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E se facessimo una black list delle banche condannate?

In attesa di una riforma che riabiliti gli italiani "cattivi pagatori" che si sono regolarizzati, creiamo una "par condicio" reputazionale. Istituendo un'anagrafe con tutti gli istituti di credito poco affidabili.



Articolo a cura di Vincenzo Imperatore

In un rapporto negoziale paritetico, come dovrebbe essere quello tra banche e consumatori, bisognerebbe garantire la par condicio anche nelle clausole di salvaguardia in caso di inadempimento contrattuale.

LISTE DI PROSCRIZIONE? PER ENTRAMBI I CONTRAENTI

Se io non ti pago è giusto che tu renda pubblica la mia inaffidabilità e/o insolvibilità? Al netto della questione dottrinale sul diritto alla privacy, se proprio vogliamo giustificare le liste di proscrizione allora perché non ammetterle per entrambi i contraenti? Se provassimo a immaginare anche una black list delle banche condannate per gli abusi perpetrati a danno dei cittadini?

MANIFESTO DI SIMMETRIA INFORMATIVA

Non è una provocazione, è una dichiarazione di simmetria informativa considerato che loro, le banche, “segnalano”, a giusta ragione, quelli che non riescono a restituire quanto hanno ricevuto in prestito o che non onorano gli impegni presi. La reputazione è un capitale che le aziende e le persone impiegano tanti anni a costruirsi, ma che possono distruggere molto velocemente.

LA BATTAGLIA DI UN OPERATORE FINANZIARIO

Andiamo con ordine. In molti miei precedenti articoli ho spesso parlato dell’ingiustizie che milioni di italiani sono costretti a subire una volta entrati nel vortice delle segnalazioni negative dei Sic (sistemi di informazioni creditizie). Qualche anno fa mi accorsi, potenza del web, che un testardo operatore finanziario pugliese aveva sposato la causa in prima persona e addirittura aveva lanciato una petizione popolare su change.org, successivamente accolta positivamente dal parlamento europeo. Dopo anni di insistenze Raffaele Tafuro, questo il suo nome, in qualità di presidente di una associazione che aveva nel frattempo costituito e che oggi conta tra i suoi iscritti circa 2 milioni di consumatori e oltre mille imprese finanziarie, ha portato la causa collettiva sui tavoli istituzionali del ministero dell’Economia.

DALLA POLITICA PARERE FAVOREVOLE ALLA RIFORMA

Ricevuto dai sottosegretari Massimo Bitonci (Lega) e Alessio Villarosa (Movimento 5 stelle) e ascoltato da alcune commissioni parlamentari, Tafuro ha proposto, discusso e notificato una riforma che sembra aver incassato un generalizzato parere favorevole, tra cui anche quello autorevole della Banca d’Italia. Una lotta che favorisce milioni di consumatori e migliaia di imprese che, impossibilitate a chiedere credito nelle forme tradizionali, sono costrette a rivolgersi agli usurai con conseguenze facili da immaginare.

IL DATO SCONVOLGENTE SUI CATTIVI PAGATORI

Per chi non lo sapesse, a oggi risultano segnalati come cattivi pagatori nelle banche dati nazionali Crif, Ctc, Experian e Assilea circa 16 milioni di italiani e numerosissime aziende. Ma il dato più sconvolgente riguarda 6 milioni di questi “bad payer”. Nonostante emerga dagli atti che abbiano regolarizzato la propria posizione debitoria (gli istituti di credito non hanno piu nulla a pretendere), continuano a essere segnalati. Rimangono cattivi pagatori per anni anche se hanno regolarizzato la loro posizione.

FINANZIAMENTI NEGATI E DANNI ALL’ECONOMIA

Ciò implica, ovviamente, che i soggetti coinvolti non possono accedere a nuovo credito per un periodo compreso tra i 12 e i 24 mesi dalla regolarizzione creando frustrazione in chi si vede negato il finanziamento, oltre che un notevole danno dell’economia reale.

UN SISTEMA GIUSTO? PAGHI E TI CANCELLO

La riforma proposta da Tafuro è molto semplice: prevede la cancellazione dell’etichetta di cattivo pagatore entro 30 giorni dalla data della regolarizzazione. Paghi e ti cancello. Così come avviene per le cambiali e comunque in molti Stati civili del mondo. Un modello più che ragionevole a mio avviso.

TORNEREBBERO “LIBERI” 6 MILIONI DI ITALIANI

Il nuovo sistema di segnalazione, con la cancellazione a 30 giorni dalla regolarizzazione, permetterebbe nell’immediato a 6 milioni di Italiani (consumatori e non) di ritornare “liberi” di poter accedere a qualsiasi forma di credito. Un grande impulso all’economia del nostro Paese.

EVITIAMO COSÌ CERTE… ISTIGAZIONI AL SUICIDIO

Avete mai pensato a tutti quegli italiani “invisibili” che si sono tolti la vita una volta entrati nel vortice delle segnalazioni negative? Non voglio parlare di istigazione al suicidio ma…. lo penso. E se la proposta, probabilità molto elevata, non passasse? E allora perché non pensare di garantire la par condicio sul tema del rischio reputazionale?

METTIAMO ALLORA ANCHE IL REGISTRO PER LE CATTIVE BANCHE

Perché qualche associazione (anche quella di Tafuro), magari autorizzata dalla commissione parlamentare di inchiesta, non istituisce un’anagrafe di tutte le banche condannate in giudizio per i diversi reati e abusi bancari consentendo al cittadino di accedere a un registro prima di decidere a quale banca affidare i propri risparmi?

UN CIRCOLO VIRTUOSO DALLA “BAD REPUTATION

Le sentenze e i provvedimenti delle autorità di controllo sono pubblici. La cattiva reputazione delle banche non ancora. Tra l’altro finora la dinamica della cattiva reputazione nel settore bancario è completamente diversa da ciò che avviene in tutti gli altri settori industriali laddove una azienda può trarre benefici da un errore di una rivale. Se una banca sbaglia, invece, ”il virus” della cattiva reputazione si contagia a tutte le altre. E se qualche solone del marketing bancario provasse a invertire questa tendenza sfruttando la “bad reputation” delle concorrenti? Ma, lo sappiamo, le Caste sono ottuse.


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