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Egregio Conte, non basta risarcire i risparmiatori. Bisogna annientare gli squali della malafinanza



Articolo a cura di Vincenzo Imperatore

Egregio prof. Conte,

ho ascoltato in diretta tv il suo discorso programmatico al Parlamento e, forse distratto dal lavoro, avevo avuto la sensazione che l’argomento non fosse stato trattato. Poi l’ho letto (e riletto) attentamente e quella sensazione è diventata una conferma: non c’e’ un solo riferimento diretto alla lotta alla malafinanza.

Quel tumore, mi consenta il termine forte, radicato e diffuso in maniera omogenea in tutto il paese che ha prodotto scandali, tracolli finanziari e contribuito alla distruzione del sistema della piccola e media impresa (il 85% del tessuto produttivo del nostro paese) che lo stesso governo dichiara poi di voler tutelare attraverso la creazione di una banca pubblica (non citata nell’orazione parlamentare ma presente nel contratto di governo).

Troppo poco se si dimentica la diffusa e totale dipendenza di quel mondo dal credito bancario. Troppo poco se non si mette mano ad un “controllo preventivo” dei sistemi di incentivazione dei top manager. Troppo poco se non si interviene sul processo di scelta dei componenti dei consigli di amministrazione delle banche. Troppo poco se non si prendono provvedimenti per sostenere il processo di cambiamento e svecchiamento della classe dirigente bancaria che invece lo stesso Stato, negli ultimi anni, ha chiamato per dirigere banche sull’orlo del crac o reduci da un fallimento (e che continuano a rivelarsi inefficienti) sebbene quei manager fossero stati giudicati anziani e superati (se non inadeguati) dalla loro stessa banca (vedi soprattutto Unicredit) e rimossi dagli incarichi (con la formula dell’invito alle dimissioni). Troppo poco se non si interviene subito chiedendo una moratoria all’entrata in vigore della riforma del credito cooperativo stabilita con la legge 49/2016 che ha praticamente prodotto una balcanizzazione degli assetti riunendo le circa 300 Banche di credito cooperativo (Bcc) del nostro Paese in tre galassie e che, facendole allontanare dal territorio, avrà conseguenze (negative) anche sul rapporto che le micro e piccole imprese hanno con il sistema bancario nonché sulle dinamiche sociali nei territori periferici.

È vero, e questo mi da speranza, che Lei ha ribadito che “…non mi soffermerò in dettaglio a illustrare tutti i singoli obiettivi che abbiamo posto a fondamento di quest’azione di governo e che sono indicati nel contratto…”. Ma forse andava urlato, enfatizzato, il suo preciso e forte impegno, laddove erano seduti gli artefici dei precedenti governi “bancocentrici”, al risanamento di un sistema perverso che si basa su una equazione perfetta: l’intreccio perfido ed incestuoso tra finanza, politica, poteri occulti ed interessi personali.

Non basta, esimio prof. Conte, un fuggevole riferimento alla promessa, sacrosanta e legittima, di restituire i risparmi ai cittadini truffati dalle banche se non si pensa ad una nuova governance di Bankitalia, vergine e illibata, che, presentandosi come il nuovo che rifiuta il passato, avrebbe forse la forza (e l’autorevolezza) di punire gli intermediari che incorrono in errori. E le assicuro che ce n’è ancora tanto bisogno. Non basta fare un generico riferimento alla lotta alla “grande evasione fiscale che nasconde le sue ricchezze nei paradisi artificiali”, se non si mette mano ad una seria revisione della normativa “antiriciclaggio” e ai processi di controllo interni alle banche nostrane che, presso le filiali italiane (non le loro fiduciarie all’estero) occultano ingenti patrimoni derivanti dall’evasione fiscale del clero, dei commercianti cinesi e degli speculatori immobiliari cosi come documentato nel mio libro “Io Vi accuso”.

Non basta dire che il “debito pubblico italiano oggi è pienamente sostenibile” se non si volge lo sguardo al fine anno prossimo venturo quando terminerà il contributo del Quantitative easing della Bcee le uniche forze che possono supportare il pagamento delle pensioni (oltre al promesso reddito di cittadinanza) rimangono le banche a cui bisogna poi concedere qualcosa (leggi “chiudere un occhio”) oppure i grandi fondi internazionali a cui occorre invece regalare le banche italiane.

Voglio essere ottimista e pensare che le sia sfuggito parlare di questo importante asset della politica del cambiamento. Ma sappia che intanto gli squali stanno lavorando in maniera indisturbata. E a loro il silenzio fa comodo.

Lo so che tutto ciò e’ contrario al suo stile sobrio ed equilibrato ma mi creda – come ho scritto nel mio libro – “Io so e ho le prove”: se non interviene subito, chi ci rimetterà alla fine sarà solo il cittadino italiano. E forse lei.

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