto di credito che misura il rapporto fra i mezzi propri della banca e gli impieghi. Deve essere almeno superiore al 10%, si può trovare nel bilancio e nelle trimestrali>>.

C'è stato anche un ritardo della magistratura,almeno nel bloccare i beni dei responsabili. Come mai?
E' intervenuta quando non c'era più niente nelle casse. Negli Stati Uniti, a dieci anni dallo scandalo Lehman Brothers, sono state inasprite le sanzioni, fior di manager sono finiti in galera. In Italia, invece, il conto lo stanno pagando i cittadini e i risparmiatori>>.

Quale domanda farebbe, da risparmiatore, a Visco?
<<Una sola: se non ritiene giusto cambiare il suo stato maggiore, visto la pessima prova fornita. L'inefficienza degli organi di vigilanza è un fatto conclamato e il governatore penso ne debba prendere atto>>.


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Banca-rotta non ci avrai

Banca-rotta non ci avrai


Recensione di Igor Traboni sul nuovo libro di inchiesta Sacco Bancario di Vincenzo Imperatore

Non ce la racconta giusta l’ex rottamatore Matteo Renzi (in verità anche ex premier, ma questo non fa gioire più di tanto, vista la successiva clonazione in Paolo Gentiloni) sulla storia delle banche. E lo scriviamo da tempi non sospetti. Non la racconta giusta alle migliaia di risparmiatori truffati, che ad ogni tappa del suo trenino in giro per l’Italia, accolgono il segretario pd con frizzi e lazzi di ogni tipo al solo scorgerlo all’orizzonte, figuriamoci poi quanto si mette a ripetere come un disco rotto e stonato: . Come no: e chi scrive è Napoleone.

Come consiglio non richiesto, diamo al signor Renzi un altro indizio che magari potrebbe avvicinarlo alla verità, e smetterla di raccontar fandonie sulle banche: in un’Italia in sui si legge poco (e sempre di meno, perché grazie alla crisi moltiplicata proprio dal suo governo, anche 17-20 euro per un buon volume pesano parecchio nel bilancio familiare) stanno spopolando proprio i libri sulle banche.  Come “Sacco bancario” che Vincenzo Imperatore ha scritto con Ugo Biggeri (Chiarelettere editore).

Imperatore nelle banche importanti ha lavorato per oltre 20 anni; poi, capita l’antifona, si è messo a fare banca con il cuore (il coautore Biggeri è fondatore di Banca Etica) e a raccontare le malefatte del mondo del credito.

Nel suo precedente “Io so e ho le prove” ha spiattellato tutto in presa diretta e anche quello è stato un successo, tanto da arrivare perfino a teatro (ne abbiamo parlato sul Giornale d’Italia il 14 gennaio scorso). Adesso, e ancora una volta dall’interno e con cognizione di causa, ecco questo libro che racconta per l’appunto il grande sacco bancario: Mps, Etruria, Veneto Banca, Popolare di Vicenza, con tutti gli intrecci tra finanza, politica e interessi personali. Un pandemonio, ma chi ha rotto – anticamera della bancarotta – mica sta raccogliendo i cocci: no, tutto scaricato sui risparmiatori, su chi ha sgobbato una vita per quel gruzzoletto e adesso si stente dire che lo stanno pure aiutando e tutti in carrozza, signori si parte: altro giro, altra stazione, altra bugia.

Altrove, per i reati finanziari si paga anche penalmente. In Italia, il massimo è una commissione di inchiesta, presieduta da Pier Ferdinando Casini. Che è comunque una pena, ma per noi.

 

 

 

 

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Banca Etica in festa: sabato inaugurazione del nuovo ufficio e spettacolo teatrale “Io so e ho le prove”

Banca Etica in festa: sabato inaugurazione del nuovo ufficio e spettacolo teatrale “Io so e ho le prove”


Lo spettacolo teatrale "Io so e ho le prove" in scena a Senigalllia

09/11/2017 - Sabato 11 novembre Banca Etica inaugura a Senigallia il nuovo ufficio del consulente finanziario per le Marche Nord, Paolo Manoni.

Un'occasione per stare insieme, brindare e andare a teatro: dopo il taglio del nastro, infatti, la cittadinanza è invitata all'Auditorium San Rocco per assistere allo spettacolo "Io so e ho le prove", di e con Giovanni Meola. Una pièce che farà riflettere su quello che non va nel modo in cui molte banche sono gestite, e su ciò che si può fare per creare un cambiamento dal basso.

L’appuntamento per il brindisi e il taglio del nastro è alle 16.30 in Via Testaferrata 10, Senigallia. Interverranno:

Maurizio Mangialardi - Sindaco di Senigallia

Giuseppe Orlandoni - Vescovo emerito di Senigallia

Paolo Manoni - consulente finanziario di Banca Etica nelle Marche

Nazzareno Gabrielli - Vice Direttore generale di Banca Etica

Dopo il taglio del nastro ci si sposta all’Auditorium San Rocco per assistere allo spettacolo “Io so e ho le prove” di e con Giovanni Meola. Introduce Nicoletta Dentico, consigliera di amministrazione di Banca Etica.

Banca Etica è presente nelle Marche dal 2011 con una filiale ad Ancona e un banchiere ambulante/consulente finanziario a Senigallia che serve le province di Pesaro-Urbino e Ancona.

Banca Etica conta oggi nelle Marche 950 soci; una raccolta di risparmio pari a 33 mln di €, e finanziamenti accordati per 38 mln di euro.

Banca Etica nelle marche finanzia realtà importanti quali: La Terra e il Cielo, Terra bio, Mondo Solidale, Shadhilly, Cooss Marche, Labirinto, Tecnos.

A Senigallia finanzia Undicesima Ora, Fondazione Caritas, Cesanella coop. edilizia e tante altre realtà.

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Imperatore racconta in un libro il grande imbroglio delle banche

Imperatore racconta in un libro il grande imbroglio delle banche


Recensione di AdnKros - Sicilia su il nuovo libro di inchiesta di Vincenzo Imperatore "SaccoBancario"

“Sacco bancario” è il libro nel quale lo scrittore (ex bancario) Vincenzo Imperatore racconta il grande imbroglio delle banche. Tra risparmiatori truffati e manager senza scrupoli un libro inchiesta scomodo con documenti esclusivi.




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Bilanci falsi e indici manipolati

Bilanci falsi e indici manipolati


Intervista di Vincenzo Imperatore sull’inserto SOLDI&DIRITTI di “Altro Consumo”

‹‹Questa volta ho alzato lo sguardo e ho indagato nelle segrete stanze dei Consigli di amministrazione, nelle connivenze con la politica, nei controlli solo formali di BankItalia, Consob e della stessa Banca centrale europea››. Con il suo tono squillante e l’inconfondibile accento napoletano, Vincenzo Imperatore mi racconta il suo nuovo libro in uscita per Chiarelettere: “Il sacco bancario”. Una vecchia conoscenza per la nostra associazione che lo ha ospitato a Ferrara durante il Festival 2015 dove ha presentato il suo primo libro: “Io so e ho le prove – Come le banche imbrogliano il correntista”. Racconta il dietro le quinte degli istituti di credito in cui per vent’anni, è stato uno spietato manager che ha venduto “spazzatura ai clienti” – polizze, diamanti, obbligazioni subordinate, derivati – perfettamente integrato in un sistema che non tiene conto del cliente, ma solo del profitto. Finché con la crisi economica, questa logica “malata” ha cominciato a scavare un buco nella sua coscienza. Non ha più voluto far parte del sistema e ne è uscito denunciandone tutte le nefandezze. ‹‹Ho potuto farlo – ammette – perché ho raggiunto una certa tranquillità economica. Mentre quando ero dentro al sistema ero ricattabile per il mio lauto stipendio e i benefit. Ci sono ancora tanti “Vincenzi Imperatori” dentro alle banche che non possono tirarsi indietro››.



In questo momento storico molti risparmiatori devono fare i conti con il fallimento della loro banca.

‹‹Eppure si può ancora fare banca “sana” e se si lavora bene si è anche indipendenti e si può resistere alle pressioni esterne. Nel libro parlo di due banche che fanno ciò che deve fare un istituto di credito: raccogliere risparmio e fare prestiti alle imprese. Sono Banca Popolare Etica e Banca Popolare delle Province Molisane. Siamo al di fuori dal sistema–Italia-Intesa San Paolo, Unicredit, Monte dei Paschi di Siena, Ubi, Banco Popolare-Banca Popolare di Milano e Banca Popolare dell’Emilia Romagna – istituti di credito che hanno chiuso il 2016 in perdita di circa 14,5 miliardi. Basti pensare che la banca molisana ha un indice Core Tier 1, che misura la solidità patrimoniale, del 18,76 per cento (riferito al 2016). Per capire il valore di questa cifra, basti sapere che le principali autorità bancarie europee raccomandano una soglia minima del 7-9% e che tra le maggiori banche “sistemiche” d’Italia nessuna ha un coefficiente così alto. Come hanno fatto? Ho interpellato Giancarlo Mandato, Risk e manager dell’istituto, che mi ha detto che la prima regola è il rigore nella concessione del credito, che la presenza sul territorio non può e non deve tramutarsi in comportamenti o approcci “confidenziali”. Niente favori, dunque. A nessuno. Per essere indipendenti si deve restare fuori dalle logiche clientelari: dietro ai loro sportelli non ci sono “figli di” ››.



Secondo quanto si racconta nel libro, invece, i prestiti vanno “agli amici degli amici”

‹‹Il caso di Banca Promos è emblematico di come nei bilanci delle banche arrivino i crediti “deteriorati” (le attività che non riescono più a ripagare capitale e interessi dovuti ai creditori). Spesso sono quelli concessi secondo criteri “clientelari”. Questa piccola banca campana finanzia con un prestito consistente l’acquisto da parte di K4A Spa di una giovane azienda che fabbrica elicotteri di nuova generazione, anche se non offre alcuna garanzia: ha un capitale sociale di appena 10.000 euro, non ci sono i risultati imprenditoriali, né competenza ed esperienza maturata nel settore. Addirittura, al momento della richiesta del finanziamento (ancora oggi, al 10 settembre), questa società risulta “inattiva” presso la Camera di commercio di Napoli. Se è inattiva non produce reddito, come ripaga il prestito? Non solo. L’ispezione di Bankitalia non ha portato a nulla, non si sono neanche accorti che la società acquistata è inattiva. Inoltre, come confermano i documenti messi a nostra disposizione da un whistleblower, l’alto rischio connesso all’operazione è stato segnalato, in fase di istruttoria, dai funzionari e sottoposto agli organi deliberanti. Ma come mai nessuno ha raccolto l’allarme? Se si guarda nel Cda dell’azienda sono evidenti i rapporti stretti tra Pr, enti pubblici e finanza locale››.

Perché Banckitalia non è mai riuscita a capire in anticipo nessuna delle crisi che hanno coinvolto le banche poi in default?

‹‹O c’è collusione o c’è impreparazione. Da qui non si sfugge. Quella tra le banche private e lo Stato è davvero una relazione pericolosa – soprattutto per noi correntisti. Con il finanziamento del debito pubblico, le banche forniscono una “stampella” allo Stato. Questo aiutino avviene attraverso un massiccio acquisto di Bot, Btp e Cct, parliamo di tanti soldi, 635 miliardi (fine 2016). Così facendo, i governi finanziano il proprio debito e le banche, acquistando titoli a “rischio zero”, raggiungono obiettivi di solidità patrimoniale richiesti dalla vigilanza. Come mai le banche sono così generose con lo Stato? Il mio dubbio è che, lungi dall’essere paladine di una causa sociale o morale, siano interessate a tenere una poltrona riservata nel salotto buono delle lobby. Patti chiari, amicizia lunga: la banca compra i titoli di Stato e in cambio lo Stato - cioè anche Bankitalia, Consob & Co. – chiude un occhio sugli affari “meno nobili” dell’istituto. D’altro canto basta guardare all’unicreditizzazione delle banche in difficoltà. I manager che Unicredit ha mandato via considerandoli non più efficienti, il governo li ha messi a dirigere Banca Etruria & Co. quelli che poi possano chinare il capo di fronte alle indicazioni governative››.

Con il caso Deiulemar emergono i danni della mancata vigilanza delle autorità

‹‹Deiulemar, compagnia di navigazione di Torre del Greco, è fallita tre anni fa lasciando sul campo le sue obbligazioni. Liquidato tutto, non è rimasto abbastanza per ripagare i risparmiatori. Una “gola profonda” ci ha mostrato una mail del dirigente di una grande banca italiana che apriva un finanziamento a questa società una settimana prima del crac. La Consob stessa ha autorizzato l’emissione delle obbligazioni nonostante il parere contrario di Bankitalia. Che, a sua volta, pur notando flussi anomali di denaro e segnalando le irregolarità delle obbligazioni, si è limitata a denunciare i fatti agli inquirenti, senza bloccare l’afflusso dei fondi sui conti coinvolti››.

 

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Banche, l’ex dirigente: “Ecco come funziona il grande imbroglio pagato da cittadini e risparmiatori”

Banche, l’ex dirigente: “Ecco come funziona il grande imbroglio pagato da cittadini e risparmiatori”


Recensione su "Il Sacco Bancario - il grande imbroglio raccontato da ex manager, gole profonde e risparmiatori truffati" de "Il Fatto Quotidiano"
Nel nuovo libro Sacco bancario Vincenzo Imperatore racconta l'inefficienza degli organi di vigilanza, gli escamotage con cui i vertici proteggono imprenditori senza scrupoli e i trucchi che consentono a società con poche credenziali creditizie e garanzie quasi nulle di ricevere prestiti a sei zeri mentre per i piccoli imprenditori l’accesso al credito è praticamente impossibile

L’inefficienza degli organi di vigilanza, attentissimi solo agli aspetti formali. Gli escamotage con cui i vertici di alcune banche italiane proteggono imprenditori senza scrupoli, mentre le severe (sulla carta) norme antiriciclaggio raccomandano segnalazioni urgenti anche per piccoli movimenti all’apparenza poco chiari. I trucchi che consentono a società con poche credenziali creditizie e garanzie quasi nulle di ricevere prestiti a sei zeri – come raccontato nell’estratto che anticipiamo – mentre per i piccoli imprenditori l’accesso al credito è praticamente impossibile. In poche parole: l’intreccio tra finanza, politica e interessi personali che sta dietro a un sistema per le cui falle stanno pagando un conto salato cittadini e risparmiatori.
A raccontarlo è l’ex manager bancario Vincenzo Imperatore nel suo nuovo libro Sacco Bancario (Chiarelettere) scritto in collaborazione con Ugo Biggeri, presidente di Banca Popolare Etica, e con la prefazione di Marco Travaglio. Nel libro che conclude il percorso iniziato con “Io so e ho le prove” (Chiarelettere, 2014) continuato con“Io vi accuso” (Chiarelettere, 2015), Imperatore mette a disposizione le testimonianze di dirigenti apicali, gole profonde e insider. Oltre a documenti interni e riservati che fanno luce su meccanismi “mille volte denunciati eppure tuttora perfettamente funzionanti”.
Ma c’è anche l’altra faccia della medaglia. Storie di piccole banche (come la Banca Popolare delle Province Molisane o di Banca Popolare Etica) che funzionano sulla base di tre parametri solo all’apparenza incompatibili: ottima governance, rigore morale nei consigli di amministrazione e profitto.

Pubblichiamo di seguito un estratto del libro 

IL CASO BANCA PROMOS

Eccezioni e distrazioni

Quella che segue è la storia di una piccola impresa «benedetta» dal caso, dalla fortuna o, più probabilmente, da una raccomandazione giunta dall’alto. Un «pesce piccolo» che, mancando di solide basi patrimoniali e dunque di sufficienti garanzie, non avrebbe mai potuto ricevere soldi in prestito da una banca. Invece li ha ricevuti, e pure tanti.

La banca di cui stiamo parlando si chiama Promos Spa, e nasce a Napoli, nel 1980, su iniziativa di Ugo Malasomma e Tiziana Carano. All’inizio è una Srl che ha per oggetto sociale lo svolgimento di attività di intermediazione sui mercati azionari e obbligazionari italiani, poi seguiranno vari passaggi, come l’iscrizione all’albo della Consob nel 1991, l’ingresso in Abi (l’Associazione bancaria italiana) nel 1998, e infine l’iter di trasformazione in banca nel 2002.

Ancora oggi  ha un capitale sociale di soli 7.740.000 euro e nel suo consiglio di amministrazione siedono, tra gli altri, Luigi Gorga, che da presidente della Banca Popolare di Sviluppo subì nel 2013 una sanzione da parte della Banca d’Italia, e Umberto de Gregorio, nel 2015 nominato dal governatore della Campania Vincenzo De Luca – per il quale aveva svolto il ruolo di coordinatore della campagna elettorale – al vertice dell’Eav (Ente Autonomo Volturno), la holding che gestisce una larga fetta dei trasporti della regione (1).  Nell’aprile del 2015 (attenzione alle date…), la Promos finanzia l’acquisto del 22 per cento della società 4KA Spa Knowledge for aviation – una giovane azienda che fabbrica aeromobili e veicoli spaziali, con sede a Ponticelli, in provincia di Napoli – da parte della Hold and Fly Srl. Prezzo di acquisto/vendita: 1.720.000 euro.

Un finanziamento come tanti, direte voi. Nient’affatto, perché la Hold and Fly Srl, in realtà, è una scatola vuota e l’operazione, per una piccola banca come la Promos, è da considerare a dir poco rischiosa. Come mai si è andati avanti lo stesso? La verità è che la Hold and Fly Srl è stata costituita il 10 aprile 2015 dagli stessi soci di riferimento della K4A Spa, allo scopo di rafforzarne il gruppo di controllo e supportarne i piani di sviluppo.

La Banca Promos accorda ogni richiesta ma, in cambio, quali garanzie offre la Hold and Fly Srl? Nessuna, visto che ha un capitale sociale di appena 10.000 euro. Anzi, non potrebbe nemmeno essere finanziata, perché priva di alcuni requisiti necessari non ancora verificati: i risultati imprenditoriali, la competenza e l’esperienza maturata nel settore e il comportamento negli affari. Addirittura, al momento della richiesta del finanziamento e ancora oggi (8 settembre 2017), la Hold and Fly srl risulta ancora “inattiva” presso la Camera di Commercio di Napoli. Una società inattiva significa che non opera e pertanto non produce reddito, ma legalmente costituita pertanto esistente come natura giuridica. “La banca in questione, come tutto il sistema bancario d’altronde – ci rivela la nostra “gola profonda”- in base a una consuetudine che alcuni giudicano ormai superata ma che ancora oggi tende a essere osservata – finanzia soltanto aziende «già consolidate da almeno un paio di anni di attività, che operino e producano reddito, risultante dal bilancio ufficiale, da almeno 24 mesi.».

“Se poi ci aggiungiamo il fatto – continua il nostro interlocutore – che la normativa interna della banca stabilisce che “di regola” non e’ possibile concedere finanziamenti ad aziende che non abbiamo almeno 6 mesi di vita “salvo deroga”, capiamo che tutto e’ possibile se deciso nelle segrete stanze del cda.”

Come è stato possibile dunque che la Promos abbia erogato ugualmente il prestito? Qui entra in gioco la fantasia. Il «trucco» escogitato è stato quello di finanziare uno a uno i singoli soci della Hold and Fly, con un affidamento, sotto forma di scoperto di conto corrente, per complessivi 1.755.000 euro.

Il problema è che neppure loro – lo attestano i documenti interni della stessa Promos, che il whistleblower mi ha procurato – non sarebbero stati «teoricamente» in grado di restituire il prestito alla scadenza pattuita. Per la maggior parte dei soci, il rischio creditizio valutato da CRIF (2) e’ alto o addirittura negativo.

Vero è che la banca ha chiesto in garanzia un pegno sulle azioni della K4A Spa possedute dai soci. Ma nessuno si è curato di stabilire se il loro valore nominale fosse realistico e coerente rispetto a quello riportato in bilancio. Nella fase istruttoria, questo controllo è stato, chissà perché, «dimenticato». Inoltre, come confermano i documenti a nostra disposizione, l’alto rischio connesso all’operazione è stato segnalato, in fase di istruttoria, dai funzionari proponenti e sottoposto agli organi deliberanti.

Come mai nessuno ha raccolto l’allarme? Sono dunque da ritenere casuali tante «attenzioni», eccezioni e «distrazioni», da parte di Promos, a vantaggio dei soci della Hold and Fly Srl? Difficile dare una risposta.

Certo, è forte il sospetto che il top management della banca, avesse in testa solo il profitto immediato, e che non si curasse di far correre un rischio agli altri risparmiatori.

L’istituto, dal novembre del 2016, sempre secondo il racconto della fonte, era sotto ispezione di Bankitalia, un lavoro conclusosi nel giugno del 2017 senza riscontrare irregolarita’. Ma le proporzioni dell’affidamento, per una iniziativa imprenditoriale che ad oggi risulta inattiva, parrebbero disattendere i piu’ normali criteri di erogazione creditizia. Ma facciamo un passo indietro, per conoscere piu’ da vicino il “gioiello” che sta al centro di tutta questa vicenda: la K4A Spa.

(1) Per tale nomina, cosi come riporta Dagospia, e’ stato inviato alla Procura di Napoli e all’Anac di Raffaele Cantone un esposto contro il presidente dell’EaV per una presunta incompatibilità per l’incarico ricoperto in quanto dipendente pubblico. De Gregorio, iscritto all’Ordine dei dottori commercialisti di Napoli, è infatti docente di economia aziendale nell’istituto tecnico commerciale «A. Diaz».Secondo la denuncia, l’assunzione della guida della società pubblica sarebbe in contrasto con il contratto nazionale scuola oltre che vietato da specifiche disposizioni di legge. In più, sempre alla base dell’esposto, ci sarebbe la circostanza che De Gregorio avrebbe chiesto l’aspettativa un anno dopo circa la nomina alla guida della holding regionale. Un «doppio lavoro» che potrebbe aver provocato anche un danno all’Erario su cui potrebbe essere chiamata a indagare la Procura presso la Corte dei Conti.

(2) Crif è il gestore del principale Sistema di informazioni creditizie (Sic) presente in Italia, chiamato Eurisc. Si tratta di un archivio informatico che contiene i dati sui finanziamenti richiesti ed erogati a privati e imprese.

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Deiulemar – “Sacco Bancario”: Le colpe di Consob, Banca d’Italia e le banche che stavano a guardare

Deiulemar – “Sacco Bancario”: Le colpe di Consob, Banca d’Italia e le banche che stavano a guardare


Articolo di Vincenzo Legna su TorreChanel.it


Il libro di Vincenzo Imperatore “Sacco Bancario”, nel capitolo dedicato al crack Deiulemar,  affronta anche il ruolo della Consob e della Banca d’Italia, visto che si tratta di organi di vigilanza che evidentemente non hanno fatto il loro dovere. Emblematico il ruolo dell’avvocato Roberto Maviglia, che prima di diventare amministratore unico della compagnia nel 2012 fu consulente nel 2004, facendo ottenere alla Deiulemar l’iscrizione nell’elenco degli emittenti diffusi, ossia società con strumenti finanziari non collocati su mercati regolamentati ma oggetto di investimento presso un ampio numero di risparmiatori. Strana coincidenza, in quello stesso periodo alla Consob lavorava Renato Maviglia, fratello di Roberto. Nel libro si sottolinea inoltre che nel 2005 la Deiulemar veniva spogliata di ogni bene attraverso la costituzione di un reticolo di società fiduciarie e trust in Lussemburgo, Malta e Svizzera, con il chiaro intento di sottrarre risorse ai creditori. E la Consob dov’era? Oltretutto nel 2007 proprio la Consob aveva autorizzato un ulteriore prestito obbligazionario di 50 milioni di euro, nonostante il parere contrario della Banca d’Italia. Un operazione senza senso, visto che la compagnia era ormai una scatola vuota e per giunta indebitata. Si pone dunque l’enfasi sulle tante omissioni della Consob e sulla scarsa attenzione della Banca d’Italia, che nonostante gli enormi flussi di denaro e le irregolarità dei prestiti obbligazionari si è limitata a qualche denuncia senza mai bloccare tali operazioni, pur avendone gli strumenti.

Un ruolo importante nel crack lo hanno giocato anche gli istituti di credito, che hanno lucrato sulle ingenti somme di denaro presenti sui conti correnti personali di Michele Iuliano. Le banche erano consapevoli di prendere parte ad operazioni che venivano svolte in barba alle regolari procedure societarie, ed erano dunque corresponsabili. Oltretutto appare impossibile che l’ingente quantitativo di soldi finito all’estero non abbia implicato il coinvolgimento di qualche banca italiana. Il capitolo dedicato al crack Deiulemar si conclude infine con un passaggio molto significativo: “La verità è che quelle tre famiglie erano diventate padrone della città. Se qualcuno aveva bisogno di qualcosa non bussava alla porta del sindaco, ma alla loro. In pratica garantivano i livelli di occupazione e i profitti alle banche. A Torre del Greco c’è persino una strada intestata a Giovanni Battista Della Gatta, uno dei fondatori del colosso economico. Nel 2013, con un’iniziativa provocatoria, un gruppo di obbligazionisti tentò di ribattezzarla “via dei Truffatori””.

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Colapietro: “Per i torresi Michele Iuliano era come un papà. Risparmiatori prima rassicurati, poi raggirati e abbandonati”

Colapietro: “Per i torresi Michele Iuliano era come un papà. Risparmiatori prima rassicurati, poi raggirati e abbandonati”


Recensione di Vincenzo Legna su TorreChannel.it su Sacco Bancario.Il grande imbroglio nel racconto di manager, gole profonde e risparmiatori truffati di Vincenzo Imperatore


Nello spazio dedicato al crack Deiulemar del libro di Vincenzo Imperatore “Sacco “Bancario” c’è anche la testimonianza dell’avvocato Giuseppe Colapietro, presidente del comitato dei creditori e lui stesso obbligazionista raggirato. Di seguito i passaggi principali.

“Quella della Deiulemar è una tragedia che pochi possono davvero comprendere, a meno che non l’abbiano vissuta in prima persona o non siano abitanti di Torre del Greco. Da quando la compagnia è fallita la disoccupazione è aumentata e il Comune è finito quasi sul lastrico”. Esordisce così l’avvocato Colapietro nella sua testimonianza sul fallimento del colosso armatoriale torrese che ha messo in ginocchio 13000 famiglie. “La Deiulemar era un’istituzione” prosegue l’avvocato. “Torre del Greco era una città fiorente, che prima del crack aveva dato l’anima alla Deiulemar. I cittadini avevano messo le chiavi del loro futuro in mano ai padroni della compagnia, in particolare al capitano Michele Iuliano, che per loro era come un papà”. Poi la descrizione di come avvenivano i passaggi di denaro. “Sui conti correnti intestati a Iuliano – la procura ne ha contati ben 18 – affluivano i soldi delle obbligazioni irregolari e si eseguivano altre operazioni e movimenti, come l’eventuale smobilizzo e il pagamento degli interessi. Una cosa basata sulla fiducia, ma quel che è peggio è la scarsa o nulla informazione fornita ai clienti sul tipo di investimento fatto e sui rischi che si potevano correre. I risparmiatori – continua Colapietro – sono stati tenuti all’oscuro di tutto, inutilmente rassicurati e infine raggirati e abbandonati”. L’avvocato sintetizza poi la strategia intrapresa per cercare di recuperare le somme perse. “Le famiglie dei proprietari della Deiulemar avevano costituito una società di fatto, parallela a quella ufficiale, che controllava una rete infinita di conti correnti e altre compagnie fantasma. Per recuperare il maltolto, abbiamo dovuto far fallire prima tutte le loro società, poi quella di fatto e infine anche loro personalmente”.

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Deiulemar – “Sacco Bancario”, il libro che parla del crack: le rivelazioni shock di un ex dipendente bancario

Deiulemar – “Sacco Bancario”, il libro che parla del crack: le rivelazioni shock di un ex dipendente bancario


Recensione di Vincenzo Legna su TorreChannel.it su Sacco Bancario.Il grande imbroglio nel racconto di manager, gole profonde e risparmiatori truffati di Vincenzo Imperatore

E’ uscito il 26 ottobre “Sacco Bancario”, il libro di Vincenzo Imperatore che affronta una serie di scandali bancari e truffe ai danni di risparmiatori. Tra le vicende trattate dall’ex manager bancario c’è anche il crack Deiulemar. Nel capitolo dedicato c’è spazio per una cronistoria della vicenda – con tutti i vari passaggi che hanno portato allo svuotamento della Deiulemar Compagnia di Navigazione tramite la graduale cessione della flotta e del patrimonio immobiliare – poi largo alle testimonianze di un ex dipendente di una delle banche in affari con la Deiulemar e alle parole dell’avvocato Giuseppe Colapietro. Di seguito i passaggi salienti della testimonianza dell’ex dipendente bancario.

Le rivelazioni shock dell’ex dipendente bancario

“Il crack Deiulemar non è stato un fulmine a ciel sereno” rivela l’ex bancario, che poi parla dell’estensione di un fido a favore della compagnia poco prima del crack, a testimonianza di un’analisi creditizia fatta in maniera sommaria e basata soltanto sulle disponibilità personali dei soci. “Già nel settembre 2011 avevo iniziato a scrivere e a lanciare segnali di allarme, perché ero preoccupato. Sta di fatto che i miei superiori hanno cominciato a scavalcarmi o evitarmi ogni qual volta si dovevano prendere decisioni di peso che favorivano le manovre rischiose dei soci Deiulemar” racconta la fonte. Cosa ben più grave i vertici della banca in cui lavorava lo hanno minacciato una volta venuti a galla i guai della Deiulemar: “Devi dire che è colpa tua, che sei stato tu a non fare le segnalazioni di operazioni sospette all’antiriciclaggio”. Morale della favola: la persona che ha reso la testimonianza è stata licenziata. Poi il racconto di un incontro tra uno degli armatori (nel libro signor L.) e i vertici della banca per firmare un accordo che concedeva all’istituto la delega di amministrare e investire il patrimonio dell’armatore. Si parla di un atteggiamento altezzoso e spocchioso del signor L. che ad un centro punto, rivolto al testimone esclama: “Guagliò, vamme a piglà ‘na penna“. Frase che ha fatto scattare l’ex dipendente che ha prima urlato all’armatore di uscire dalla stanza, per poi andarsene lasciando ai dirigenti il compito di concludere l’operazione. Alla fine si dimostra così la sudditanza del sistema bancario nei confronti di coloro che hanno messo in ginocchio un’intera città.


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Bankitalia e Consob, interrogatorio immaginario sulla vigilanza

Bankitalia e Consob, interrogatorio immaginario sulla vigilanza


Articolo di Vincenzo Imperatore su Lettera43

Al netto delle strumentalizzazioni politiche di questi giorni, entrambi gli istituti dovrebbero chiarire ben più di un punto oscuro. E anche la magistratura è chiamata a dare delle risposte. Ecco quali.

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"Bankitalia e Consob colpevoli", libro-inchiesta su crac banche

"Bankitalia e Consob colpevoli", libro-inchiesta su crac banche


Articolo su Adnkronos

Esce oggi in libreria 'Sacco bancario - Il grande imbroglio nel racconto di manager, gole profonde e risparmiatori', edito da Chiarelettere, scritto da Vincenzo Imperatore con la collaborazione di Ugo Biggeri.
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Basta con il “saper essere”... passiamo alle competenze!

Basta con il “saper essere”... passiamo alle competenze!


Articolo di Vincenzo Imperatore su Il Roma

Nel nostro paese non solo l’ascensore sociale si è inceppato. Anche quello professionale si e’ arenato. Le conseguenze, se guardiamo alle condizioni attuali in cui versa l’Italia, il suo sistema bancario e ai suoi principali indicatori macroeconomici, sono molto serie. E dovrebbero indurci a riflettere. Potrebbe essere un problema di taratura delle competenze necessarie per poter sostenere il cambiamento?

Come ben sappiamo, le dimensioni della professionalita’ di un manager sono strutturate su 3 livelli :

-    il SAPERE, cioe’ la dimensione della conoscenza tecnica costruita negli anni in base alla formazione accademica e soprattutto per effetto dei corsi di specializzazione aziendali;

-    il SAPER FARE, in altri termini cio’ che identifichiamo sinteticamente come “esperienza” e che permette al manager di tradurre i concetti teorici studiati in atti operativi;

-    il SAPER ESSERE; tutto cio’ che attiene all’area comportamentale e relazionale del manager.
Negli ultimi 20 anni la formazione in banca si e’ focalizzata essenzialmente sullo sviluppo della dimensione del SAPER ESSERE. C’e’ stato un abuso dei percorsi formativi basati su PNL (Programmazione Neuro Linguistica), Leadership for Results, Intelligenza Emotiva, ecc, che hanno saputo produrre sicuramente degli ottimi venditori e dei discreti “capi” ma nel contempo hanno depauperato il patrimonio tecnico e professionale che possedeva il bancario della generazione precedente. Una tragedia sotto gli occhi di tutti. Non l’unica causa ma una delle tante piu volte analizzate su questa rubrica. Soprattutto perche’ in banca si vende un “prodotto complesso” che necessita di una preparazione e di una competenza che non puo’ basarsi solo o esclusivamente sulla capacita’ di comunicare. Se sono un consulente finanziario e non ho competenze di analisi creditizia, se non so “leggere” una Centrale Rischi posso solo “improvvisare” una chiacchierata con un imprenditore che tento di acquisire come cliente ma non riuscirò mai ad essere convincente per farmi canalizzare i suoi risparmi personali. Un esempio classico di queste dinamiche si riscontra, ad esempio, nel mondo dei promotori finanziari che hanno, tranne una percentuale bassissima di professionisti, un gap formativo profondo nella cultura di impresa. Ne e’ una conferma il fatto che l’esame per l’iscrizione all’albo, cosi come il catalogo formativo proposto dalle associazioni di categoria per l’acquisizione dei “crediti formativi”, non prevedono percorsi di addestramento sulla analisi creditizia.
Purtroppo, in Italia sappiamo come funzionano certe cose. Si preferisce appiattire tutto verso il basso. I bravi e i competenti vanno allontanati, marginalizzati, esclusi, perché alterano, «sovvertono» il sistema. Che ha le sue regole inamovibili. Un simile atteggiamento, purtroppo assai diffuso sul piano culturale, sociale ed economico, non è però a somma zero. Anzi.

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VENDERE AZIONI NON QUOTATE E’ DIFFICILE: CONSIGLI PER DIFENDERSI

VENDERE AZIONI NON QUOTATE E’ DIFFICILE: CONSIGLI PER DIFENDERSI



Articolo di Vincenzo Imperatore su Il Roma

Conquistare fiducia e credibilità e’ l’obiettivo primario del sistema bancario. Il Gruppo Banca Popolare di Bari ha definito un successo il collocamento presso investitori internazionali, di un'obbligazione senior di 597,2 milioni di euro, emessa nell'ambito dell'operazione di cartolarizzazione di mutui residenziali.

In particolare l’Istituto ha dichiarato che il risultato e’ «un grande segno di fiducia, soprattutto perché ottenuto in un contesto di mercato caratterizzato dal permanere di elementi di incertezza”.

Verissimo. Tanta incertezza e tanta apprensione e’ vissuta anche dai circa 69mila azionisti di BpB che, di fronte al deprezzamento del titolo (oggi quota circa 6,50 euro rispetto ai 9,53 del marzo 2016), vorrebbero vendere, seppur in perdita, per evitare di ritrovarsi nella stessa condizione degli azionisti delle varie banche poi andate in default. Cioè risparmi azzerati!

Le preoccupazioni non sono frutto della psicopatia dei poveri risparmiatori visto che, come scritto due settimane fa su questa rubrica, qualche perplessità produce l’inchiesta risalente al 30 agosto scorso che ha portato all’iscrizione dei vertici dell’Istituto (compresi Marco Jacobini e i figli Gianluca e Luigi) nel registro degli indagati per varie ipotesi di reato tra cui presunte irregolarità nei bilanci.

Vendere le azioni delle banche non quotate, però, non è così facile, soprattutto se si pensa che la compravendita si svolge nell’ambito di un “mercatino” interno dove pare che ci siano stati degli azionisti “privilegiati” che si sono liberati delle azioni (che riacquista la banca) prima del crollo del prezzo. Ma pare, sembra, si immagina, che i fortunati risparmiatori abbiano ricevuto un trattamento di favore nel rispetto della cronologia di chiusura delle operazioni.

Pare, sembra, si immagina che nel registro cronologico degli ordini di vendita ci sarebbero tanti altri “non illustri” risparmiatori che avevano la precedenza rispetto ai soliti “amici degli amici”.

Sarà questione di poco tempo per accertarne la verità. Perché proprio in questi giorni c’e’ stata una svolta giudiziaria determinante. Ci riferiamo a quanto è stato stabilito da un sentenza del 27 settembre scorso della quarta sezione civile del tribunale di Bari a firma del giudice Sergio Cassano a seguito di un decreto ingiuntivo presentato in estate da un azionista barese che nel lontano 1996 ha acquistato circa 430 azioni che ha cercato di rivendere invano da dicembre del 2015. Il risparmiatore più volte aveva richiesto l'ordine cronologico di vendita e più volte la banca si era rifiutata adducendo “non meglio identificate esigenze di riservatezza". La sentenza del giudice è stata chiara: "Il socio deve essere ammesso all'esame dei registri elettronici degli ordini di vendita e di acquisto e quini ha diritto di ricevere copia documentale delle relative risultanze e per tale ragione è legittimato ad avvalersi dello strumento processuale monitorio per ottenere la consegna di tale documentazione".

Ecco il precedente giurisprudenziale che ci mancava e che puo’ rappresentare una svolta nella tutela dei risparmiatori, indipendentemente dal caso BpB.

Tanti lettori, anche clienti della banca in questione, mi hanno scritto sui social e in privato chiedendomi consigli al riguardo.

Allora eccovi due semplici passaggi:

In primo luogo andate in banca e chiedete di verificare il vostro “profilo di rischio”, quella “fotografia” che vi identifica come investitore e che la banca avrebbe dovuto produrre per effetto delle risposte che voi avreste dovuto dare ad un questionario (test di adeguatezza) appositamente predisposto.Se il cliente si accorge che quello sottoposto non è il suo «profilo di rischio», ne chiede (e ottiene) la modifica, adeguandolo alle sue effettive caratteristiche di investitore ma soprattutto forse si rende conto che quelle azioni, se mai conoscesse il significato della parola “azione”, non avrebbe potuto acquistarle. E’ un documento che puo’ essere rilasciato dalla banca allo sportello con un semplice click. Se incontrate resistenze....... insospettitevi!

In secondo luogo, visto che ora la giurisprudenza si è espressa al riguardo, chiedete il registro cronologico degli ordini di compravendita relativo la periodo “sospetto”. Anche in questo caso, se incontrate riluttanza........... raddoppiate il sospetto. Dopodiché raccogliete il tutto e correte da un professionista che sappia difendere i vostri diritti. Se non vi consegnano nulla, non tergiversate ulteriormente. Andateci subito!

Alla prossima.

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Banca Popolare di Bari: tutelatevi prima che sia troppo tardi!

Banca Popolare di Bari: tutelatevi prima che sia troppo tardi!




Articolo di Vincenzo Imperatore su il Roma

Forse scriverò alla redazione di “Chi l’ha visto?” per la soluzione di questo mistero insoluto : che fine hanno fatto i “buonisti” che dicevano che la Banca Popolare di Bari non "sarebbe potuta crollare", altrimenti sarebbe stato un disastro per l'intero territorio visto che quotava circa 70mila azionisti e quasi 3500 dipendenti ? Queste erano le voci autorevoli della politica, questi i commenti dei media specializzati dopo che la magistratura aveva aperto una inchiesta su presunte voragini nascoste nei bilanci di questa banca e derivanti da malagestione, prestiti anomali, acquisizioni di altri istituti decotti. Anche in questo caso siamo di fronte allo stesso classico schema “italiano” laddove finanza e politica si sono scambiati favori con le risorse dei correntisti che sono serviti per finanziare i progetti fallimentari degli “amici degli amici “ in paradossale contrasto con la ufficiale e dichiarata politica creditizia della banca che invece ha chiuso le porte del credito solo ai comuni cittadini. E, tanto per cambiare, chi avrebbe dovuto vigilare - Bankitalia e Consob - non ha vigilato.

Se fosse così, saremmo di fronte a un nuovo caso Monte Paschi (o popolari venete)......

Forse così inizierà il mio editoriale tra qualche mese se mai dovesse verificarsi l’ennesimo default di una banca che può crollare per vari motivi.

Perché non sarà più possibile un nuovo salvataggio statale (mettendo le mani nelle tasche degli italiani) di un istituto di credito!

Perché l’UE nei prossimi mesi affronterà le revisioni dei due provvedimenti europei che regolamentano i fallimenti bancari e i requisiti di capitale.

Perché e’ ormai acclarato ( a breve ne avremo le testimonianze) che gli attuali controlli di Bankitalia e Consob sono solo formali.

Perché i requisiti patrimoniali sono garantiti attraverso “magheggi” che nemmeno il mago Silvan ........

Perché le pene per i manager che mettono in ginocchio le banche non saranno inasprite.

Un consiglio quindi alle migliaia di risparmiatori danneggiati e che hanno visto azzerare i loro risparmi: tu-te-la-te-vi ! Prima che si troppo tardi perché poi si trova sempre qualcuno disposto ad acquistare la banca ad un euro ! Chiedete ai risparmiatori di Popolare di Vicenza e Veneto Banca!

A presto

 

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COME AGIRE DI FRONTE AL TURNOVER SELVAGGIO DEI PROMOTORI FINANZIARI

COME AGIRE DI FRONTE AL TURNOVER SELVAGGIO DEI PROMOTORI FINANZIARI


Articolo di Vincenzo Imperatore su il Roma

Prendo spunto da una intervista rilasciata da Giacomo Campora, direttore generale di Allianz Spa e amministratore delegato di Allianz Bank, a Citywire (
http://citywire.it/news/campora-allianz-i-capi-delle-reti-non-devono-agevolare-i-professionisti-del-cambio-di-casacca/a1045934 ) in occasione del Forum Ambrosetti di Cernobbio per affrontare il tema del turnover selvaggio dei promotori finanziari nelle reti. Semplificando si tratta di capire il fenomeno del continuo “cambio di casacca”, cosi come specificato da Campora, che una buona fetta di promotori finanziari esercita come “professione” per fare cassa attraverso l’incasso di un bonus dal nuovo intermediario grazie al trasferimento del suo patrimonio gestito.

. In particolare Campora si sofferma sulla eccessiva aggressività nell’ attivita’ di reclutamento degli ultimi tempi manifestata da banche e reti di promotori finanziari sottolineandone le cause (“In particolare, oggi so che in tutte le reti c’è grande fermento perchè molti vedono il secondo semestre 2017 come l’ultima possibilità di cambiare rete prima della aumentata trasparenza portata da MiFID2”) ma soprattutto suggerendo una soluzione ( “Chi gestisce le reti non deve agevolare chi ha fatto del cambio di casacca una professione” ).

Sono pienamente d’accordo con Campora ma al riguardo occorre fare alcune considerazioni.

Innanzitutto siamo certi che la copiosa (centinaia di pagine) disciplina MIFID II,in vigore nel 2018 con l’obiettivo di garantire un livello superiore di trasparenza nei confronti del cliente attraverso la esplicitazione di tutti i costi che lo stesso sostiene, prenda in considerazione anche il “premio di ingaggio”? I clienti di una rete di promotori finanziari sono solitamente di natura “private”, con elevate disponibilita’, con una cultura finanziaria media piu evoluta ma soprattutto molto attenti alle eventuali variazioni di condizioni.

In particolare quella tipologia di cliente e’ molto attenta sia ai costi espliciti (quelli che vede subito e presenti suoi prospetti informativi) che a quelli impliciti (non immediatamente percepibili come la commissione di gestione di un fondo). Spetta quindi alla Consob chiarire bene tale aspetto prima della entrata in vigore della direttiva comunitaria e accendere un faro su tale problematica che, se ben disciplinata, puo’ costituire un primo deterrrente per i “professionisti del cambio casacca”. Dire a un cliente “...senti da domani non sarai piu cliente di Banca X ma di Banca Y perche’ io devo guadagnare 500.000 euro ....” sara’ un po' piu difficile.

Il secondo aspetto riguarda invece la solidita’ patrimoniale delle societa’ intermediarie (banche e SIM) che influenza fortemente lo scarico del bonus di ingaggio sui rendimenti dei clienti.

Laddove infatti ci troviamo di fronte a banche o SIM con ottimi ratios patrimoniali, il reclutamento di consulenti da altre reti puo’ essere visto come investimento alla stregua di quelli effettuati dalle banche quando aprono (meglio dire aprivano!!) nuovi sportelli. A tal proposito abbiamo più volte sottolineato su queste colonne che l’indice Core Tier 1 puo’ essere un utile (ma non l'unico ) indicatore

Il problema nasce quando quell’attivita’ selvaggia di recruiting e’ fatta da aziende i cui bilanci presentano buchi: in tal caso il costo dell’arruolamento non riuscirebbe a creare valore per l’azienda.

Forse e’ per questo motivo che Allianz Bank e’ prima nella classifica del reclutamento a luglio 2017 ?

 







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La pensione di scorta

La pensione di scorta


Articolo di Vincenzo Imperatore su Il Roma

Stiamo affrontando su queste colonne da qualche settimana il tema della gravissima situazione in cui si trova il nostro sistema pensionistico e della necessità del ricorso a forme di previdenza complementare.Oggi cerchiamo di capire quali sono i fattori rilevanti da valutare per una adesione consapevole e proficua.

Cominciamo dal fattore tempo che può essere vissuto dal potenziale aderente talvolta come un ostacolo, tra l’altro come un vantaggio. Infatti mentre da un lato il lavoratore ha la tendenza a non decidere rinviando la scelta (“tanto c'è tempo», il pensiero più diffuso quando si parla di previdenza complementare), dall’altro andrebbe ben considerato che il timing è la variabile più importante.

Aderire da giovani ad un fondo pensione consente di impegnare modeste risorse poco per volta e sfruttare la rivalutazione dei mercati finanziari, ottenendo così importi più rilevanti al termine della propria vita lavorativa. Una altra regola basica da tener presente nella scelta dei piani previdenziali si basa sul concetto che più si è lontani dalla pensione e più è necessario accettare del rischio.

I fondi pensione sono particolarmente adatti alla calmierazione del rischio attraverso un’ attenta diversificazione imposta per legge. A tal proposito l’approccio più corretto è il cosiddetto “Life Cycle”. Si tratta di un modello che rimodula nel tempo le varie componenti di attivo in base all'orizzonte temporale, diminuendo progressivamente la parte azionaria, fino ad arrivare a scadenza con il portafoglio investito al 100% sul mercato monetario.In sintesi il rischio del portafoglio previdenziale andrà diminuito con l’avvicinarsi del momento della percezione della prestazione.

Il risparmio fiscale è un’ altra importante opportunità; lo Stato infatti favorisce l’adesione a programmi di previdenza complementare attraverso la progressiva riduzione della pressione fiscale sulle prestazioni finali. Le aliquote applicate sono inversamente proporzionali agli anni di partecipazione al fondo pensione, passando da un massimo del 15% ad un minimo del 9%. Più anni ci rimani, meno paghi di tasse !

Infine abituiamoci nella finanza previdenziale a ragionare in termini percentuali più che in valori assoluti. Si tratta di un altro elemento di accortezza che salvaguarderà la prestazione finale dagli effetti carsici dovuti all’inflazione. Una pensione di 2.000 euro, oggi prevista per il 2032 e considerata coerente con il proprio stile di vita, potrebbe non avere lo stesso valore reale al momento della erogazione. Una scelta così importante richiede anche un monitoraggio costante che non consiste solo nella rendicontazione annuale (peraltro in molti casi approssimativa), ma soprattutto dell’aiuto di seri professionisti che rappresentino società di provata tradizione in materia, che sappiano avvalersi di società di gestione con respiro internazionale e che tengano conto dei continui mutamenti normativi e finanziari facendo dell‘innovazione anti obsolescenza il loro core-business. Occhio quindi ai bancari che vogliono fare gli assicuratori (cosi come agli assicuratori che vogliono fare i bancari!)





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Previdenza, serve ricorrere alla complementare

Previdenza, serve ricorrere alla complementare


Articolo di Vincenzo Imperatore su Il Roma

E’ inutile girarci intorno: per la “generazione di mezzo”non è più sufficiente versare i contributi all’INPS per assicurarsi una certa tranquillità economica una volta cessata l’attività lavorativa. La “generazione di mezzo” rappresenta tutti quei lavoratori che hanno iniziato la loro attività nei primi anni ‘90 con la certezza di andare un domani in pensione con il glorioso e munifico sistema retributivo ( pensione pari alle ultime retribuzioni ricevute) e si sono invece ritrovati a subire la riforma pensionistica del 1995 (riforma Dini) e passare ad un regime pensionistico misto, un po’ “retributivo” e molto “contributivo” ( pensione calcolata in base ai contributi versati). Non si può fare quindi completo affidamento sulla pensione obbligatoria che ci verrà assegnata un domani. Il nostro sistema previdenziale prevede infatti che i contributi versati ogni mese dai lavoratori di oggi vadano a sostenere chi è già in pensione. Ma con la popolazione che invecchia e la vertiginosa diminuzione dei giovani in grado di versare contributi, il modello non è più sostenibile.

Fanno rabbrividire infatti i dati inerenti il bilancio di previsione dell’INPS per il 2017, trasmessi con la solita competenza e trasparenza dal Presidente Tito Boeri al Consiglio di Indirizzo e Vigilanza, che tuttavia non lo ha ancora approvato. Iniziamo dalla gestione della cassa: nonostante l’aumento delle entrate, stimate in €uro 405,2 miliardi, le uscite crescono maggiormente, attestandosi in €uro 411,8 milioni, che produrrebbero un risultato economico di esercizio in deficit per €uro 6.1 miliardi. Se questo andamento gestionale verrà confermato, a fine 2017 si prevede un disavanzo patrimoniale di €uro 7,9 miliardi. L’organo di indirizzo e vigilanza dell’ente motiva la bocciatura sottolineando il mancato riscontro di risposte a problematiche già evidenziate, come l’evasione contributiva, la riscossione dei crediti e la gestione del patrimonio immobiliare. Sulla stampa vari esponenti del mondo politico gettano acqua sul fuoco, ricordando che le prestazioni pensionistiche sono garantite dallo Stato. Tanto è vero che i trasferimenti dal bilancio pubblico nazionale all’INPS continuano ad aumentare (sfiorano i €uro 110 miliardi, dato più aggiornato del 2017).

Ma fino a quando può durare? Nel bilancio INPS, oltre ad una gestione di cassa negativa, spicca l’ammontare dei crediti da contributi (ancora da incassare), pari a €uro 109,7 miliardi. Ma non tutti questi crediti saranno incassati: il 54% degli stessi (59,5 miliardi di euro) sono catalogati come “crediti non performanti”, risorse cioè di cui si attende una dubbia o difficoltosa riscossione. Collocando la situazione lungo uno spettro temporale più ampio, si calcola che il deterioramento cumulato del valore patrimoniale dell’Istituto potrebbe raggiungere €uro 50 miliardi nei prossimi 5 anni. Considerando che la spesa pensionistica incide per il 16% del PIL, la preoccupazione reale non deve rivolgersi tanto alla solvibilità dell’ente, ma quanto sulla sostenibilità dei conti del Tesoro.

E’ opportuno aumentare la consapevolezza dei cittadini rispetto a queste tematiche e tenere alta l’attenzione mediatica per chiedere al legislatore interventi di cura risolutiva, onde evitare profonde crisi di sistema. Ma soprattutto il cittadino deve rendersi conto che ormai il ricorso alla “previdenza complementare” e’ inevitabile! Affinché però ognuno riesca garantirsi una certa tranquillità economica una volta cessata l’attività lavorativa, conviene correre ai ripari (e farlo alla svelta), optando per una soluzione di risparmio previdenziale complementare. Come sceglierla? Ne esistono di diversi tipi, ognuna con i suoi pro e i suoi contro. E’ una vera e propria giungla in cui la fanno da padrone, oltre alle compagnie di assicurazioni, banche e reti di promotori finanziari.



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La CRIF diagnosi di un male eterno

La CRIF diagnosi di un male eterno


Articolo di Vincenzo Imperatore su il Roma


Le due banche dati fondamentali per l’esame creditizio sono la CR (Centrale Rischi di cui abbiamo gia parlato ) e la CRIF. Due acronimi utilizzati dai bancari come subdole minacce per intimorire i clienti, creando nell’immaginario collettivo la sensazione che la “segnalazione in CR o in CRIF” sia una malattia incurabile da trattare in isolamento e il “segnalato” quasi un lebbroso.

Facciamo chiarezza

CRIF è il gestore del principale Sistema di Informazioni Creditizie (SIC) presente in Italia, chiamato EURISC. Si tratta di un archivio informatico che contiene i dati sui finanziamenti richiesti ed erogati a privati e imprese. Sono oggetto di segnalazione i finanziamenti di qualsiasi importo (diversamente da quanto previsto per la Centrale Rischi che censisce solo finanziamenti di importo superiore a 31.246 euro ).Le informazioni contenute nel SIC vengono raccolte e trasmesse a CRIF dalle banche e dalle società finanziarie che aderiscono volontariamente al sistema. Le stesse banche e società finanziarie possono poi consultare le informazioni registrate sul SIC per quei soggetti che richiedono credito al fine di valutarne l’affidabilità e il livello di indebitamento attuale e prospettico. E’ bene precisare che i dati relativi ai finanziamenti non vengono trasmessi al SIC soltanto in caso di ritardo di pagamento. EURISC non è quindi un archivio di cattivi pagatori ma una banca dati con aggiornamenti mensili che contiene sia dati negativi, relativi a finanziamenti con rimborso non regolare, sia soprattutto dati positivi ( circa il 95% dei casi), relativi a finanziamenti con rimborso regolare.

Su due aspetti pero’ voglio soffermarmi e riguardano le domande che maggiormente mi vengono poste dai lettori :

A) se pago una rata in ritardo contraggo subito la peste bubbonica? NO.

In caso di ritardi nei rimborsi del finanziamento, la segnalazione del primo ritardo di pagamento sul rapporto di credito viene resa visibile sul SIC solo in caso di mancato pagamento per 2 mesi consecutivi o 2 rate. Non solo ma l’istituto di credito deve inviare al consumatore, 15 giorni prima della segnalazione al SIC, una comunicazione che lo avvisi del ritardo e del fatto che tale ritardo verrà segnalato nel SIC, in modo da verificare in tempo eventuali disguidi. La segnalazione di altri ritardi successivi al primo avviene comunque attraverso gli aggiornamenti mensili inviati dall’istituto di credito ai SIC.

B) se regolarizzo la mia posizione e pago le rate morose, per quanto tempo rimangono visibili “i ritardi dei pagamenti”?

Se ho pagato solo due rate in ritardo, la segnalazione rimane per i 12 mesi successivi alla regolarizzazione; se invece ho pagato in ritardo 3 o piu rate, quella “cattiva notizia” rimarra’ segnalata per i 24 mesi successivi alla sistemazione.

Domande che quasi sempre hanno alla base una risposta; quella delle banche che hanno rifiutato la concessione di un finanziamento perche’, nonostante la sistemazione, la segnalazione era ancora presente! E magari si riferiva a un ritardo di pagamento avvenuto 23 mesi fa perche’ non ce la facevo ad arrivare a fine mese ! Tenete presente che dopo circa 10 anni di crisi economica (la piu lunga della storia) forse anche Bill Gates ha avuto una qualche difficolta’ a pagare regolarmente il finanziamento per l’acquisto del materasso da Giorgio Mastrota.
Piuttosto che parlare inutilmente di “giubileo bancario” , occorrerebbe soffermarsi sulla necessita’ di rivedere i criteri di merito creditizio.

Ne parleremo prossimamente

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Un buon consulente sa usare le sue emozioni

Un buon consulente sa usare le sue emozioni
Continuiamo (penultima puntata) nel percorso della psicologia economica analizzando, prima di una sintesi finale di questo viaggio durato circa due mesi, la grammatica delle emozioni sociali.
Cominciamo col dire che non basta la con-cognizione, e cioè le conoscenze comuni, per impostare un buon rapporto con la clientela .
Ci vuole anche la com-passione, e cioè le credenze reciproche e le emozioni.
Come funzionano questi processi?
La selezione naturale della specie ha messo a punto uno strumento fondamentale per integrare i processi cognitivi e quelli emotivi, così da guidare e motivare l’azione: le emozioni.
NEL LABIRINTO DELLE EMOZIONI. Le emozioni sono una componente essenziale della vita mentale. Una persona che controlla male le proprie emozioni, che le prova in modo sbagliato, che scambia la paura con la rabbia, incontrerà difficoltà insormontabili nel portare a compimento i suoi programmi, nella realizzazione dei suoi piani, nella comprensione delle intenzioni altrui e nelle interazioni sociali.
In termini generali, come descrivere l’azione motivante delle emozioni?
Immaginiamo un individuo che agisce per raggiungere uno scopo. Egli prospetta un futuro piano d’azione, imposta un programma e cerca di eseguirlo. Nel corso dell’esecuzione del programma potrà incontrare due tipi di sorprese negative:

A- accorgersi che lo scopo del programma non lo soddisfa più a causa di cambiamenti nelle sue preferenze;

B- accorgersi che lo stato di cose previsto dal programma non si sta realizzando; e sorprese di tipo positivo;

C-
accorgersi che il programma di esecuzione comporta benefici superiori a quelli previsti.

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Finanza comportamentale. Sfida psicologica alla banca

Finanza comportamentale. Sfida psicologica alla banca
 La natura della psicologia degli investimenti e della finanza comportamentale.

Da sempre, nella formazione degli operatori della finanza (e non dei risparmiatori), viene dato un giusto peso alle nozioni economiche e finanziarie che concorrono alla formazione dei prodotti che vengono collocati.
Negli ultimi anni, però, una serie di studi ha messo in luce quella che potremmo chiamare finanza ingenua o, più tradizionalmente, finanza comportamentale.
L'ANALISI È MENTALE. Si tratta, in sostanza, dell’analisi dei modelli mentali con cui i profani si rappresentano il rischio connesso agli investimenti e delle motivazioni che guidano le decisioni in questi ambiti, oltre che dell’esame dei loro comportamenti effettivi.
Il termine finanza comportamentale sottolinea, per ragioni retoriche, soltanto questo ultimo aspetto.
Tuttavia i comportamenti dei risparmiatori non sono casuali o irrazionali.
Sono sistematici e guidati dalle loro procedure cognitive.
OCCHIO ALLE TRAPPOLE. Il lavoro degli studiosi di psico-economia ha evidenziato come le modalità quotidiane di presa di decisione e le emozioni così innescate possano sfociare in quelle che potremmo definire trappole cognitive o “tunnel”: una volta che un problema è stato impostato in un certo modo è difficile sfuggire, sul piano comportamentale, a una serie di conseguenze.
I BANCARI SANNO MUOVERSI. È bene sapere però che i bancari (gestori e management) sono consapevoli del formarsi di tali conseguenze per “sfruttarle” e non per impostare meglio un dialogo e mantenere una relazione sana e trasparente con il cliente.
La consapevolezza di questo stato di cose sta emergendo in coloro che, pur non essendo psicologi cognitivi, si dedicano allo studio delle decisioni e dei comportamenti dei profani sui mercati.
FOCUS SUI COMPORTAMENTI. In questo periodo estivo-feriale la rubrica Lo sportello si propone appunto di illustrare, in modo non tecnico ma approfondito, tutti gli argomenti più rilevanti dal punto di vista delle applicazioni della finanza comportamentale.
Andrea Beltratti, professore alla Bocconi, anni fa ha sottolineato giustamente come alcuni risultati di questa disciplina siano sorprendenti: mostrando per esempio che la scelta di allocazione di portafoglio di un sottoscrittore a un piano pensionistico è influenzata dalle modalità di offerta.
OBBLIGAZIONI O AZIONI? Se il prodotto comprende la scelta tra due fondi azionari e due fondi obbligazionari la scelta finale prevalente sarà un investimento del 50% in titoli azionari.
Ma se il prodotto comprende tre fondi azionari e uno obbligazionario, la scelta finale sarà probabilmente un investimento del 75% in titoli azionari.

Siamo schiavi di contesti in cui ci troviamo a decidere

Cercheremo qui di spiegare la natura di tali scelte, determinata sia dall’influenza di fattori contingenti sia dalla forza di meccanismi cognitivi che ci rendono schiavi degli specifici contesti in cui ci troviamo a decidere.
Sempre in linea con questo modo di pensare, Beltratti ricorda che altre analisi mostrano che le persone tendono a dare troppo peso alle singole notizie, senza porle in contesti più ampi.
Oppure che gli investitori odiano vendere i titoli in perdita.
L’elenco è lungo: si tratta di elementi che suscitano interrogativi, ma che, allo stesso tempo, ci aiutano a comprendere le possibili motivazioni di certi eventi.
REAZIONI 'DI PANCIA'. Per esempio, martedì 27 maggio 2003 sono usciti dati migliori delle attese sulla fiducia dei consumatori e la vendita di case, provocando un entusiasmo d’altri tempi e una crescita dei mercati americani del 3%.
È possibile che qualcuno si sia dimenticato di porre questa notizia nel contesto di una situazione generale ancora negativa dal punto di vista congiunturale e abbia erroneamente pensato che l’arrivo di una rondine abbia portato la primavera?
SCELTE QUASI INSPIEGABILI. Cercheremo in questa rubrica non tanto e non solo di rispondere a interrogativi del genere, ma di fornire gli strumenti più generali per analizzare i meccanismi e le motivazioni che innescano scelte altrimenti inspiegabili.
Ciò è utile non solo per capire come funzionano di fatto le menti degli investitori, e i loro conseguenti comportamenti, ma anche per evitare di buttare tutto ciò che non è spiegabile con l’approccio tradizionale in un grande cestino chiamato “irrazionalità delle scelte finanziarie degli individui” che le banche conoscono bene.
RAZIONALITÀ DIVERSA. Esse obbediscono, come vedremo, a una razionalità diversa, spesso funzionale alla quotidianità ma talvolta fuorviante nei contesti economici.
La finanza comportamentale non si limita ad analizzare e a cercare di capire a posteriori quello che è successo.
Se così fosse si tratterebbe di una disciplina storica.
Aspira anche, come un qualsiasi sapere scientifico, a proiettare i suoi principi nel futuro e, quindi, a prevedere alcune tendenze date le condizioni realizzatesi in passato.

Difesa nella gestione dei rapporti con la banca

Ha scritto anni fa sempre Andrea Beltratti: la finanza comportamentale può aiutarci a comprendere perché i mercati azionari siano da qualche tempo in un trading range abbastanza ristretto.
Gli investitori che hanno comprato nel corso del 2002 e che hanno visto il valore dei loro risparmi scendere sino all’inizio del 2003 si saranno forse rifiutati di vendere in perdita ma, a meno che non siano diventati ottimisti sul futuro, tenderanno ad approfittare di ogni piccolo rally di mercato per rialleggerire le posizioni spuntando un piccolo guadagno.
Questo costituirebbe un ostacolo significativo alla crescita futura dei mercati, il cui andamento potrebbe essere ostacolato dalla presenza di investitori pentiti che non vedono l’ora di uscire da un asset class che ha mostrato di poter dare delusioni anche in presenza di prezzi di acquisto che sembravano interessanti.
NOZIONI BASE UTILI. Al di là di previsioni contingenti di tale tipo, fornire informazioni basiche nel campo della finanza comportamentale è essenziale per impostare l’azione di “difesa nella gestione dei rapporti con la banca”.
In questa rubrica inizieremo con le nozioni di base, e cioè il concetto di utilità attesa e di propensione al rischio.
Mostreremo i diversi atteggiamenti nei confronti del rischio in condizioni soggettive di guadagno o di perdita.
Passeremo poi in rassegna i meccanismi mentali connessi a fenomeni noti, come il premio al rischio e la teoria del portafoglio.
ERRORI E BILANCI MENTALI. Analizzeremo le conseguenze della nozione di bilancio mentale, di baldanza cognitiva (over confidence), di correlazione illusoria, gli effetti chiamati scelte locali, e la variante borsistica dell’errore fondamentale dell’attribuzione.
Seguiranno poi i meccanismi della focalizzazione, del rimpianto e della dissonanza cognitiva.
Particolare attenzione sarà dedicata all’applicazione di tali nozioni alla psicologia degli investimenti.

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State alla larga dal commercialista tuttologo

State alla larga dal commercialista tuttologo
 Ripeto spesso che probabilmente la responsabilità della crisi della piccola imprenditoria del nostro paese non è solo delle banche le quali hanno la grandissima capacità di insinuarsi nelle falle del sistema per trarne il massimo dei profitti, come i piu biechi avvoltoi si buttano sul moribondo per finirlo definitivamente.
Un falla di questo sistema è rappresentata dalla qualità della consulenza professionale “standard”, molto capace finora di organizzare dei bellissimi funerali, ma non in grado di curare il malato, anche se terminale o, peggio ancora, poco attenta al paziente sano che potrebbe contrarre qualche virus.
E in Italia quando si parla del consulente di una piccola impresa l’identificazione è immediata: il commercialista se non addirittura il ragioniere-commercialista.
Colui che negli ultimi 30 anni è stato interpellato dal piccolo imprenditore essenzialmente per evadere il fisco ('il migliore è colui che fa pagare meno tasse') e per far quadrare la “partita doppia”.
IL COMMERCIALISTA COME RAGIONIERE. Ancora oggi nell’immaginario di tanti piccoli imprenditori il commercialista è il classico “ragioniere”, impegnato da mattina a sera a inserire fatture nel software. E fin qui, benché riduttivo, siamo nell’ambito delle competenze specifiche di questo professionista che dovrebbe limitarsi a fornire la sua consulenza in ambito contabile e fiscale.
Ma ciò che preoccupa è soprattutto il fatto che per molti, ancora oggi, è colui che risolve tutti i problemi che sorgono in un’azienda, come una sorta di Superman. Per altri ancora è il confessore, in grado di far uscire dallo studio il cliente sollevato grazie alla sua “benedizione”.
Un commercialista che chiama solo per annunciare la mazzata di tasse che sta per arrivare si è mosso in ritardo. Il suo compito è anche quello di guidare il cliente e metterlo in guardia al momento giusto. Ci sono casi in cui conviene addirittura fermarsi e non lavorare pur di non vedere tutto sfumare in tasse. Il commercialista da scegliere è una persona capace di tenere sotto controllo i conti del cliente e avvisare quando, per esempio, è il caso di fargli rimandare l’emissione di una fattura.
QUANTA IGNORANZA DELLE REGOLE. Un commercialista che mette a disposizione del cliente i dati di bilancio sempre con notevole ritardo (per cui spesso al settembre dell’anno in corso l’imprenditore ancora non conosce i dati dell’anno precedente) mette oggi in condizione la banca di adottare strategie difensive nei confronti della piccola impresa.
Non solo, ma ho visto tanti commercialisti alterare inconsapevolmente l’equilibrio finanziario di piccole imprese consigliando di acquistare il tornio rivolgendosi alla banca per chiedere uno scoperto di conto corrente così come di rifornire il magazzino con finanziamenti a medio lungo termine.
In tal modo, manifestando assoluta ignoranza delle regole basiche di gestione della finanza, lo sta portando direttamente al patibolo in quanto le attrezzature si acquistano con finanziamenti a medio lungo termine e il circolante si finanzia con i fidi a breve.
Mai analisi preventive, decisioni coraggiose, sempre a sostenere gli stessi criteri di gestione (che denotano mancanza di aggiornamento), ma soprattutto sempre consultazioni post: appunto quando il paziente è morto.

Quei consulenti concausa dei default aziendali

Mi imbatto spesso in organizzazioni che hanno scarsa cultura finanziaria e si affidano a consulenti (soprattutto commercialisti-fiscalisti) che hanno una professionalità in materia finanziaria generica e poco incline alla gestione dei “momenti difficili” e che spesso sono stati concausa dei default aziendali.
Che spesso hanno consigliato, soprattutto in questi ultimi anni, per incompetenza e talvolta per connivenza (anche i commercialisti hanno un conto in banca), di sottoscrivere piani di rientro “capestro” imposti ai piccoli imprenditori dalle banche.
Ma non dobbiamo meravigliarci , né stigmatizzare i comportamenti di una categoria professionale che stimo, perché i commercialisti-fiscalisti hanno grandissima competenza in materia contabile-amministrativa-fiscale e per quelle skills (e solo per quelle) dovrebbero essere interpellati.
SENZA ESPERIENZA SI FANNO DANNI. Questa riflessione non vuole essere assolutamente un attacco a una categoria di professionisti che, laddove specializzati in finanza aziendale, rappresenta un grande valore aggunto per l’imprenditore, ma è sicuramente un invito alla categoria ad assumere consapevolezza delle qualificazioni e degli studi, nonché della esperienza, necessarie. Altrimenti si fanno danni.
Il problema è che nel paese dove tutti siamo allenatori della nazionale di calcio, tutti ritengono utile esprimere in pubblico le loro opinioni. Ma le opinioni sono irrilevanti in campo tecnico e la finanza aziendale è un campo tecnico ben circoscritto. Se io voglio imparare a nuotare non ascolto il parere del farmacista o del macellaio (con tutto il rispetto per queste due professioni) ma mi conviene ascoltare quello di Federica Pellegrini).
Nel nostro Paese invece nel corso degli ultimi 40 anni, le aziende si sono rivolte a questi professionisti anche per essere consigliati in merito al medico da interpellare per la tonsillite del figlio.
BISOGNA RICONOSCERE LE COMPETENZE. Una sorta di “tuttologo” che tutto sa (impossibile) e che tutto risolve (impossibile), a cui veniva (e tuttora viene) affidata la responsabilità della intera gestione della azienda e dei relativi problemi personali.
Riconoscere le competenze specializzate: questo è il punto.
Ancora oggi la figura del commercialista tuttologo – di colui cioè che svolge un po' di tutto, dalla tenuta delle contabilità alla predisposizione delle dichiarazioni dei redditi, alla consulenza per il risanamento delle crisi aziendali, passando per la difesa nel contenzioso tributario e lo svolgimento di attività di ausiliario del giudice nelle procedure concorsuali o come consulente tecnico d'ufficio, è destinata ad avere scarse possibilità di sopravvivenza in un sistema che richiede sempre più competenze specialistiche.
Deve essere preparato senza essere un tuttologo. Fare il commercialista non significa fare anche il direttore finanziario o il notaio, o l’ avvocato, o il geometra.
Può fornire alcuni suggerimenti di massima, ma non avventurarsi in sentieri che non gli competono. Presentare i giusti riferimenti professionali ai suoi clienti credo che sia sinonimo di serietà professionale e di continuità di lavoro.
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Revolving o revolver? Quella carta ? una rapina

Revolving o revolver? Quella carta ? una rapina
 Questa settimana si parla delle carte di credito revolver. Ops, lapsus freudiano. Volevo dire revolving, ma conoscendo bene il sistema il mio subconscio mi ha fatto pensare alla rivoltella che viene purtroppo puntata alla testa del malcapitato cliente.

Sì perché l’ennesimo risultato della crisi economica è il collocamento di massa da parte del sistema bancario (ma anche finanziario e di società commerciali in genere) della carta di credito revolving, un nuovo tipo di prestito, facile da ottenere e per questo molto più caro che permette di comprare oggi e pagare in rate mensili, invece che a saldo il mese successivo come si fa con le carte di credito tradizionali.
AVVOLTOI SUI CITTADINI ESASPERATI. Gli avvoltoi hanno pensato bene di buttarsi sul cadavere del cittadino esasperato e impoverito dalla recessione che, impossibilitato a pagare quanto acquistato anche a un mese dalla data di spesa, è costretto a dilazionare su un periodo di tempo molto piu lungo (a rate mensili) la restituzione.
Un fido insomma, semplice da ottenere ma con dei tassi di interesse pesanti, sostanzialmente usurai.
LA CARTA TI ARRIVA A CASA. La Banca d'Italia per il trimestre luglio-settembre 2015 ha rilevato un tasso medio effettivo globale su base annua (taeg) del 16,65% per prestiti fino a 5 mila euro, con un tasso soglia usura del 24,65% (il tasso oltre il quale scatta l'usura), il più alto in assoluto rispetto a tutte le altre tipologie di finanziamenti: un prestito personale si aggira intorno al 11-12% di tasso medio, con un tasso soglia del 18-19%.
Numeri succulenti per banche e finanziarie che magari il prestito non lo danno ma la revolving spesso la spediscono direttamente a casa.
BANKITALIA ALZA LA SOGLIA USURA. Grazie mamma Bankitalia, grazie di cuore per aver innalzato la soglia usura quasi al 25 % ed evitato di far accusare (e condannare) banche e finanziarie che possono applicare anche prezzi fino a circa il 24%. Come se applicare il 24% piuttosto che il 25% salvasse l’etica e la coscienza di strozzini e truffatori. Ma questa è l’Italia dove il controllore (Bankitalia) è governato dai controllati.
 

I soldi a disposizione si 'rigenerano'


Un meccanismo semplice: il cliente ha a disposizione una somma di denaro da utilizzare a piacere, in un'unica volta o in più occasioni, che può restituire con comodi rimborsi mensili.
Quando la usa, la sua disponibilità diminuisce, ma si ripristina automaticamente a ogni rimborso rata. Ogni rata comprende una quota capitale e una quota interessi. La quota capitale va a ripristinare il credito disponibile.
NON CHIAMATELO CREDITO. Così il suo credito non si esaurisce e lui puoi contare sempre su una riserva di denaro che è come una droga per chi deve affrontare con difficoltà le ordinarie spese quotidiane.
La “ricostituzione” continua del credito disponibile con rimborsi minimi mensili (mediamente tra il 3% e il 5% della linea di credito concessa) e gli eventuali nuovi utilizzi comportano una durata non predeterminata del finanziamento ma la rata non cambia.
I venditori-squali delle banche te la spiegano come se fosse l’affare della vita: avere a disposizione sempre una sorta di “salvadanaio” che si riempiva man mano che ripagavi la rata mensile. Quanto sono bravi i bancari a modificare le leggi macroeconomiche: trasformare il credito in risparmio a usura. Keynes li perdonerà.
LA MOLTIPLICAZIONE DEGLI INTERESSI. Questo tipo di carte nasconde un meccanismo perverso di moltiplicazione dei tassi d'interesse per cui sembra che non si finisca mai di pagare. Soprattutto perché la banca e la finanziaria non fanno il computo del debito residuo e poi perché sulle carte di credito revolving il tasso viene applicato a livello mensile e non annuale.
Inevitabile, dunque, che la situazione possa sfuggire di mano al cliente. Secondo i calcoli effettuati da Euroconsumatori, su un contratto per un importo a disposizione di 2 mila euro e per utilizzi di poco più di 12.800 euro distribuiti in sei anni, «il cliente paga più di 17.200 euro. Insomma più di 4 mila di interessi e spese, per avere sempre a disposizione 2 mila euro».
La situazione peggiora se si salta anche una sola rata: gli interessi di mora sono altissimi, una rata da 135 euro può schizzare a 197.
LE MULTE NON INCIDONO. L'Antitrust ha attivato un numero verde (800.16.66.61) a cui far riferimento per le pratiche commerciali scorrette in cui rientrano anche i tassi applicati sulle revolving. Altroconsumo - che un paio di anni fa aveva diffidato un gruppo di istituti (Accord Italia, Agos, American Express Italia, Carrefour servizi finanziari, Cartasì, Compass, Consel, Ducato, Findomestic, Unicredit Family FinancingBank) che rilasciavano queste carte 'cappio' per le clausole vessatorie nascoste nei contratti - ha predisposto sul suo sito un servizio per calcolare il reale costo del pagamento rateale con una revolving.
Qualche multinazionale è stata pure multata ma voi pensate che le banche e le finanziarie non mettano in bilancio un accantonamento (che incide forse dello 0,5% dei guadagni) a fronte di tanto grasso che cola?
Fino a che trovano polli da spennare, che non si rendono conto della trappola in cui cadono, della spirale senza fine di pagamenti imposti prima di poter sancire la chiusura del debito, perchè fermarsi?

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DOMENICA 29 MARZO: IO SO E HO LE PROVE A "PRESA DIRETTA" RAI 3

DOMENICA 29 MARZO: IO SO E HO LE PROVE A "PRESA DIRETTA" RAI 3
Domenica 29 Marzo andrà in onda in prima serata su Rai 3 l’ultima puntata di “Presa Diretta”, noto programma di approfondimento giornalistico condotto da Riccardo Iacona.
In questa occasione ci sarà spazio per una interessante intervista di Federico Ruffo al Dottor Vincenzo Imperatore, incentrata sul difficile rapporto tra banche ed evasione fiscale, tema ricorrente nel libro “IO SO E HO LE PROVE”.
 
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Usura bancaria, come difendersi.

Usura bancaria, come difendersi.
Partiamo da non molto lontano. Luglio 2014: la Scuola superiore della magistratura, su iniziativa del suo presidente Valerio Onida e in collaborazione con l'Abi (Associazione bancaria italiana) e Banca d'Italia, ha organizzato un corso che ha dell'incredibile.
Giudici a lezione dalle banche sul reato di usura. Ne diede notizia Giorgio Meletti su Il Fatto Quotidiano, aprendo così il suo articolo: «Da quando il Codice penale è stato modificato e il reato di usura non è più tipico dello strozzino ma anche dei banchieri qualora applichino tassi esagerati, le nostre scienze giuridiche si arrovellano: quando si può considerare superato il tasso soglia oltre il quale scatta il reato? E allora, quale migliore occasione che organizzare un corso antiusura mettendo in cattedra proprio le banche?».
OCCHIO AL TASSO SOGLIA. Il tema dell'usura bancaria è stato raccontato da Mario Bortoletto nel libro La rivolta del correntista (Chiarelettere 2014). Bortoletto è un imprenditore padovano che ha fatto causa a varie banche per usura e, «dopo che gli è stata sottratta la vita», ha avuto risarcimenti per somme molto ingenti.
Ma oggi di usura ne parla anche il fruttivendolo (che esperto non è) all'angolo della strada. È diventato argomento di discussione da bar al pari della ultima partita della propria squadra del cuore.
Ma di cosa si tratta? L 'usura bancaria scatta al superamento del cosiddetto tasso soglia. Il tasso soglia non è altro che il tasso massimo d'interesse che una banca può applicare al correntista. È stabilito trimestralmente dalla Banca d'Italia.
MUNITEVI DI UN CONSULENTE. Generalmente il tasso nominale applicato al correntista è inferiore al tasso soglia, ma la cosa fondamentale da sapere è che a determinare l'eventuale superamento del tasso soglia contribuiscono tutti i costi a carico del correntista (interessi di mora, commissioni, coperture assicurative).
Se la somma del tasso nominale e di tutti questi costi supera il tasso soglia, la banca è in usura. Ovviamente, per verificare la propria posizione, il correntista ha bisogno di tutta la documentazione bancaria (estratti conto scalari trimestrali se trattasi di finanziamenti 'a breve' nonché copia dei contratti con relativi piani di ammortamento se trattasi di finanziamenti a medio lungo termine) ma anche e soprattutto di un buon consulente che sappia maneggiarla e verificare ogni notizia di spesa in conto corrente. Con una perizia cosiddetta econometrica, il correntista può presentarsi davanti a un giudice e osare l'inimmaginabile: denunciare la banca.

Il gotha dei giudici a lezione dai banchieri

E allora nel luglio 2014 quale migliore occasione per invitare il gotha dei giudici a lezione di usura con i banchieri in cattedra? La denuncia del corso arrivò dall'associazione dei consumatori con parole di fuoco: «Sarebbe come invitare i magistrati a lezione antimafia nelle ville di Totò Riina o Bernardo Provenzano».
Nell'immaginario collettivo, quando si parla di usura, si pensa solo allo strozzino. Più raramente si riflette sul fatto che, al giorno d'oggi, gli usurai più diffusi sono proprio le banche (basta andare sul web e verificare le sentenze) la cui funzione istituzionale oltre alla raccolta del risparmio è paradossalmente l'erogazione del credito.
L'usura si annida dappertutto: dai mutui, ipotecari o chirografari (quelli senza alcuna garanzia reale) – che sono sicuramente quelli più esposti –, agli scoperti di conto corrente, ai leasing, ai factoring.
AUMENTANO LE DENUNCE. Delle «infamie» bancarie l'usura è sicuramente la più conosciuta dai correntisti, i quali, oggi sempre di più, si stanno rivalendo sugli istituti predatori. Pochi però sanno che presenta diverse tipologie, tutte riconducibili al mondo bancario e tutte perseguibili penalmente. L'usura è un reato punito dal Codice penale all'articolo 644, riformato dalla legge numero 108 del 7 marzo 1996.
Si verifica quando «taluno si fa dare o promettere, sotto qualsiasi forma, per sé o per altri, in corrispettivo di una prestazione di denaro o di altra utilità, interessi o altri vantaggi usurari». Il reato di usura non si riferisce solamente allo scambio di denaro, ma riguarda qualsiasi tipo di prestito. Pertanto, nell'ambito dello stesso articolo 644, sono previste diverse ipotesi di usura: «presunta» o ex lege, «in concreto» e «reale».
USURA PRESUNTA, IN CONCRETO E REALE. La legge stabilisce il limite oltre il quale gli interessi sono sempre e comunque usurari. Esiste infatti un parametro, superato il quale scatta lo strozzinaggio: in quel caso si parla di usura presunta. Basta superare il tasso soglia legalmente fissato e non è più richiesto che l'«agente» abbia approfittato dello stato di bisogno di una persona, come invece previsto nella vecchia formulazione della norma.
Inoltre, il quarto comma dell'articolo 644 del Codice penale stabilisce che per la determinazione del tasso di interesse usurario si deve tener conto anche delle commissioni, delle remunerazioni a qualsiasi titolo e delle spese – escluse quelle per imposte e tasse – collegate all'erogazione del credito.

Le pene: da due a 10 anni di carcere e multe fino a 30 mila euro

Il reato di usura prevede la reclusione da due a 10 anni, multe da 5 mila a 30 mila euro e soprattutto, per il correntista che ne faccia denuncia, secondo un sostenuto orientamento giurisprudenziale, la «sospensione» delle posizioni debitorie in attesa che il giudice si pronunci.
In ambito civile, poi, nel caso accertato di un mutuo usurario, il cliente è tenuto a restituire alla banca solo la somma ricevuta in prestito, senza dover corrispondere nemmeno un euro di interessi.
L'usura in concreto si verifica, invece, anche quando il tasso di interesse imposto non superi quello «soglia» stabilito dalla Banca d'Italia.
Scatta quando gli interessi da pagare sono eccessivi in relazione alla situazione di difficoltà economica in cui versa il cliente. Bisogna però dimostrare tutto con dati oggettivi.
NON È FORSE ASSOCIAZIONE A DELINQUERE? C'è infine l'usura reale, che non ha a oggetto il denaro ma altri beni. L'articolo 644, infatti, punisce anche il farsi dare o promettere «altri vantaggi», cioè una remunerazione di altro genere, allo stesso modo dotata del carattere di usurarietà. Sia per l'usura in concreto sia per quella reale le sanzioni sono le stesse di quella presunta.
Ma ora mi viene un dubbio: se l'usuraio più denunciato (e più condannato) in questo momento è la banca e se questa banca appartiene a una stessa organizzazione (l'Abi) che, salvo casi eccezionali, ha visto finora denunciati (e condannati) quasi tutti i suoi associati, si può configurare l'ipotesi di reato di associazione a delinquere?
CASSAZIONE CONTRO L'ANATOCISMO. Insieme con l'usura, altra operazione subdola e illegittima delle banche è l'anatocismo, pratica dichiarata illegittima dalla Cassazione, con sentenza del 2004.
Il meccanismo è molto semplice. Il termine deriva dal greco anà, cioè «di nuovo», e tokòs, «interesse», e consiste nella capitalizzazione degli interessi passivi affinché questi, appunto cumulati al capitale, producano maggiori interessi. Questa capitalizzazione composta comporta un aumento esponenziale del debito a carico del correntista.
Fino al 2000 l'anatocismo era vietato. In seguito, a causa di nuove normative, è stato consentito, per questo è sempre importante che il correntista verifichi se la banca ha fatto sottoscrivere rinegoziazioni che autorizzano questa pratica.
LOBBY E BANKITALIA SI MUOVONO. Nel decreto competitività del 2014 il governo ha cercato di reintrodurre l'anatocismo bancario come pratica legittima. Ma questa volta l'arroganza della lobby è stata sconfitta: il provvedimento non è passato al Senato.
Ma ormai il vaso è stato scoperchiato e occorre approfittarne per difendere i propri diritti calpestati perché forse un decreto salva-usura prima o poi arriverà e la Banca d'Italia già si è mossa da qualche mese innalzando i tassi soglia a livelli difficilmente superabili. Anche se ti fanno pagare l'aria.
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MONEY FARM - Profilo di rischio: cosa ? e come difendersi dalle banche

MONEY FARM - Profilo di rischio: cosa ? e come difendersi dalle banche
Inizia una nuova collaborazione del Dott. Vincenzo Imperatore con il blog di MoneyFarm, unica SIM italiana finanziaria indipendente on line.
Il modello MoneyFarm è innovativo in Italia, ma già consolidato all'estero, dove sia in America che in Gran Bretagna servizi simili sono offerti per esempio da Wealthfront, Simple e NutMeg.
In questa filosofia si inserisce il percorso di educazione finanziaria guidato dal Dott. Imperatore attraverso la rubrica mensile "Finanza in pillole" che, a partire dal 12 marzo, rappresenterà un appuntamento fisso per i lettori del blog.
Una nuova occasione per affacciarsi in modo semplice e chiaro al panorama finanziario italiano attraverso l'esperienza e i consigli dell'autore del libro "IO SO E HO LE PROVE".
Buona lettura !


Test di appropriatezza precompilati. Per poter piazzare i titoli ai clienti sprovveduti.


Se proprio vogliamo renderci conto di come lavorano le banche per noi clienti allora, lanciamo una “virtuale” class action che sui social network sta già riscuotendo successo in termini di followers: tutti in banca a chiedere di verificare (ed eventualmente modificare) il «proprio profilo di rischio».

L’obiettivo è di eliminare dalle mani delle banche lo strumento che consente alle stesse di proporre e vendere al cliente i prodotti che vogliono collocare, e quindi di tutelarsi con un paracadute da utilizzare in caso di eventuali contestazioni

Come funziona il test di appropriatezza.

Ma che cosa è il profilo di rischio?

La direttiva comunitaria sui servizi di investimento, entrata in vigore nel 2007 e nota come Mifid (Market in financial instruments directive), richiede che le banche, per qualsiasi cliente e per qualsiasi offerta di prodotti, debbano obbligatoriamente valutare «l’adeguatezza e l’appropriatezza del prodotto o servizio offerto e venduto ai clienti».

A tal fine, la nuova normativa stabilisce che ciascuna banca proceda obbligatoriamente a una classificazione dei propri clienti in base alle caratteristiche degli stessi e alla competenza in materia finanziaria e ne tracci quindi un «profilo di rischio o profilo finanziario»

Dovrebbe essere la foto dell’investitore.

Il profilo di rischio è una vera e propria fotografia dell’investitore fatta attraverso un questionario detto Test di appropriatezza (guarda il pdf documento) che assolve la funzione di raccogliere e documentare i dati ottenuti o forniti dal cliente alla banca.

Per il tipo e la quantità di informazioni, il test è graduato e modulato sulla base di un crescente «grado di rischio» che viene riconosciuto al prodotto finanziario che si intende offrire o vendere .

Profili spesso creati ad hoc per favorire gli affari della banca.

Ma perchè questa precauzione ? Cosa fanno le banche normalmente?

Io so e ho le prove che il Test di adeguatezza (e quindi il corrispondente profilo di rischio) in numerosi casi non è la fotografia dell’investitore ma quella che la banca, spesso surrettiziamente, produce per il cliente, predisponendo il test già precompilato con la «baffatura» nelle caselle «convenienti» per la banca (così come avvenuto per un caso concreto a un mio assistito pochi mesi fa ) e sottoponendolo poi alla firma del cliente, tra le centinaia di carte che solitamente vengono prodotte.

Un modo per piazzare obbligazioni.

Della serie: decidiamo noi banche che ne sai tu di un titolo di Stato, di una obbligazione strutturata, di una azione o, addirittura, di uno strumento derivato

In tal modo gli istituti di credito si precostituiscono la «base» obbligatoria per poter collocare e vendere i prodotti tipo obbligazioni Parmalat, Cirio, Lehman Brothers, polizze assicurative, diamanti, swap sui tassi di interesse, nonché azioni di banche a seguito degli aumenti di capitale dalle stesse deliberati!

Ma cosa deve fare il cliente ?

Tre consigli per difendersi.

A tal proposito forniamo un” To do” in tre punti che può cambiare, rivoluzionare, stravolgere il rapporto tra banca e cliente:

Andare in banca e chiedere di verificare il proprio «profilo di rischio»

Se il cliente si accorge (anche affidandosi a consulenti indipendenti) che non è il suo «profilo di rischio», ne chiede (e ottiene) la modifica, adeguandolo alle sue effettive caratteristiche di investitore.

A questo punto la banca si trova nell’impossibilità (a meno che non modifichi il profilo di rischio ma ora non siamo più dei polli e non ci facciamo ingannare !!) di offrire e vendere, in futuro, prodotti che il cliente non avrebbe mai voluto acquistare.

Quindi muoviamoci, reagiamo, mobilitiamoci.

In questo Paese siamo sempre più abituati a pensare che la responsabilità dello status quo sia di qualcun altro. Molto spesso il cambiamento passa attraverso di noi. Altrimenti non lamentiamoci.



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(Per scrivere a Vincenzo Imperatore: info@moneyfarm.com oppure sezione contatti del sito www.inmindconsulting.eu)
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La giungla delle perizie nell'universo bancario

La giungla delle perizie nell'universo bancario
Negli ultimi sei anni, quelli della progressiva crisi che ha investito tutti i settori produttivi del nostro Paese, la sensibilità nei confronti delle banche è mutata radicalmente.
Da cultura medievale del vassallaggio bancario, da figura considerata inattaccabile e facente parte dei poteri forti, si è passati a una sensibilità nei confronti del sistema 'banca' diametralmente opposta.
Adesso è diventata un soggetto attaccabile, non infallibile e di certo non sacro come lo si era immaginato per decenni.
AZIONI SOCIETARIE PIÙ 'SPINTE'. In questa nuova accezione condivisa hanno trovato spazio molte società che, in qualche modo più o meno opinabile, hanno effettuato azioni commerciali 'spinte' al fine di collocare perizie «econometriche», «inoppugnabili», «certificate», «legali», «brandizzate» e così via.
Meglio chiarirsi subito: il momento peritale all’interno di un contenzioso bancario, piuttosto che una fase conciliativa con un istituto di credito, è un evento di evidente importanza ma a posteriori, non per forza necessario e soprattutto finalizzato a dare risposta a quesiti che o sono posti dal committente (perizia di parte) o sono posti dal giudice (perizia d’ufficio).
COMMERCIALIZZAZIONE PROGRESSIVA. Ora, negli ultimi anni si è assistito a una progressiva commercializzazione di perizie su contratti bancari come se fossero polizze assicurative o offerte da porta-a-porta (in almeno un caso eclatante si è provveduto a imbastire un opportuno marketing piramidale per il collocamento di prodotti peritali su conti correnti a discapito della professionalità che dovrebbe contraddistinguere questo settore).
Da parole tabù, «anatocismo» e «usura» avevano finito per soppiantare i discorsi da bar sulla Serie A e la Champions League.
Per gli avvocati azzeccagarbugli, terminato il sogno delle cause «gratuite» sull’Rc auto, la nuova frontiera era il «facciamo causa alle banche».
Stranamente solo i commercialisti, che ne dovevano capire qualcosa in più (o forse proprio perché ne capivano), sono rimasti sull’uscio a osservare il mutare del palcoscenico, non credendo del tutto alla nuova religione.

Progressivo deteriorarsi delle professionalità

Il risultato è triste come il viso di Pierrot: i tribunali di merito rigettano il più delle proposizioni presentate dai clienti. Il motivo? La fondatezza.
Si assiste pertanto a un progressivo deteriorarsi delle professionalità e delle competenze messe in campo nel contenzioso bancario, in special modo nella redazione di perizie su rapporti di credito (fidi su conti correnti, mutui, finanziamenti e leasing).
Ex promotori, ragionieri, consulenti di ogni risma e razza, che fino a ieri collocavano consulenze estranee al sistema bancario, decidono di acquistare un qualsiasi software per effettuare elaborati oppure scelgono di affiliarsi a quelle due-tre società che in Italia hanno «mercificato» un qualcosa che dovrebbe essere trattato con riguardo.
Una perizia su un rapporto bancario può contenere innumerevoli variabili, ogni rapporto ha una storia a sé e soprattutto deve essere chiaro il motivo per cui viene condotta.
MARKETING DA COPIA-INCOLLA. Nella mercificazione assistiamo, invece, a un making peritale da copia-incolla che addirittura, in alcuni casi, partorisce perizie scritte già come sentenze senza sollevare quesiti sui comportamenti illeciti, ma fornendo subito in modo inoppugnabile il quantum da ristornare al cliente.
Ovviamente questi elaborati non sono firmati e sono redatti rigorosamente su carte intestate di società che, pur di aumentare il loro appeal commerciale, riempiono le impaginazioni con loghi di certificazioni di qualità o di lavoro etico.
Be’, che ti comporti bene con i dipendenti o faccia la raccolta differenziata in ufficio a me può solo far piacere ma, per favore, spiegalo al cliente che ti ha pagato una perizia semplicemente inutile.
PERIZIE ETICHE? NO, TECNICHE. Le perizie (non solo in campo bancario) non sono «certificate», ma «asseverate»; le perizie non sono «etiche» bensì «tecniche»; non sono «inoppugnabili» ma servono a suffragare tesi e ad aprire quesiti sulla liceità dei comportamenti.
A latere vi è poi un discorso sul prezzo di tali elaborati: a sentir parlare i periti, è sempre tutto gratuito.
Ebbene, mi sono spacciato innumerevoli volte per cliente, scoprendo che «gratuito» significava versare un deposito cauzionale (per cosa?); che la «valutazione iniziale» era gratuita... ma adesso non vuoi investire per recuperare il maltolto?; che per il momento ricevi un foglio (uno!) poi, se gradisci il resto della perizia, paghi... E via dicendo.
Se è tutto così gratuito, così inoppugnabile, perché non c’è una corsa ai contenziosi bancari?

Messa in mora e la mediazione condizioni necessarie

Facciamo un piccolo passo indietro e analizziamo i passaggi che occorrono oggi, in base alle ultime normative, per percorrere tutto l’iter di un contenzioso bancario.
Dando per scontato che il cliente abbia tutta la documentazione e che parliamo di un rapporto in bonis (cioè che non presenta alcuna criticità), andrà redatta una formale lettera di messa in mora da parte del legale del cliente nei confronti dell’istituto di credito e forniti 90 giorni di tempo alla banca per rispondere.
Se la risposta non arriva o non è soddisfacente, il legale dovrà invitare la banca presso una Camera di conciliazione per effettuare la mediazione.
La messa in mora e la mediazione sono condizioni necessarie per procedere in seguito con l’azione in tribunale. Se la mediazione, infatti, non dovesse sortire gli effetti sperati, finalmente il legale potrà proporre un’azione nel tribunale di competenza. A questo punto avere una perizia asseverata fortifica e facilita la proposizione delle proprie doglianze innanzi a un giudice.
LA CONCILIAZIONE HA UN COSTO. È bene sottolineare che, al di là dei costi dei professionisti impiegati, la Camera di conciliazione ha un costo (anche ingente se la banca decide di aderire ma non si raggiunge un accordo) e in seguito il cliente dovrà anche acquistare contributi e bolli per proporre l’azione legale.
Se pensiamo che tutti questi costi sono parametrati al valore della controversia e che, nel contenzioso bancario, si parla sempre di importi per svariate migliaia di euro, è facile comprendere come per le sole spese vive la parte sarà costretta a un esborso importante.
Aggiungiamoci la parcella del legale, il costo della perizia e la nomina del consulente di parte e si comprende la portata economica dell’operazione.
Con l’avvento del «commercialesimo» e la mercificazione delle perizie, si cerca semplicemente di collocare il prodotto peritale e basta.
O meglio, l’evento peritale diviene il primo passaggio (improprio) in un momento ove basterebbe un semplice studio di fattibilità per poter evincere sommariamente i presupposti di dolo e la cifra massima ricavabile da un eventuale contenzioso.
CONTA LA PSICOLOGIA COMMERCIALE. Il problema risiede nei costi e nella psicologia commerciale spiccia: uno studio accompagnato da una consulenza sincera può far perdere appeal con il cliente che, viceversa, se già è legato a me da una perizia, accetterà, suo malgrado, di proseguire l’operazione.
Purtroppo, nel quadro economico odierno, chi è interessato a effettuare un contenzioso bancario è soprattutto l’imprenditore in stato di crisi che di certo non possiede grandi risorse.
Pertanto un discorso così delicato, che rientra nella sfera più intima della gestione della propria attività, dovrebbe essere demandato a consulenti tecnico-legali preparati in materia, esclusivamente dedicati al contenzioso bancario (che necessita di un costante aggiornamento) e soprattutto conoscitori del territorio e delle sue dinamiche (intese come rapporti fra il territorio e gli istituti di credito presenti).
DISILLUSIONE NEI CLIENTI. Purtroppo assistiamo (e assisteremo) ad approssimazione e superficialità nell’approccio che, dissacrando il diritto bancario, ingenereranno una disillusione nei confronti dei clienti acquisiti e potenziali che porterà fra qualche anno alla frase del solito italiota: l’avevo detto io che non si va contro le banche.
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E' tempo di polizze, occhio ai raggiri

E' tempo di polizze, occhio ai raggiri
Lo abbiamo anticipato in un articolo del 9 gennaio cui vi rimandiamo prima di continuare a leggere.
Occhio a ciò che ci propongono le banche in questa prima fase dell’anno perché le offerte non sono piu convenzionali: biciclette, tapis roulant, smartphone, televisori, assicurazioni Rc auto e qualche altro elettrodomestico.
UNA PRATICA COLLAUDATA. Ma una cosa è certa: la proposta di una polizza assicurativa non mancherà mai.
E soprattutto non si potrannno sottrarre facilmente a questo “dovere” i clienti “affidati”, cioe’ quei clienti (Pmi e privati) che necessitano di nuovi finanziamenti o della conferma di quelli gia concessi.
La “formula vincente” che si propone ancora oggi altro non è che la fotocopia di quanto, quasi ogni giorno, mi trovavo – sono passati gia tre anni – ad affrontare all’epoca della mia presenza nel settore bancario.
Una pratica collaudata che conferma quanto le banche abbiano tratto profitti anche attraverso gli utili sommersi dei clienti.
UN ESEMPIO EMBLEMATICO. Nulla meglio di un esempio di ciò che avveniva e avviene al fine di chiarire alcune dinamiche.
Poniamo che un’azienda o un correntista avanzi una richiesta di affidamento di 100 mila euro ma dall’analisi del suo bilancio si evincano degli indici patrimoniali, finanziari e di redditività che non consentono alla banca di soddisfarla.
O addirittura, qualora quei parametri soddisfino i benchmark di Basilea 2 ma ci troviamo di fronte un cliente con scarsa cultura finanziaria ( circa 85%), si reciti la più subdola delle farse articolata in varie “scene” e la cui “sceneggiatura” è scritta da una unica mano (quasi tutto il sistema bancario).

Scena 1: far credere al cliente che il bilancio è debole

La frase di overture che si rivolge al cliente è: «Il suo bilancio è debole...». Ma non si finisce neppure la frase che subito arriva la risposta: «Direttore il mio è un bilancio fiscale...».
E allora parte la domanda topica: «Che significa? Ci sarebbero anche degli “utili annacquati”forse ?».
«Sì, direttore è vero. Il mio bilancio è un rendiconto fiscale che non esprime la reale potenzialità dell’azienda».
LA QUOTA DI SOMMERSO. Insomma, il sommerso rappresenta una certa quota di utili che, nel nostro esempio, mettiamo essere di circa 30 mila euro.
È chiaro dunque che quei soldi da qualche parte stanno. Ed è preferibile che li porti da me e che li investa in una polizza assicurativa.

Scena 2: la pressione psicologica

A quel punto l’obiettivo del direttore-banca è a un passo: si propone di canalizzarli presso la banca per fare in modo che la direzione autorizzi ugualmente la concessione del fido. Una vera e propria violenza mentale facendo credere che quella decisione è determinante per convincere la fantomatica direzione
Anche in quel caso, la reazione del cliente era ed è prevedibile: «Sì, direttore, va bene però io in questo momento non posso muovere quei risparmi, mi dovrebbe dare un po’ di tempo per canalizzarli progressivamente presso di voi. Il problema è che del finanziamento ho bisogno adesso».
ASSICURAZIONE STRATEGICA. Chiaramente, movimentare degli utili sommersi, tutti in una volta, farebbe scattare controlli fiscali. È qui che entra in gioco la sottoscrizione da parte del cliente di un'assicurazione. Pertanto si propone, come da copione, che sia la stessa banca a pagare per il primo anno la polizza assicurativa del correntista: perciò, invece di concedere un finanziamento di 100 mila euro, si approva un fido di 130 mila in maniera tale da prelevare subito i 30 mila per la prima annualità del piano di accumulo del cliente che poi, dall’anno successivo, provvederà in autonomia a canalizzare sulla banca i circa 30 mila euro annui.

Tre reati in una volta sola

Tale comportamento è conosciuto e avallato dal top management che negli anni d’oro mi invitava addirittura, nel corso delle periodiche convention, a esplicitare tale “tecnica” come best practice da far utilizzare ai manger meno produttivi di utili.
IL TOP MANAGEMENT SA TUTTO. È chiaro che nel momento in cui si avalla questa “tecnica”, il top management sta implicitamente autorizzando la rete delle filiali a compiere almeno tre reati: consapevolezza e induzione alla evasione fiscale, consapevolezza e induzione al falso in bilancio e, se proprio vogliamo dirla tutta e parlare fuori dai denti, forse si potrebbe configurare anche il reato di associazione a delinquere, visto che è un modo di lavorare molto diffuso.

Un prodotto ad alta redditività

Ma perché le banche (uso il plurale poiché pochi istituti facevano e probabilmente fanno eccezione) ci tengono tanto a vendere quelle polizze assicurative? Per un semplice motivo: tanto, tanto guadagno e poca, poca, quasi nulla tutela del risparmiatore forzato.
Non mi stancherò mai di ribadire che in quegli anni – ma purtroppo abbiamo prova che ancora oggi si adottino certe pratiche – se un imprenditore voleva un finanziamento, doveva necessariamente comprare anche una polizza assicurativa ramo vita. Un prodotto mediante il quale una compagnia di assicurazione si impegna a costituire – a fronte di un certo numero di versamenti di premio o di un premio unico, da parte dell’assicurato – un capitale o una rendita, a patto che lo stesso sia ancora in vita alla scadenza del contratto.
DAL PREMIO DI RISCHIO A QUELLO DI RISPARMIO. Ma vediamo da cosa è composto il «premio totale» che il nostro cliente paga con i famosi 30 mila euro.
Intanto, c’è il «premio di rischio», che serve a coprire il pericolo di morte dell’assicurato e si basa su un concetto matematico-probabilistico che stabilisce quale possibilità di vita avrà una persona dopo un certo numero di anni.
Poi, c’è il «premio di risparmio», la sola parte del totale che la compagnia investe in titoli di Stato, obbligazioni, fondi, immobili per poter far fronte alla liquidazione dei capitali a scadenza o della rendita e degli eventuali riscatti.
LA MANIPOLAZIONE DEL CLIENTE. Infine, ci sono i «caricamenti», quella parte di denaro che consente alla compagnia di sostenere i costi delle provvigioni da dare alla banca che ha venduto il prodotto, le spese di incasso, quelle di gestione del contratto e quelle di amministrazione.
Tanto per darvi un’idea, le banche sono riuscite a piazzare prodotti assicurativi con caricamenti anche del 6% annuo. C’è un particolare a dir poco fondamentale: i caricamenti dell’intera durata della polizza vengono addebitati subito. Ipotizzando quindi un’assicurazione a 10 anni di 30 mila euro annui, sul premio del primo anno vengono caricati costi per 18 mila euro (6% di 30 mila per 10), di cui il 15% circa va alla banca e il resto alla compagnia. In altri termini, il cliente è convinto di acquistare un prodotto con 30 mila euro da investire in risparmio ma in realtà ne investe solo 12 mila.
Perché ovviamente non si dice tutto e soprattutto si manipola il profilo di rischio del cliente.

Spese dure da recuperare

Vi starete chiedendo: quanto tempo occorrerà al cliente per recuperare la perdita di 18 mila euro, visti anche gli interessi che paga sul fido concesso? Circa sette anni.
Per sette anni sarà in perdita con l’investimento mentre la banca avrà guadagnato tutto quello che c’è da guadagnare alle sue spalle. Non solo. Quale deterrente utilizza l’istituto per evitare che il cliente scopra tutto ciò?
Inserisce delle penali di uscita per evitare di essere scoperta.
GUADAGNI DALL'OTTAVO ANNO. Infatti, se il correntista dovesse decidere di rescindere la polizza durante il primo anno perderebbe tutto. Se interrompesse tra il secondo e il settimo l’assicurazione prevederebbe forti penali decrescenti: dal 30-35% fino al 5% del settimo anno sul totale assicurato.
Insomma, comincerebbe a guadagnare qualcosa solo dall’ottavo anno in poi. Ma quanti possono aspettare tanto tempo? Vi lascio immaginare come vada a finire per i risparmiatori nonché per banche e assicurazioni.

La “rottamazione” delle vecchie polizze

La chiamavamo «operazione di rottamazione di vecchie polizze» ed è la cosa più sporca che sia stata fatta dagli istituti con le assicurazioni. Ogni anno occorreva ripetere le stesse performance, in termini di vendita, con i prodotti assicurativi. E, man mano che le quote di mercato delle banche si stabilizzavano, dove trovare polli da spennare? Semplice, si tornava dagli stessi che avevamo spennato appena qualche anno prima e che, con grandi sacrifici, avevano rimesso qualche piuma.
E allora ci si inventava la rottamazione delle vecchie assicurazioni ormai prossime ad andare in pensione. In pratica su tutti i clienti che avevano già sottoscritto una polizza negli anni precedenti (e che avevano ancora bisogno del fido, qui sta la subdola pressione psicologica) si andava a proporre di «mettere in riduzione» l’assicurazione datata per offrire prodotti di nuova generazione che garantissero rendimenti più alti.
L'INGHIPPO AI RAGGI X. Per capire meglio l’inghippo è bene spiegare prima cosa intendiamo con «riduzione di una polizza assicurativa». Essa si verifica quando il cliente non intende più pagare il premio e le rate successive al primo pagamento. Perciò, in altri termini, il contratto stipulato rimane in vita per la durata stabilita e con la stessa scadenza. Cambia solo il rendimento, in quanto i premi versati sono stati inferiori a quelli inizialmente previsti in base alle clausole contrattuali e al contratto di assicurazione.
Quindi il cliente – sotto la spinta della banca che gli propone nuove prospettive di guadagno – decide di non proseguire con il pagamento del premio della vecchia assicurazione a partire, ad esempio, dal terzo anno, ma dovrà aspettare comunque i 10 anni per vedere rivalutato il capitale accantonato nei primi tre e non potrà recedere dalla polizza (se non pagando penali) prima dell’inizio dell’ottavo anno.
IL LAVAGGIO DEL CERVELLO AL CORRENTISTA. Ma non è finita qui. Spesso la nuova assicurazione, che viene spacciata per essere più conveniente dal punto di vista finanziario, prevede un premio più alto. È il risultato di un buon lavaggio del cervello, da parte del funzionario, al correntista. Sì, perché le banche cercano di convincere il cliente che, con i finanziamenti concessi e immessi nel ciclo produttivo della sua azienda, produrrà più utili (ufficiali e annacquati) e quindi può permettersi, appunto, di pagare delle rate più alte. Quindi nuovi caricamenti e la giostra continua a girare.
Ancora oggi per le piccole e medie imprese talvolta non c’è alternativa: o compri una polizza assicurativa oppure niente credito. Provate a dirottare l’investimento dei vostri risparmi, o di quelli “finanziati”, verso altri asset, ad esempio i fondi comuni di investimento, prodotti sempre graditi alle banche ma che presentano meno vincoli e meno costi.
Se poi vedete molta, troppa resistenza da parte del funzionario dell’istituto allora non buttatevi giù: comprate un piccolo registratore digitale e imprimete tutto nel nastro. Un buon consulente, prima o poi, farà ascoltare quella registrazione a un magistrato.
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La lobby bancaria pressa i politici e frega i clienti

La lobby bancaria pressa i politici e frega i clienti
  
Spesso ricorre una domanda: cosa può fare la politica per arginare il potere del sistema bancario?
Risposta secca: nulla.
Fin qui, niente di nuovo. L'aspetto più drammatico però non è l'immobilismo del sistema politico, ma la 'dipendenza' assoluta dello stesso dalle banche.
Soprattuto da quando è stato abolito il finanziamento pubblico ai partiti. Chi finanzia le campagne elettorali?
Esiste un esempio macroscopico, ma che pochi hanno denunciato, del lobbismo bancario.
UNA VALANGA DI ONERI. Tutto comincia con la Commissione di massimo scoperto (Cms), un onere ingiustificato che i correntisti (soprattutto affidati) hanno visto addebitarsi per molti anni nei contratti di conto corrente.
Un corrispettivo da versare alla banca sulla cosiddetta «scopertura massima» (cioè la somma più alta usata da un correntista oltre le proprie reali disponibilità e nell’arco di un trimestre).
L'ESEMPIO DI UN CORRENTISTA. Ipotizziamo un correntista con uno scoperto di conto corrente (un fido) di 100 mila euro.
È un piccolo imprenditore che, per effetto della dinamica versamenti-prelievi legati alla gestione ordinaria della sua attività, si ritrova sul suo conto questa situazione: il 20 gennaio un saldo negativo di 22 mila euro (ha cioè utilizzato 22 mila euro dei 100 mila che la banca gli aveva messo a disposizione); il 18 febbraio il saldo è ancora negativo, ma per la somma di 18 mila euro; la posizione al 27 marzo invece risulta pari a -20 mila.
La Commissione di massimo scoperto era calcolata dall’istituto sulla punta più alta di scoperto che il cliente aveva registrato.
Nel nostro esempio, con un’aliquota della Cms dello 0,5% trimestrale il correntista pagava 110 euro (lo 0,5% di 22 mila). Se non aveva scoperti, naturalmente non pagava nulla.
LOTTA BANCHE-CONSUMATORI. Negli anni tra il 2006 e il 2011 si è assistito a un braccio di ferro tra banche e consumatori sul tema della Commissione di massimo scoperto.
Il 'sistema' voleva a tutti i costi difenderla. Erano pesanti le pressioni che i grandi capi degli istituti facevano in quel periodo sui rappresentanti del governo affinché non cedessero alle rimostranze delle associazioni dei consumatori.
Per quanto ingiustificata fosse, la commissione creava profitto. E questo bastava e avanzava perché le banche si risentissero.
CLAUSOLE RITENUTE ILLEGITTIME. In qualche modo, però, gli istituti si sono dovuti mettere il cuore in pace.
I giudici, fino al 2009, hanno ritenuto illegittime le clausole che prevedevano la commissione, perché questa andava ad aggiungersi in maniera subdola e illecita agli interessi passivi che il cliente pagava già sulle somme usate al di fuori delle sue reali disponibilità e perché l’importo da pagare a titolo di commissione era calcolato su un periodo, il trimestre, stabilito dagli stessi istituti in maniera del tutto arbitraria.
«Mancanza di causa» e «indeterminatezza» sono i due termini tecnici che hanno contribuito a definire illegittima la commissione.
La Cms insomma andava abolita perché illegittima. Il provvedimento risale all’inizio del 2009.

Il lavoro di lobbying ha portato a un ritocchino

Fin qui tutto bene. Ma le banche non sono rimaste certo a guardare e in breve tempo i costi a carico del correntista si sono addirittura moltiplicati.
Il lavoro di lobbying sul parlamento ha portato a un 'ritocco' della legislazione sulle commissioni bancarie.
LEGGE VOLUTA DA MONTI. La legge numero 214 del 22 dicembre 2011, voluta dall’ex presidente del Consiglio Mario Monti, ha inserito nel Testo unico bancario l’articolo 117 bis, che introduce due nuove ed esclusive commissioni: una sulle linee di credito accordate e una sulle procedure di istruttoria degli affidamenti.
Nel secondo caso, in particolare, la Commissione di istruttoria veloce, la Civ, viene giustificata dal fatto che la banca, per 'permettere' al correntista di sconfinare, svolge una serie di attività interne, dette «di istruttoria» (accesso alle banche dati, ricerche sul cliente eccetera). Queste procedure hanno un costo e il costo è naturalmente a carico del correntista. E si ricomincia da capo.
SI SONO INVENTATI UNA FARSA. E per far 'digerire' la Civ si sono inventati una farsa.
La Civ viene applicata sulla massima scopertura (rispetto al fido concesso, in caso di cliente affidato, o alla disponibilità di conto, per i clienti non affidati) del trimestre.
E quindi fin qui nessuna differenza rispetto alla Cms.
Ma la Cms era stata dichiarata illegittima e allora... oplà: colpo di genio.
Per differenziarsi dalla Cms si sono inventati che la massima scopertura del trimestre deve essere «superiore ai 500 euro e/o per una durata maggiore di sette giorni». Cioè quasi sempre!
Questo almeno in linea di principio. La nuova legge stabilisce infatti che l’ammontare della commissione non può essere superiore allo 0,5% a trimestre, calcolato sulla scopertura più alta realizzata nel trimestre stesso.
Anche in questo caso, come succedeva con la Cms, se un’azienda non utilizza il fido nel trimestre, cioè non rimane mai «scoperta», non deve pagare nulla. O meglio, non dovrebbe.
IL CLIENTE PAGA COMUNQUE. Qui, infatti, arriva l’ennesima 'fregatura'. Con l’introduzione della «Disponibilità immediata fondi» (Dif), quest’ultima opportunità scompare.
Se la stessa azienda utilizza o non utilizza il fido, deve comunque pagare una «provvigione di conto» dovuta alla disponibilità delle somme, anche se non utilizzate.
La provvigione di conto remunera la banca per il semplice fatto che questa tiene impegnata e a disposizione una certa quantità di denaro anche se non prelevata dal cliente.
IL COSTO SI RADDOPPIA. Un bel balzello che si aggiunge agli interessi convenzionali da pagare.
La provvigione può essere applicata nella misura massima dello 0,5% trimestrale (2% annuo) calcolato sull’importo del fido concesso, a prescindere, appunto, dall’utilizzo dello stesso.
Cioè, l’azienda con affidamento di 100 mila euro per «scoperto di conto corrente» che abbiamo preso in considerazione prima come esempio, oggi paga una commissione di 550 euro a trimestre per il solo fatto che la banca ha messo a sua disposizione del denaro.
Se poi va scoperta per soli otto giorni e/o di appena un euro oltre i 500 concessi, paga, oltre alla Dif, anche una Civ, che per legge non può essere superiore allo 0,5% a trimestre, ma che in sostanza equivale a ulteriori 500 euro: 1.050 euro totali a trimestre rispetto ai 110 dei tempi della Cms.
Il correntista deve verificare che le clausole siano state adeguate 

Una truffa in piena regola. Ma cosa può fare il correntista? Anzitutto, nel caso di contratti antecedenti alla data in cui è stata eliminata la Commissione di massimo scoperto, deve verificare che siano state adeguate le clausole che regolavano quest’ultima.
Deve esserci ogni riferimento a Dif e Civ. È importante controllare le comunicazioni inviate periodicamente dalla banca con cui la stessa deve aver informato il correntista di tale modifica contrattuale.
SI PUÒ ANCHE NEGOZIARE. Dopodiché, per quanto riguarda questi due nuovi balzelli, sarebbe opportuno per il cliente, oltre a negoziarne la misura (le banche applicano di default lo 0,5%, ma sappiate che trattando si può scendere fino allo 0,2%), chiedere alla banca un fido coerente con le proprie esigenze, e non maggiore di quello che si prevede si possa utilizzare.
Altrimenti pagherà una Dif alta, senza che ci sia l’effettivo bisogno di quell’importo di affidamento.
OPPURE FARE CAUSA. Non solo. Se il correntista accertasse l’applicazione di un bundling di commissioni (cioè di un «pacchetto»), potrebbe fare causa alla banca, così da ottenere la nullità della clausola contrattuale e la restituzione delle somme ingiustamente pagate (non tutte le banche, infatti, applicano la Civ, proprio perché, se accorpata con la Dif, con gli interessi e con altre spese, si sforerebbe la soglia del tasso di usura).
L’importante è che il correntista sia in possesso di tutta la documentazione necessaria per portare eventualmente la banca in tribunale.
La documentazione è indispensabile per richiedere una consulenza tecnica preventiva a quella obbligatoria stabilita dal giudice.
SERVONO TUTTI I DOCUMENTI. Procuratevi pertanto (copia o originale) dei seguenti documenti: contratto di conto corrente e apertura di credito; documento di sintesi allegato ai contratti che contiene le condizioni economiche relative all’operazione bancaria; tutti gli estratti di conto corrente (soprattutto gli scalari); ogni comunicazione periodica inviata dalla banca con le eventuali modifiche unilaterali del contratto. Quando avete tutto, dovete solo stare tranquilli perché la legge è dalla vostra parte se la perizia è fatta bene.

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