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“Il Rosso e il Nero” dei tempi moderni

«Non interrompere mai il tuo nemico mentre sta facendo un errore» (Napoleone Bonaparte)


Articolo di Vincenzo Imperatore per People For Planet

Se prendiamo in considerazione questa citazione dello storico Imperatore francese, potremmo immaginarci Mark Zuckerberg come un nouveau Julien Sorel, giovane e ambizioso protagonista de “Il rosso e il nero”, il romanzo di Stendhal.

Su cosa regge questo paragone? Sull’aforisma iniziale e sulla storia con finale capovolto.

Come all’epoca della Restaurazione, troviamo una società conservatrice (il mondo bancario) che muove una repressione dell’energia popolare appellandosi a obsolete attestazioni di tranquillità: “il sistema bancario è solido”, “il sistema bancario gode di ottima salute”.
Il numero 1 di Facebook, probabilmente fervente ammiratore di Napoleone, grazie a un atteggiamento audace soddisferà la sua sete di ascesa sociale, travolgendo i ciechi.

Ciò che mi preme non è informarvi che sta arrivando Lybra, ma evidenziare che è sconcertante l’ostentazione di fiducia delle banche sulle proprie sorti. Il tradizionale sistema bancario è morto, sarà trascinato via dai famelici mostri, e non sta facendo niente per sfuggire alla ghigliottina. Hanno già la testa poggiata.

A Mark non resta che lasciare i nemici crogiolarsi nei propri errori per capovolgere la trama di Stendhal.

Mi interesso ormai da tempo al fenomeno della Financial Technology, ovvero l’insieme delle tecnologie attraverso le quali si forniscono servizi e prodotti finanziari, e affermo da tempo che “le FinTech sono ciò che taglieranno la testa ai vecchi istituti di credito”. Il vecchio e conservatore mondo del credito, la mediazione degli istituti tradizionali, non esisterà più. Non è una previsione, solamente una disamina degli scenari. Npl, etica della governance, ricambio generazionale, inefficienza dei controlli. Per anni le attenzioni delle banche riguardanti il futuro si sono concentrate solo su questi aspetti, per risolvere la preoccupazione di mostrarsi forti e potenti. Continuano a farlo, ma se sei troppo impegnato a proteggere lo status quo, perdi di vista le prospettive, ciò a cui sei impreparato.

Da interessato lettore e osservatore mi chiedevo: hanno previsto la loro fine?

Alcuni studi di Moneyfarm del 2017 riportavano: la FinTech è temuta dall’83% dell’industria di servizi finanziari tradizionali ma nessuno fa nulla per reagire. La cecità e l’incapacità si è protratta. Nemmeno i migliori analisti riuscivano ad identificare i nuovi player in arrivo. Eppure, per non essere schiacciati dalle nuove tecnologie, dovevano anticiparle. 

Ora soccomberanno a chi ha meditato le proprie mosse e ha in bagaglio una serie di attitudini sconosciute al mondo bancario.

Questo è il caso di Facebook, GoogleYahoo, ecc. Soprattutto del primo.

Facebook già nel 2017 acquistò una licenza bancaria in Irlanda per offrire prestiti personali ai propri utenti. Nessuno se li è filati, anzi si sono defilati. Nessuno ha pensato alle prospettive di affermazione nel settore bancario che si sarebbero profilate.

Facebook ha annunciato Lybra (o GlobalCoin), una nuova moneta digitale con la quale, dal 2020, sarà possibile fare acquisti sul web, sulla piattaforma o scambiarsi somme di denaro. L’idea è quella di permettere l’utilizzo di quest’ultima anche nel mondo fisico, con l’obiettivo di trasformare la nuova “moneta” in una forma di pagamento transnazionale. Era così prevedibile!

Stiamo parlando di una moneta virtuale, come quelle già esistenti ma diversa in un aspetto determinante per le reazioni emotive del cittadino comune. Lybra sarà infatti una stablecoin fiat collateralized: il suo valore sarà legato a quello di una o più valute (probabilmente il dollaro Usa o addirittura un paniere internazionale), così da evitare le fluttuazioni caratteristiche del cripto-mercato che tanto (e giustamente) spaventano il consumatore non esperto. Il punto di forza, insomma, sarà la stabilità, collegando la moneta a risorse misurabili ma mantenendo l’autonomia rispetto alle banche centrali.

Sta cambiando tutto, era nell’aria, nomi imponenti della finanza e dell’e-commerce lo hanno capito, le banche no. I primi nemici no. Il progetto di Mark Zuckerberg Sorel vede la partecipazione di VisaMastercard, Paypal, UberBooking, Stripe, Mercado Libre, Spotify,Vodafone, Iliad, eBay, Farfetch, Andreessen Horowitz e ancora Xapo e Coinbase. Potrei continuare ancora, sarebbero un centinaio: ognuno di loro investirà 10 milioni di dollari, così da far da garanzia alla moneta attraverso la Lybra Foundation, un consorzio che non dipenderà da nessuno ma sarà gestito da Facebook.

Capirete che il progetto è forte e per evitare qualsiasi tipo di falla il Ceo di Facebook ha radunato i migliori in circolazione. Ed Bowles, chief of publics affairs di Standard Chartered in Europa, seguirà da vicino le mosse della Comunità europea; Nick Clegg, ex vice primo ministro britannico, curerà gli affari globali e la comunicazione; David Marcus, prima numero uno di PayPal, guiderà il progetto insieme a Sunita Parasuraman, ex capo delle operazioni in tesoreria di Facebook.

Uomini ma anche relazioni. Negli scorsi mesi Zuckerberg ha tenuto riunioni con funzionari del tesoro americano, Western Union e Mark Carney, governatore americano della Banca d’Inghilterra. Cose in grande, perché Lybra integra una blockchain (una tecnologia che garantisce le transazioni sulla base di un meccanismo di consenso in rete) con un network di cui fa parte un quarto della popolazione mondiale, che potrà gestire i propri fondi e i microcrediti dal proprio telefono o tablet. Miliardi di account. La piattaforma gestirà il data patrimonio più grande al mondo. Potrà mettersi contro tutti senza farlo davvero, si prenderà tutto sottraendo più che combattendo. 

Tutto ciò perché i nemici hanno sbagliato, hanno protratto gli errori e, completamente da soli, hanno abdicato il potere senza rendersene conti. 
Le banche dopo essersi defilate (vedi Jean Pierre Mustier, capopopolo dell’uscita di Unicredit da Facebook e i servizi correlati) non potranno fare altro che associarsi per non soccombere.

I punti deboli al momento sono troppi:

1. Il primo è la qualità del management e la capacità di fare innovazione.

2. Il secondo è la velocità (o lentezza) di risposta della tecnologia, che influenza, anche psicologicamente, i rapporti di forza tra domanda e offerta di servizi finanziari.

3. Il terzo, grosso come un macigno, è la mancanza di fiducia che le banche hanno seminato nel corso degli ultimi anni nell’opinione pubblica e nel mercato in generale. I clienti, sempre più esigenti, sempre più smart, sono pronti ad affidarsi a nuovi player. Pensate a quanto le banche sono distanti. Scattano i minuti di recupero, si aggreghi chi può.

C’è una nuova rivoluzione in atto,  la storia si ripete ma è capovolta. 

Le banche alla ghigliottina hanno scelto come ultime parole: “il sistema solido”. Ma sta per perdere la testa.

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